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Tso per l’anoressia grave, l’associazione Aba: “Una cretinata”

E’ polemica sulla proposta di legge. Lo psichiatra Salvo replica: “Nel testo non si parla di alimentazione forzata. Il trattamento sanitario obbligatorio ripristina le funzioni organiche in soggetti che rischiano la vita”.

06 giugno 2015

ROMA – “Una cretinata”. Così, dalle pagine di Io Donna che l’ha intervistata sull’argomento, Fabiola De Clercq definisce la proposta di legge – prima firmataria la deputata Sara Moretto – che introduce il trattamento sanitario obbligatorio per i casi gravi di anoressia, bulimia e altre tipologie gravi di disturbi del comportamento alimentari. In un comunicato, Aba chiede il ritiro della proposta di legge e sostiene che “le soluzioni sono altrove, lontano dalla logica del braccio di ferro, per avvicinarsi alla sofferenza attraverso l’ascolto e la comprensione. Non si guarisce da queste ‘cure sbagliate’ con atti violenti come un Tso”.  Per Francesco Comelli, direttore scientifico di Aba, “Il Tso incentrato sul peso e sul corpo, il ricorrere alla forza, sono provvedimenti analoghi alla logica del mondo del conformismo che ha fatto ammalare le pazienti. Una logica del braccio di ferro, dell’obbligo, che richiama facilmente un rinforzo del rifiuto, del chiudere la bocca, anche dopo la dimissione”.

Per il dottor Pierandrea Salvo che dirige la struttura di riferimento per il trattamento dei Dca a Portogruaro, presso l’azienda ospedaliera n.10 del Veneto - la posizione dell’Aba dimostra che l’associazione di Fabiola De Clercq non ha capito l’essenza della proposta di legge. “E’ stata volutamente fraintesa – commenta -: l’Aba parla di alimentazione forzata, quando nemmeno una riga nel testo di legge fa riferimento a questo. “Confondere il Tso con le tecniche di alimentazione meccanica, che vengono praticate ad esempio dal dottor Delle Grave in Lombardia e dalla dottoressa Dalla Ragione a Todi, anche questo denota ignoranza. Tra l’altro, a differenza di quanto afferma Fabiola De Clercq, tutte le linee guida del mondo dicono che serve la terapia nutrizionale. Ciò detto, vorrei ricorda che il trattamento sanitario obbligatorio consiste – spiega lo psichiatra - nel ripristinare la funzionalità organica in soggetti che rischiano la vita”.

L’Aba sostiene che “è dimostrato come nei primi 5 anni il tasso di mortalità è più elevato nei casi di Tso piuttosto che in quelli di trattamento volontario. Cade il senso stesso del decreto del Tso come salvavita”. Controbatte ancora Pierandrea Salvo: “La prognosi peggiore nei disturbi del comportamento alimentare è determinata da alcuni fattori specifici: la quantità e durata dei ricoveri, la co-morbilità psichiatrica, l’uso o meno di sostanze, condotte autolesioniste. Tra le persone che muoiono prima, c’è chi ha avuto più ricoveri e quindi Tso. Muore tra il 6 e il 10% delle ragazze anoressiche, età di suicidio e metà per complicanze organiche”.  Quali sono le complicanze che possono presentarsi? “Ad esempio, l’altro giorno al nostro centro abbiamo visitato una ragazzina di 18 e un giorno con potassio bassissimo e bradicardia, a rischio di arresto cardiaco.  L’infusione di potassio può essere somministrata solo in o ospedale, ma la ragazza rifiuta il ricovero. Oppure, una ragazzina con seri problemi renali è sotto flebo, intuisce che nel liquido c’è de glucosio e se la toglie, e firma per uscire. Poi l’abbiamo ripreso in tempo e si è riusciti per un soffio a scongiurare la dialisi. Altre complicanze gravi sono la pericardite e l’insufficienza epatica. Insomma, bisogna conoscere ed essere preparati e andare a vedere perché muoiono le ragazze anoressiche, e non dire sciocchezze”.

Intanto la proposta di legge della deputata Moretto ha ricevuto l’adesione di psichiatri e psicoterapeuti da Roma a Messina alla Puglia. Il dottor Armando Cotugno, del servizio Dca dell’Asl Roma E, sostiene che “bisognerebbe almeno fare lo sforzo di leggere con attenzione il testo della proposta di legge. Noi medici, noi psichiatri che ci occupiamo di questo problema mai e poi mai obbligheremmo a un Tso una paziente anche se sottopeso, ma che continua a svolgere la sua vita e che ha un’alimentazione sicuramente ridotta ma che tutto sommato funziona. Quindi non si tratta di legare una paziente e metterle una flebo o un sondino naso-gastrico e lasciarla lì. Il disegno di legge riguarda le situazioni estreme, in cui la paziente è in pericolo di vita e non è in grado di accettare le cure per uno stato di malattia. Il ddl vorrebbe estendere la prassi anche alle pazienti maggiorenni. Quelle minorenni possono essere ricoverate su richiesta dei genitori. Allo stato attuale delle cose, può succedere che una paziente minorenne resti svariate settimane in un reparto magari di gastroenterologia e venga sottoposta a una nutrizione forzata senza però ricevere un aiuto psicologico. La legge, invece, andrebbe a combinare i due elementi necessari nel trattamento d’urgenza: il sostegno psichiatrico e psicologico che lavora sulla motivazione ma anche la necessità di cure organiche, perché altrimenti la paziente muore letteralmente di fame”.

I cardini dellaproposta di legge Moretto sono infatti l’individuazione di luoghi specifici, cioè l’obbligo per le Regioni (tutte) di individuare sedi appropriate per questi trattamenti in fase acuta: non il reparto di psichiatria – come finora è successo - ma luoghi diversi, uno o due per regione (come è già realtà in Veneto tra Padova e Portogruaro); secondo pilastro del testo di legge, la presenza di equipe multidisciplinari – di cui sono arte il pediatra e il nutrizionista oltre agli psichiatri - che si attivano al momento del ricovero. Come ha scritto giorni fa la giornalista del Corriere della Sera e con un passato di anoressia Alessandra Arachi “si deve tenere conto che il Tso si pratica già nei casi più gravi e nelle fasi acute della malattia. Il senso della proposta di Moretto è: visto che i Tso li facciamo già, facciamoli meglio. Invece di ricoverare forzatamente le anoressiche in reparti di psichiatria, costruiamo ambiti specializzati e multifunzionali dedicati alla patologia”. E il dibattito va avanti rovente anche sui social dove è nata la pagina “SalviamolavitaTSO SI ABA NO”  e dove in queste ore si annuncia l’avvio di una petizione a sostegno della proposta di legge. (ep)

 

 

 

 

 

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Tag: tso, Anoressia, Bulimia

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