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Usura, in Piemonte e Val d’Aosta crescono del 40% i cittadini a rischio

I dati della onlus “La scialuppa” della fondazione Crt, che dal 1998 fornisce aiuto e consulenze ai cittadini indebitati. Su 10 mila richieste ricevute in 17 anni, oltre 6 mila sono arrivate negli ultimi sei. E ora, dopo un anno di timida ripresa, la situazione starebbe tornando a peggiorare

11 maggio 2015

TORINO - È come una palude, che si espande di giorno in giorno per effetto della crisi.  A finirci in mezzo sono cittadini indebitati, le cui condizioni economiche, pur non ancora disperate, sono ritenute dalle banche abbastanza gravi da negar loro l’accesso al credito. Continua a crescere, a dispetto della tanto decantata “mini ripresa”, la zona grigia degli italiani a rischio usura: soltanto in Piemonte e Val D’Aosta, negli ultimi quattro mesi le richieste d’aiuto sarebbero aumentate del 40 per cento. I dati arrivano dalla Onlus “La scialuppa” della fondazione Crt, che da 17 anni fornisce aiuto e consulenza a quanti si trovano col fido bloccato negli istituti bancari. E che, proprio in ragione di un’attività quasi ventennale, è stata in grado di monitorare nel tempo l’andamento della crisi del credito.

Stando al bilancio sociale appena pubblicato dall’ente, dall’inizio della crisi (2008) ad oggi le richieste d’aiuto sarebbero più che raddoppiate, con un significativo mutamento nell’identikit dei cittadini a rischio usura. “Prima di allora - spiega il presidente della onlus Ernesto Ramojino - a rivolgersi a noi erano soprattutto operai o impiegati di basso livello, finiti nei guai a causa di vizi, imprudenze o di spese impreviste. Oggi è diventato assolutamente normale trovarsi di fronte a professionisti o ad appartenenti al ceto medio” .Anche se a chiedere aiuto restano soprattutto imprese e famiglie, sono in crescita le richieste da parte di single e coppie senza figli, che oggi superano il 36 per cento del totale. Nella metà dei casi, si tratta di cittadini colpiti da varie concatenazioni dei medesimi eventi: al primo posto c’è la perdita del lavoro, subito seguita da separazioni, divorzi e mutui ai quali non è più possibile far fronte. Com’era prevedibile, crescono inoltre i debiti da gioco, mentre una fetta considerevole delle richieste arriva da nuclei familiari il cui reddito è stato pesantemente eroso dalla malattia o dalla morte di un congiunto.

Secondo Ramojino, però, nella maggior parte dei casi si tratterebbe di situazioni tutto sommato gestibili, con un debito medio che si aggira sui 20 mila euro per nucleo familiare. “Il più delle volte, - spiega il presidente - chi ci chiede aiuto riesce a ripianare autonomamente i suoi debiti: noi ci limitiamo a intervenire con una fideiussione a garanzia della riapertura del conto, ma è molto raro che la banca sia poi costretta a chiamarci in causa. Il tasso di insolvenza al momento è inferiore al 15 per cento”. Il problema, quindi, sarebbe nel venir meno del rapporto di fiducia che, fino a qualche tempo fa, legava le banche ai loro clienti.  E ad aggravare il quadro, c’è poi il fatto che in oltre la metà dei casi (59% del totale) ci si trova di fronte a un debito composito, ossia distribuito tra istituti di credito, finanziarie, società per la riscossione di imposte e utenze domestiche; soltanto il 6 per cento delle richieste arriverebbe da cittadini indebitati con una sola banca o società finanziaria, a riconferma del fatto che, se non si agisce per tempo, il debito tende a riprodurre se stesso come un virus. 

Delle diecimila richieste d’aiuto ricevute in 17 anni dai volontari de “La scialuppa”, oltre seimila sono arrivate negli ultimi sei anni. In particolare, nel periodo della crisi (2008-14) le richieste sarebbero più che raddoppiate, rispetto alle tremila pervenute nel 2003-08. Stando al bilancio sociale appena pubblicato dall’ente, l’anno scorso aveva fatto registrare una lieve flessione delle richieste d’aiuto, e un sostanziale calo sia nei prestiti erogati che negli importi garantiti dall’associazione tramite fideiussioni. A preoccupare, ora, c’è questo aumento negli sos, che nei primi quattro mesi dell’anno sarebbero cresciuti del 40% rispetto allo stesso periodo del 2014. E bisognerà quantomeno attendere la fine dell’anno, per capire se si tratta di un fisiologico strascico di tre anni di recessione o di un ulteriore contraccolpo all’economia regionale. (ams)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: banche, Mutui, Famiglia, Divorzio, Lavoro, usura

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