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“La famiglia Belier”, il pubblico sordo critica il film: "E' inaccessibile"

Note critiche verso il film, oggi in uscita in Italia, arrivano dagli organizzatori del Cinedeaf e da alcuni spettatori sordi francesi. “Risolto il problema dell’accessibilità della lingua dei segni per il pubblico udente, ma stessa attenzione manca verso sordi, peraltro interpretati da attori udenti”

26 marzo 2015

La famiglia Belier

ROMA – Un film che “rischia di concentrarsi sul mondo dei sordi, senza veramente essere loro affine”: è il sospetto che nutrono gli organizzatori del Cinedeaf  (il festival internazionale del cinema sordo) rispetto a “La famiglia Bélier”, la commedia del regista francese Eric Lartigau, oggi al debutto in sala. Se da un lato il merito di “porre i riflettori sulla sordità e la lingua dei segni, permettendo alle persone udenti di avvicinarsi a questo mondo invisibile”, dall’altro però “il giudizio rispetto al film da parte della comunità sorda, almeno di quella francese dove il film è uscito già da qualche mese, è controverso”. 

Tra le note dolenti c’è, prima fra tutte, l’inaccessibilità: se il trailer ufficiale è stato sottotitolato, solo la scorsa settimana, lo si deve probabilmente alla “attività interlocutoria svolta tanto da noi quanto da altre organizzazioni che si occupano di sordità e accessibilità”. I sottotitoli in italiano del film saranno poi disponibili integralmente sull’app Movie Reading. “Quello che ci piacerebbe però – spiegano gli organizzatori del Cinedeaf – è che almeno in queste, davvero rare, occasioni in cui si chiama in causa direttamente una fetta di pubblico, ci si ponga l’obiettivo di un suo reale coinvolgimento”. 

C’è poi un vero e proprio paradosso: mentre infatti “il problema dell’accessibilità delle parti recitate in Lingua dei Segni francese a beneficio del pubblico udente in sala è stato risolto attraverso la sottotitolazione nella lingua scritta, perché non è possibile auspicare, per una pellicola ogni due o tre anni (tale sarà la quantità di opere distribuite su grande schermo che riguardano la sordità), la stessa equità verso il pubblico sordo?”. Un appello rinforzato dalla testimonianza di una spettatrice francese, sorda dalla nascita, intervistata dopo aver visto il film: “E’ un peccato che il film parla del nostro mondo senza fare lo sforzo di parlare direttamente con noi”, commenta Aurélie Peyrard, 36 anni. 

E c’è anche un’altra annotazione critica: “A noi di Cinedeaf piace l’idea che siano gli attori sordi a portare in scena nella propria lingua il loro mondo”. Invece, i genitori sordi, nel film, non sono interpretati da attori sordi, ma da persone udenti che si fingono sordi e che usano la lingua dei segni: “non senza qualche limitazione nel risultato finale”, osserva uno spettatore francese sordo. Unico attore sordo ad avere un ruolo di rilevanza nel film è Luc Gelberg che interpreta il figlio della famiglia Ram. “Ci pare, questa, una questione di cultura e di culture – conclude lo staff di Cinedeaf – perché, come scrive Edward T. Hall, ‘uno dei modi più efficaci per conoscere se stessi è prendere sul serio le culture degli altri. Ti costringe a prestare attenzione a quei dettagli della vita che li differenziano da te’”. 

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Tag: Accessibilità, sordi

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