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Up, il caffè letterario che usa solo prodotti delle cooperative sociali

Aprirà il 10 giugno a Torino. A volerlo è stato Umberto Palermo, ex operaio che nell’arco di dieci anni è divenuto uno dei nomi più promettenti del design internazionale. Tutti i prodotti serviti e venduti nel locale saranno forniti da 40 marchi d’eccellenza dell’impresa sociale italiana

21 maggio 2015

Caffè Letterario Up (interno)
il Caffè Letterario Up

TORINO - Sei mesi fa, il posto era ancora un rudere alla periferia industriale di Moncalieri, storico distretto dell’indotto Fiat in provincia di Torino. Poi, su quel fabbricato di due piani per 3500 metri quadri ha messo gli occhi Umberto Palermo, giovane imprenditore partito come semplice operaio in catena di montaggio e divenuto, nell’arco di un decennio, uno dei nomi più promettenti nel design del globo terrestre. In quell’edificio, Palermo aveva in mente di realizzare “un social network che fosse tangibile, fisico”; “un luogo - spiega - in cui si tornasse finalmente a guardarsi in volto, anziché attraverso lo schermo di un cellulare”. Ora, dopo appena sei mesi, l’ex rudere di corso Savona ha già un nome e una ragione sociale: il 10 giugno aprirà i battenti con la denominazione di Caffè Letterario Up; dove Up sta per “Up-Design”, l’azienda fondata da Palermo nel 2007; e Caffè Letterario rappresenta “la volontà di rifarsi ai caffè parigini come a quelli torinesi degli anni 30 - spiega Palermo - in cui nascevano le avanguardie artistiche e culturali”.

E social il Caffè lo sarà in tutti i sensi: perché - oltre a proporsi come nuovo polo gastronomico e culturale, attraverso un cartellone di eventi che spazierà tra musica, letteratura e teatro - il locale si appoggerà su una filiera logistica e produttiva composta esclusivamente da cooperative sociali. Ogni servizio, dalla manutenzione ai prodotti agroalimentari, sarà fornito dalle imprese sociali di Federsolidarietà, la federazione delle coop sociali di Confcooperative: e dunque, i dolci e la pasticceria saranno a cura di Fonderie Ozanam, che impiega utenti psichiatrici e disoccupati di lungo corso e che al Caffè fornira anche un aiuto cuoco; le birre arriveranno da una filiera di birrifici sociali, come l’Alkibia de L’Aquila e l’Aurora di Trezzano sul Naviglio (Milano). E ancora, tutto l’agroalimentare verrà fornito da una serie di eccellenze dell’agricoltura sociale: una su tutte, la materana Panecotto, che impiega parte dei proventi della vendita di miele, pasta, salumi e vini per erogare gratuitamente prestazioni di welfare (come ad esempio assistenza domiciliare) alle fasce più fragili della cittadinanza lucana. Sono quaranta, in tutto, le imprese sociali raggruppate da Federsolidarietà per lavorare al progetto di Umberto Palermo: per dirla con le parole di Vincenzo De Bernardo, coordinatore della federazione, “al Caffè Up le imprese sociali faranno sia front che back office: i nostri prodotti verranno esposti e venduti, oltre ad essere utilizzati in cucina”. Così come quote di lavoratori svantaggiati “verranno assunti anche all’interno del Caffè - promette Palermo - oltre a fornirci le materie prime dalle rispettive imprese”.

E di lavoro, a giudicare dal cartellone, potrebbero averne parecchio: delle serate di teatro e dei reading letterari si occuperà la scuola Holden di Alessandro Baricco, che all’interno del locale impianterà una vera e propria postazione di scouting per i nuovi talenti della narrativa e della prosa Il cartellone musicale, invece, sarà affidato a una delle più grandi famiglie del jazz italiano,  quella dei Camarca: il padre Giulio, chitarrista che ha insegnato alla Berkley di Boston oltre a suonare con alcuni dei mostri sacri del genere, organizzerà delle jam session con giovani emergenti; mentre il figlio Stefano, bassista molto conosciuti negli studi televisivi Rai, si occuperà di portare almeno una volta al mese un grosso nome del Cantautorato o della musica leggera. E ancora, nel Caffè sarà presente una web radio, mentre Adriano Moraglio, penna del Sole 24 Ore, organizzerà serate ibride di jazz e letteratura, “dove anche lo chef - aggiunge Stefano Camarca - potrà unirsi all’improvvisazione, preparando piatti ispirati da ciò che vede e ascolta sul momento” . (ams)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: impresa sociale, Confcooperative

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