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Capodarco L'Altro festival scopre l'America invisibile di Minervini

Proiettato il film-documentario "Louisiana", del regista marchigiano residente negli Stati Uniti, che racconta l'altro lato del paese: rabbioso, sofferente, distrutto, insubordinato. I protagonisti sono persone reali riprese in contesti reali. "Ho voluto raccontare un mondo che non immaginavo, oscuro, difficile"

08 giugno 2015

CAPODARCO DI FERMO - Reduce dal successo di critica all'ultimo festival di Cannes, ieri il regista marchigiano Roberto Minervini ha ricevuto l'abbraccio della sua regione. Numerosissimo il pubblico presente alla proiezione di "Louisiana (the other side)", il film-documentario scelto per l'anteprima del "Capodarco L'altro festival" (22-27 giugno 2015), l’evento organizzato dalla Comunità di Capodarco di Fermo, sulla terrazza della sua sede storica.  

La platea
Anello debole 2015 (Anteprima). La platea

Minervini, considerato uno dei registi più interessanti della cinematografia mondiale, è nato proprio a Fermo nel 1971 ed è cresciuto nella vicina Monte Urano, allontanandosene prima per la Spagna e poi per gli Stati Uniti dove ha lavorato nella finanza fino all’11 settembre 2001, quando è stato riconosciuto vittima indiretta della strage (la sua azienda aveva una sede nel World Trade center) e con l’indennizzo in denaro che gli è toccato ha potuto assecondare la sua passione per il video e fotoreportage iscrivendosi a un master di Media studies.

Roberto Minervini durante l'anteprima del Capodarco L'altro festival
Anello debole 2015 (Anteprima). Minervini e autografi

"Lousiana (the other side)" è il suo quarto film-documentario dopo "The Passage", "Low Tide" e "Stop the pounding heart", la trilogia dedicata al Texas. Il film - girato nel nord della Louisiana - racconta un'America invisibile, rabbiosa, sofferente. E lo fa attraverso le storie dei protagonisti, persone reali riprese in contesti reali: tossicodipendenti, anziani, adolescenti, veterani. Distrutti dalla povertà, emarginati. Le loro storie emergono da lunghi mesi di convivenza del regista nelle comunità che man mano accettano la macchina da presa che li segue nella loro vita quotidiana e che accettano anche di collaborare in alcune parti del film in base al “copione” suggerito dal regista.

"E' la prima volta che torno qui da regista - ha esordito Minervini - . Vivo in America da 15 anni, da 6 faccio film. Ho scoperto e ho voluto raccontare un mondo che non immaginavo, oscuro, difficile, un macrocosmo fatto di tanti microcosmi. In 'Louisiana' ne racconto due: quello dei tossicodipendenti e quello dei paramilitari antigovernativi. In particolare i tossicodipendenti da metanfetamina, droga politica di fatto legalizzata durante l'amministrazione Reagan. Ho narrato le conseguenze del proliferare di una droga che ha distrutto intere comunità, completamente rase al suolo. L'altro microcosmo è quello dei paramilitari antigovernativi, che si addestrano nelle boscaglie nell'eventualità di una guerra, che temono di perdere tutto, compresa la famiglia. Ho voluto esplorare questa America arrabbiata, di cui fa le spese Obama, ma che ce l'ha con tutte le amministrazioni precedenti. Una rabbia che diventa autodistruzione e insubordinazione". Il risultato è che "le grida sono forti, le immagini sono forti, il documentario è trasparente e viene definito 'film choc'".

Da sinistra: Dario Zonta, Roberto Minervini e don Vinicio Albanesi
Anello debole 2015 (Anteprima). Minervini Zonda

"Minervini ha uno sguardo amorevole e non giudicante verso i suoi personaggi dolenti", ha sottolineato Dario Zonta, critico cinematografico, che figura anche tra i produttori dell'opera per Agat Films & Cie e Okta Film, in coproduzione con Arte France Cinéma e Rai Cinema.  

"Louisiana" non è ancora stato presentato in America, ma sicuramente uscirà. "Gli attacchi dei media - ha spiegato Minervini - saranno diretti a me e non ai personaggi e io li accoglierò. Non posso dire di non avere paura. La paura mi ha spinto a fare diverse scelte nella vita, perchè quando la identifico, la attraverso. Ma io gioco a carte scoperte, parlo chiaro con i soggetti e credo che giocare a carte scoperte paghi, nei film e nella vita".

"Non sempre l'uditorio americano - ha aggiunto Zonta - accoglie bene film di europei che così in profondità raccontano cose sconosciute o che non si vogliono conoscere. Queste comunità sono invisibili, sono luoghi nascosti. Non si ha facile accesso a questi mondi".

Da sinistra: Dario Zonta con Roberto Minervini
Anello debole 2015 (Anteprima). Minervini e Zonda 2

Parole di elogio quelle di don Vinicio Albanesi, presidente della comunità di Capodarco, per il regista: "La sua originalità e la sua grandezza mi hanno ricordato Pasolini. Minervini non crea veli, fotografa la realtà della tossicodipendenza senza filtri, e questo è dirompente, è geniale".

Il “Capodarco L’altro festival” si svolgerà dal 22 al 27 giugno con proiezioni di film e documentari, incontri con registi e attori, degustazioni enogastronomiche di prodotti locali selezionati da Tipicità. E con la visione e l’ascolto e la premiazione dei cortometraggi del IX Premio L'anello debole. 

Il programma completo del festival, i cortometraggi selezionati e finalisti, le istruzioni per iscriversi alla giuria popolare sono sul sito www.capodarcolaltrofestival.it.

Informazioni: 0734 681001, info@capodarcolaltrofestival.it.

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Tag: Capodarco l'Altro Festival, Comunità di Capodarco

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