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I “Charlie Hebdo” africani, costretti a vivere tra censure e intimidazioni

A più di tre mesi dall'assalto terroristico al giornale satirico francese, il mensile “Africa” dedica un articolo ai disegnatori del continente nero, oggi sempre più impegnati nel denunciare i soprusi, combattere il fanatismo e raccontare la verità

21 marzo 2015

ROMA - Matite affilate, solidali e irriducibili. Simbolo di libertà e strumento, oggi più che mai, di voci fuori dal coro. Oggi quelle voci provengono dall'Africa, dai disegnatori musulmani che conoscono bene i rischi del loro mestiere ma che non si sono fermati di fronte alla violenza. A più di tre mesi dall'assalto terroristico al giornale satirico Charlie Hebdo, il mensile Africa dedica un articolo ai disegnatori del continente nero, da tempo costretti a convivere con censure e intimidazioni e oggi sempre più impegnati nel denunciare i soprusi, combattere il fanatismo e raccontare la verità. L'articolo è realizzato da Marisa Paolucci, la quale traccia un ritratto della satira politica in Africa, "dove, in gran parte degli Stati, il livello di analfabetismo è altissimo" , ripercorrendo in parte la sua lunga e alquanto pericolosa storia.

Ali Dilem, algerino oggi collaboratore di Charlie Hebdo, il sudanese Khalid Albaih, Alain Mushabah, congolese creatore del Festival internazionale della caricatura e dell'humour disegnato: africani e musulmani, ma soprattutto vignettisti e disegnatori satirici che condannano senza appello la strage di Charlie Hebdo ed hanno trovato la forza di reagire. "Il loro coraggio li ha resi eroi nei Paesi dove la libertà di stampa ha un valore accessorio - scrive Marisa Paolucci -".

Congo: la sottile linea tra minacce e prigione. Il servizio di Africa parte dal Congo, dove si trova il Centro africano della caricatura, un'organizzazione indipendente di disegnatori e caricaturisti fondata nel 1991. Qui vi è l'esempio più emblematico della ribellione alla censura , nonostante il concetto di libertà di stampa nel Paese sia ancora nebuloso. "Oggi collaborano con il Centro oltre 475 professionisti congolesi e africani - sottolinea Africa - . Si tratta di un centro riconosciuto a livello internazionale e il suo direttore è un raffinato equilibrista sulla sottile linea che divide le minacce dal rischio concreto della prigione, per i disegni pubblicati che superano il confine del 'politicamente corretto'". Il suo direttore Alain Mushabah invita i fumettisti di tutto il mondo a inviare le loro vignette in Congo per creare una mostra itinerante in solidarietà con Charlie Hebdo e combattere l'oscurantismo fanatico. Le minacce nello Stato dell'Africa centrale durano dai tempi del regime Mobutu e proseguono oggi con Joseph Kabila, al potere da 14 anni. "La censura qui non ha mai smesso di esistere - afferma Mushabah - La satira politica, quella che denuncia la corruzione nelle istituzioni, è condannata dai governanti e dai potenti uomini d'affari. Recentemente alcuni nostri disegnatori di Kisangani hanno subito rappresaglie per le loro caricature di politici locali e sono molti i giornalisti che si trovano in prigione o costretti a fuggire".

Nella patria di Charlie Hebdo. Una sorte toccata anche a due grandi professionisti, oggi rifugiati politici in Francia. Si tratta di Pat Masioni e Al'Mata, entrambi imprigionati più volte per i loro disegni finchè non sono stati costretti a fuggire. "Le vignette sono un'arma efficace per difendere la libertà" - sostiene Pat Masioni, artista e disegnatore vignettista pluripremiato con numerose pubblicazioni al suo attivo. Sia lui che Al'Mata hanno mantenuto i contatti con il colleghi del Congo, dove la stampa continua ad avere la museruola e disegnatori e giornalisti sono vittime in prima linea. "Basta un passo falso",  sottolinea Al'Mata che dopo essere stato in carcere è riuscito a fuggire all'estero ed oggi ha la fortuna di essere ancora vivo.  "Purtroppo la libertà di stampa non esiste ancora nel vocabolario dei dirigenti congolesi - continua il vignettista - . Un piccolo disegno vale molto di più di un lungo discorso, ed è questo che lo rende pericoloso". Sempre in Francia, a Parigi, si trova anche Christophe Ngalle Edimo, sceneggiatore vissuto in Camerun fino a 24 anni. Il suo giudizio sul Paese che lo ospita non è però tra i più positivi. "Sono in Francia da più di 20 anni - afferma Edimo -  e devo dire che non è proprio la patria della 'fraternità', anzi ho visto la situazione degradarsi. Nelle periferie molti giovani immigrati sono contenti di quello che è successo a Charlie Hebdo e ciò dimostra che non sono integrati nella società francese, che in effetti non è egualitaria nè fraterna".

Il coraggio e l'incoscienza di Gbich! Una quantità industriale di incoscienza e di coraggio ha permesso a molte pubblicazioni clandestine di continuare a pubblicare anche sotto i regimi più feroci. E' il caso del giornale satirico ivoriano Gbich!, nome bizzarro che riproduce il suono onomatopeico di uno schiaffo. E le vignette molto spesso sono dei veri e propri schiaffi che provano a svegliare le coscienze con il disegno e l'umorismo. Nonostante il Consiglio nazionale della stampa vigili severamente sul rispetto dell'etica e della deontologia, la Costa d'Avorio sta compiendo dei grandi passi verso una maggiore libertà di stampa. "Il reato di libertà di stampa è stato depenalizzato - sottolinea il direttore di Gbich Lassana Zohorè - quindi nessuno viene più mandato in prigione per i suoi scritti o i suoi disegni. In caso di offesa, diffamazione o disinformazione le sanzioni possono essere la sospensione dell'attività o una multa. Questo è un male necessario perchè una libertà maggiore ci porterebbe al mattatoio".

Nelle ultime righe del suo servizio Marisa Paolucci sposta l'attenzione sui rischi che corre la satira europea, pochi mesi dopo essere stata colpita al cuore nella redazione di Charlie Hebdo. Secondo Tayo Fatunla, nigeriano rifugiato politico in Gran Bretagna, è proprio l'attentato dello scorso 7 gennaio ad aver, paradossalmente, contribuito a rendere più sicura la satira nel vecchio continente. "Nonostante i fatti di Parigi non credo che l'Europa diventerà mai un pericolo per i disegnatori di satira politica - afferma Fatunla - . Io continuo a fare affermazioni audaci con i miei disegni. Coloro che non amano le vignette sono una minoranza e normalmente sono quelli che sono stati ridicolizzati. I fumettisti di Charlie Hebdo non sono morti invano, hanno contribuito a rendere i fumettisti e i loro disegni più popolari che mai".

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