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“Mi vergognavo delle mie origini, ora sprono i bambini rom ad andare a scuola”

A parlare è Rasid, 26 anni, rom, serbo, bosniaco che vive a Torino dove costruisce marionette e si esibisce in strada. È lui il volto in copertina al numero di aprile di Piazza Grande su rom e sinti , già in strada. Da questo numero parte “Terreno”, rubrica mensile di don Giovanni Nicolini

10 aprile 2015

Copertina di Piazza Grande - aprile 2015

BOLOGNA – “Prima mi vergognavo delle mie origini, ora vado nei campi rom a spronare i bambini ad andare a scuola”. A parlare è Rasid, 26 anni, rom, serbo, bosniaco che vive a Torino dove costruisce marionette e si esibisce in strada. È suo il volto in copertina di “Amici miei”, il numero di aprile di Piazza Grande, il giornale dei senzatetto di Bologna, dedicato a rom e sinti, in strada in questi giorni. Obiettivo dell’inchiesta di questo numero è provare a smontare lo stereotipo del rom poco incline al vivere civile attraverso le voci di donne e uomini nati in Italia o venuti da lontano che in Italia vivono, lavorano e a volte hanno successo. “I pregiudizi verso i rom sono tanti. Ci tengo a precisare che noi non rubiamo bambini: siamo già abbastanza fertili così”, ironizza Rasid dalle pagine del giornale. Per lui la svolta è arrivata con la partecipazione al programma di Rai Scuola e Media, “Cultural Shock” sui Paesi di origine dei ragazzi di seconda generazione: lo ha vinto e il suo progetto di viaggio nei Balcani è stato documentato sul web giorno per giorno. “Il mio obiettivo era raggiungere il luogo dove era stata scattata la foto di matrimonio dei miei genitori, Banja Luka, per capire le mie origini”. E se appena arrivato in Italia, la madre lo presentava come Nino, dopo il programma Rasid si è riappropriato del suo nome.

- A demolire gli stereotipi sui rom intervengono l’antropologa Sabrina Tosi Cambini e il giornalista Lorenzo Guadagnucci. “Quello della zingara rapitrice fa parte dei cosiddetti stereotipi legati all’attacco all’infanzia – dice l'antropologa – che tipicamente le maggioranze addossano alle minoranze”. Le fa eco Lorenzo Guadagnucci autore di “Parole sporche. Clandestini, nomadi e vu cumprà, il razzismo nei media e dentro di noi”: “L’intolleranza e l’informazione che la rende possibile, a cominciare dal cosiddetto allarme sicurezza, del tutto infondato, o dalla retorica sul degrado della vita urbana, si debbano contrastare con gli strumenti del buon giornalismo e della buona cittadinanza”. Piazza Grande insieme agli operatori della cooperativa La Piccola Carovana, ha incontrato Giovanni, rom che vive da circa due anni con la sua famiglia in una casa abbandonata. “Ogni mattina mi sposto verso il centro per lavorare come imbianchino, ma guadagno poco per pagare un affitto. I carabinieri sono venuti a controllare ma hanno visto che siamo brave persone e che ci teniamo a mantenere tutto in ordine”. 

A partire dal numero di aprile, comincia la collaborazione di Don Giovanni Nicolini con Piazza Grande. Nella sua rubrica mensile “Terreno”, il parroco della Dozza porterà il suo punto di vista su grandi e piccoli eventi che coinvolgono la nostra città e non solo. “E sotto sotto viene anche il pensiero che l’unica strada per cambiare la testa e il cuore della gente è fargli del bene. Un bene che magari non s’aspetta. Si pensa che tirar fuori un bene così pazzo sia da santi o da eroi. Ma, se ci si prova, si vede che è meno difficile di quello che sembra”. (lp)

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