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Centri di asilo in Africa per fermare le stragi? Le associazioni si dividono

Dopo il naufragio di sabato nel canale di Sicilia torna viva l’ipotesi di creare luoghi di identificazione nei paesi di transito dove analizzare le domande d’asilo. Focsiv si appella al governo: “Crearli subito, sono l’unica via per evitare altri morti”. Ma Asgi critica: “Così si crea solo un limbo”

20 aprile 2015

- ROMA – “Agire al più presto perché non ci siano più stragi nel Mediterraneo”: il coro è unanime dopo l’ultima tragedia nel canale di Sicilia, costata la vita a 700 persone (ma il bilancio non è ufficiale e c’è chi parla di 950 vittime). Le organizzazioni che si occupano dei migranti tornano a chiedere al governo italiano e alle autorità europee un intervento immediato per evitare che il bilancio dei morti continui a salire. In un appello congiunto con altre ong, Focsiv, la federazione degli organismi di volontariato internazionale, chiede l’istituzione immediata di centri di identificazione nei paesi di transito dei migranti, dove i rifugiati possano fare domanda di asilo prima di compiere il viaggio verso l’Europa. L’ipotesi, che è già al vaglio del governo italiano da diversi mesi, e che potrebbe subire ora un’accelerazione, divide però le associazioni: c’è chi teme la violazione dei diritti umani e chi vede, invece, in quest’ipotesi l’unica soluzione per fermare le morti in mare.

“L’analisi delle domande prima di partire è l’unica soluzione per evitare altre stragi”. Secondo Attilio Ascani, direttore di Focsiv, bisogna evitare che i profughi scelgano la via del mare, permettendogli di fare domanda di asilo prima di partire. “Come dimostra quest’ultima tragedia il problema non è il ripristino di Mare nostrum. Al fianco del barcone che si è ribaltato sabato notte c’era, infatti, una nave di soccorso. – spiega -. Il vero problema è evitare che queste persone debbano prendere la via del mare. Quello che chiediamo, dunque, è aprire al più presto i centri di identificazione e accoglienza per lo smistamento delle domande d’asilo nei paesi limitrofi ai paesi in guerra e nei paesi di transito. Riteniamo infatti che questo sia l’unico modo che abbiamo per togliere i migranti dalle mani degli scafisti”. L’appello di Focsiv è stato sottoscritto da altre organizzazioni umanitarie come Oxfam. “La questione dei centri nei paesi di transito è una necessità non più rimandabile - sottolinea Alessandro Bechini, responsabile di Oxfam Italia -. La consideriamo una premessa all’apertura dei canali umanitari, che chiediamo da tempo

Ma l’Asgi boccia la proposta: “Così si crea solo un limbo, da cui non si esce più”. Nonostante le rassicurazioni del governo, in particolare sul fatto che a gestire i centri saranno organizzazioni internazionali come Unhcr e Oim, l’ipotesi non convince tutti. In particolare l’Asgi (l’associazione studi giuridici sull’immigrazione) si dice scettica sulla reale possibilità di realizzare centri che siano effettivamente dei luoghi di accoglienza e smistamento delle domande d’asilo. “Il rischio è di limitare l’accesso alla protezione internazionale e di spostare il problema sulle vittime, frenando così la loro possibilità di partire – sottolinea Chiara Favilli, docente di diritto europeo all’università Lumsa di Roma e membro dell’Asgi -. L’esame di una richiesta d’asilo è lunga e complessa, mal si presta a un trattamento sommario all’estero ai fini di uno smistamento. Il pericolo è che venga fatto un esame  che tenga conto solo dei paesi di provenienza anziché della situazione individuale del richiedente”.  A preoccupare è anche che venga limitata la possibilità di fare ricorso: “non vogliamo che questi centri diventino una sorta di limbo da cui non si esce più”. Secondo l’Asgi è inoltre difficile che l’ipotesi possa realizzarsi in mancanza di un reale accordo tra i paesi europei. “La vera emergenza oggi è la lotta i trafficanti – spiega Favilli - non limitare la possibilità delle persone di partire. Così si sposta solo il problema sulla vittima impedendole di accedere a un diritto”. (ec)

Su Rs, l'agenzia di Redattore sociale le interviste complete ad Attilio Ascani di Focsiv e a Chiara Favilli di Asgi.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Sudan, Niger, stragi migranti , Tunisia, Mare nostrum, Africa, Focsiv, Asgi, Rifugiati, Richiedenti asilo, Sbarchi

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