:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Il Sex & the City dei "disabilitati": le lezioni di sesso di Barbara Garlaschelli

“Dove metto le gambe?”; ‘Senti qualcosa qui?’. Dalla tastiera della scrittrice milanese nascono lezioni sul sesso con persone disabili: “Bisogna parlarne, è importante farlo. Chi non si sente libero, non si lascerà mai andare”. Meglio se con il sorriso sulle labbra

09 aprile 2015

MILANO - “Spesso le disabilitate si sentono porre bizzarre domande, tipo: ‘Ma tu, qui, senti?’ come se fossero una parabolica. Allora, non disabilitati di qualunque sesso siate, sappiate che: il ‘sentire’  non è solo questione tattile ma anche, e forse soprattutto, di fantasia, immaginazione, gioco. Quindi, abbandonate le vostre paure sensoriali e buttatevi a capofitto sulla vostra disabilitata. Ne trarrete solo vantaggi e sollucheri. Entrambi”. Eccola, la lesson number 6 di Barbara Garlaschelli, scrittrice milanese che, sul suo profilo Facebook, tiene lezioni sul sesso con persone ‘disabilitate’: “Odio la parola disabili, così ho scelto di usare ‘disabilitati’ e ‘non disabilitati’ – racconta –. Volevo proprio dare l’idea di meccanico, immaginarci macchine”.

Garlaschelli, in sedia a ruote dall’età di 16 anni, è arrivata alla sesta lezione: “Facebook è un mezzo potentissimo. Quando ho cominciato, l’ho fatto per divertimento, volevo vedere cosa sarebbe successo. Spesso mi hanno fatto domande su come, dai disabili, è affrontato il ‘problema’ del sesso, che già chiamarlo ‘problema’ la dice lunga. Ma in fondo io credo che il sesso sia un tabù in tutte le sue declinazioni, a maggior ragione se legato a disabili”.

Barbara Garlaschelli
Barbara Garlaschelli (foto dal profilo fb)

Stile divertente, ironico, senza scadere in tecnicismi né melodrammi: “Volevo sdrammatizzare, mi sono ispirata a Sex & the City, e ora mi sono fatta un po’ prendere la mano. Diciamo che la comicità di certi racconti spero possa incuriosire chi capita sulla mia pagina, spingerlo a volerne sapere di più”. L’argomento per le varie puntate arriva da spunti trovati e qua e là ed esperienze vissute in prima persona: “La mia vita è stata molto ricca, in proposito. Mi sono capitate tante cose incredibili, ho sentito tante domande assurde, tipo: ‘E le gambe dove le metto?’ Ma che domanda è? Non so, vuoi provare a smontarle?”.

Tra i commenti che accompagnano ogni lesson, anche quelli di ‘non disabilitati’: “Alcuni rimangono un po’ spiazzati. Il fatto che sia una donna a scrivere di certi argomenti, sembra fatto ancora più eccezionale: il sesso per un uomo viene sempre dato più per scontato. Ma la realtà è ben diversa: le persone con la mia disabilità che hanno problemi legati al sesso sono in maggior parte uomini. E poi, troppo spesso le persone disabili vengono immaginate senza pulsioni né desideri: e perché mai? Alcuni non disabilitati pensano che una volta che troviamo qualcuno che ci sta, ce lo accalappiamo per la vita, per farne il nostro badante. Non è così! Anche noi viviamo le nostre bellissime avventure! Altri hanno soggezione, diffidenza, paura. Altri ancora ci credono di cristallo, troppo fragili per essere mossi”. Tante le lezioni in cantiere, liberamente ispirate a fatti realmente accaduti, strizzando l’occhio al Kamasutra.

“Spesso è il disabilitato stesso ad avere nella testa la sedia a ruote, e il problema parte proprio da lì, dal non sentirsi liberi, dal percepirsi come manchevoli di qualcosa: ma gli arti non sono indispensabili per vivere un rapporto. Io, per esempio, dove non sento sopperisco con quello che immagino. Chi non si sente libero, non si lascerà mai andare”. Nelle lesson, nessuna pretesa pedagogica o filosofica, solo spunti divertenti “per far capire che le persone disabili sono esattamente come tutti gli altri: le nostre disabilità sono ricchezze, non solo un limite”.

La scrittrice, finalista nel 2010 del Premio Strega con “Non ti voglio vicino”, ammette che, però, la strada verso l’uguaglianza è ancora molto lunga: “Di sesso dei disabili se ne parla in due modi: o morbosamente o tecnicamente. Il linguaggio tecnico è una noia mortale, non si capisce nulla: aria fritta, di concreto non c’è nulla. E poi c’è l’altra faccia della medaglia, lo stile morboso. Io provo a mettermi nel mezzo, perché occorre trovare il modo di parlarne, perché bisogna farlo: il sesso, per i disabili, può essere anche un dispiacere molto grande se non vissuto serenamente”. (Ambra Notari)

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa