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Pugni al destino verso Rio 2016: la sfida di un pugile cieco

Dall'Uganda il mensile Africa racconta la vicenda di Ramadhan Bashir, pugile cieco che lotta per conquistare le Paralimpiadi. Oggi le sue imprese sul ring hanno catturato l'attenzione dei media

29 marzo 2015

Ramadhan Bashir, pugile cieco

 KAMPALA - "Per tenermi in forma mi alleno ogni giorno. Inizio presto, dopo aver pregato alla moschea". Ramadhan Bashir, 44 anni, vive in un quartiere povero non lontano dal centro di Kampala, in Uganda. Diventato cieco all'età di 26 anni, ha deciso di prendere a pugni il destino diventando il primo boxeur non vedente nel Paese dell'Africa Orientale. A raccontare la sua storia è il mensile Africa che si è addentrato nella realtà dell'East Coast Boxing Club, una delle palestre più popolate di Kampala, dove "pugili di ogni età danno pugni ai sacchi che penzolano flaccidi in mezzo alla sala, saltano corde sfilacciate e simulano combattimenti". Ramadhan Bashir è uno dei primi ad iniziare l'allenamento, a muoverlo è un obiettivo più che mai ambizioso: conquistare le Paralimpiadi di Rio 2016. "Corro un'ora insieme a un amico, che mi guida con la sua voce. - racconta Ramadhan - . Poi mi cimento con corde sacco e addominali. Mi piacerebbe riunire tutti i pugili non vedenti ai Giochi paralimpici, anche i non professionisti. Sarebbe una grande occasione per farci conoscere". Oggi il Rocky di Kampala ha una doppia identità: in moschea è un fedele tra tanti, musulmano rigoroso e pacifico che avanza incerto lungo il calvario che gli ha assegnato Dio, mentre in palestra si trasforma in un'eccezionale macchina da combattimento.

Oggi le sue imprese sul ring catturano l'attenzione dei media. Eppure Ramadhan ha dovuto compiere innumerevoli sacrifici, primo tra tutti combattere contro i pregiudizi per poter indossare i guantoni. Sulla sua strada poteva esserci il calcio, come volevano i suoi genitori, ma lui non ha mollato e nonostante la cecità è riuscito a praticare il suo sport preferito. "La mamma e il papà consideravano il pugilato uno sport pericoloso - spiega Ramadhan - , preferivano che facessi il calcio. Ma io non ho mollato e ho iniziato a fare il boxeur di nascosto. Dopo essere diventato cieco, sono venuto all'East Boxing Club e ho chiesto a coach Hassan Khalil se potevo allenarmi lo stesso. Il mister ha acconsentito con entusiasmo e mi ha fatto iniziare subito con il training".

Sesto senso. Il fascino dello sport praticato da disabili sta nella capacità degli atleti di andare oltre i propri limiti con coraggio e bravura, un superare se stessi che lascia il più delle volte esterrefatti. Fare a pugni contro la cecità per Ramadhan, ad esempio, non è mai stato un problema. "Da quando sono stato costretto a vivere nel buio - racconta ad Africa il 44enne boxeur - ho sviluppato gli altri sensi, in particolar modo l'udito: ascolto con attenzione i passi e il respiro dell'avversario. Ho imparato a captare ogni piccolo gesto. Sento muoversi l'aria, il sibilo che mi avverte del colpo in arrivo. Con gli anni sono diventato molto ricettivo: è come se avessi una sorta di 'sesto senso'".

Sotto gli occhi di Muhammad Ali. A infondere grande coraggio a Ramadhan ci pensano i suoi compagni di allenamento, "mi hanno sempre incoraggiato - spiega - i miei fratelli musulmani mi hanno fornito un preziosissimo aiuto economico", ma anche la gigantografia di Muhammad Ali, appesa al muro della palestra, che lo "osserva" mentre fa i suoi esercizi.

Nel nome dei figli. E' il futuro dei suoi figli a muovere le potenti braccia di Ramadhan. Ne ha sei il boxeur di Kampala e i suoi obiettivi futuri sono rivolti principalmente a loro. "Voglio promuovere il pugilato per ciechi e guadagnare abbastanza per assicurare ai miei figli una buona istruzione. Il mio motto è disability is not inability." Tra Ramadhan e la Paralimpiadi il grande ostacolo degli sponsor, nessuno infatti sembra disposto a finanziare l'impresa e la federazione pugilistica ugandese finora non ha gli ha procurato nemmeno i duecento dollari necessari per iscriverlo ai Giochi di Pechino e Londra. Ma c'è da scommettere che Ramadhan Bashir, il Rocky di Kampala già idolo di milioni di ciechi africani, non si arrenderà di fronte a nulla.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Paralimpiadi, Uganda

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