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Anoressia e bulimia, primi campanelli d'allarme nei bambini di 8 anni

Secondo la Società italiana di pediatria già alle elementari si manifestano i disturbi alimentari. Compito del medico è "intercettarli subito, individuare i casi sospetti e monitorarli nel tempo”. Perchè guarire è possibile

04 giugno 2015

Roma - I disturbi alimentari colpiscono sempre più bambini e iniziano già all’età di otto anni. E’ l’allarme lanciato dai pediatri delle Sip, Società Italiana di Pediatria, nel corso del congresso nazionale che si tiene a Roma fino al 6 giugno. Il fenomeno è confermato da una ricerca nazionale promossa dal Ministero della Salute e condotta su un campione di 1.380 preadolescenti e adolescenti di età compresa tra 8 e 17 anni. Già nelle bambine che vanno alle elementari sono stati trovati i disturbi più comuni, dall'anoressia alla bulimia, insieme a disordini alimentari più difficili da interpretare, come la disfagia, cioè la difficoltà a deglutire, il selective eating (alimentazione selettiva) e il food avoidance emotional disorder (disturbo emotivo da avversione per il cibo).

- Molti genitori non riconosco i segnali di un problema alimentare. “Tra gli otto e i dieci anni si manifestano i primi campanelli d’allarme”, spiega Giampaolo De Luca, vicepresidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza e presidente della Sip Calabria. “Se si riesce a intercettarli subito i ragazzi recuperano. Questo è compito del pediatra, che deve rivolgere al paziente quattro semplici domande: "Ritieni che dovresti metterti a dieta?", "Quante diete hai fatto nell’ultimo anno?", "Ti senti insoddisfatto del peso del tuo corpo?", "Il peso influenza l’idea che hai di te stesso?". Dalle risposte si possono individuare i casi sospetti e monitorarli nel tempo”.

“La famiglia”, continua De Luca, “deve preoccuparsi se vede cambiare il comportamento dei figli, se nota ansia, oppure la tendenza a chiudersi in se stessi. Un’altra evidenza sono gli episodi di autolesionismo, come farsi dei tagli sulle braccia, che accompagnano i disturbi alimentari”.  Alcuni segnali vengono dal modo in cui si mangia, ad esempio lo sminuzzare il cibo in pezzi piccolissimi, la lentezza del pasto, l'esclusione di alcuni alimenti, l'iperattività fisica, l'assunzione di molta acqua, un uso frequente del bagno, specie dopo i pasti. Non esiste unasola causa che spieghi l’origine sempre più precoce dei disturbi del comportamento alimentare”, aggiunge De Luca, “ma va prestata attenzione ad alcuni fattori che possono precederne l’insorgenza, tra questi, l’insoddisfazione per il proprio corpo, l’ambiente familiare (depressione materna, conflitto generazionale), il sovrappeso, la scarsa autostima”. Nel 63 per cento dei casi, dicono le statistiche, i disturbi si presentano insieme a patologie psichiatriche come depressione e attacchi di panico. La presenza di eventi traumatici (in particolare abusi o molestie sessuali) è collegata all’esordio precoce di queste malattie nel 38 per cento dei casi.

In Italia sono due milioni i giovani interessati da questi disturbi che, nel 40 per cento dei casi, si presentano tra i 15 e i 19 anni. Solo il 10 per cento chiede aiuto o parla con i genitori di questi disagi. Accanto ai disturbi più noti è in aumento anche il Binge eating disorder (disturbo da alimentazione incontrollata). Uscirne è possibile: la guarigione a 5 anni dell’anoressia è del 66,8 per cento e per la bulimia del 45 per cento. 

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Tag: società italiana di pediatria, Anoressia, Bulimia, Minori, disturbi alimentari

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