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Aumentano le violenze in Darfur, il conflitto che si finge di non vedere

Nella disattenzione della comunità internazionale, la crisi della regione occidentale del Sudan continua incessante dal 2003 e ha causato finora 300 mila morti e 2,5 milioni di sfollati (150 mila solo nel 2015)

10 giugno 2015

da News from Africa
NAIROBI – Il conflitto nel Darfur, regione occidentale del Sudan, iniziato nel 2003 sotto il governo di Omar Bashir, continua ininterrotto causando crisi umanitarie e di sicurezza dalle proporzioni enormi. Secondo le agenzie umanitarie più di 150 mila persone sono state sradicate dalle proprie case solo quest'anno.

- Mentre le violenze imperversano, la comunità internazionale viene accusata di far finta di non notare la crisi, concentrandosi invece su cosa sta accadendo nel Corno d'Africa e in altre regioni. Le Nazioni Unite stimano che dall'inizio del conflitto più di 300 mila persone sono state uccise e ben 2,5 milioni sfollate. Le atrocità sono state commesse soprattutto dalle milizie arabe reclutate dal governo di Khartoum per contenere la ribellione. Uno dei motivi per cui il conflitto si è ingigantito è che i ribelli si sono man mano divisi in più gruppi, vanificando qualsiasi sforzo per ristabilire la pace.

Segnalazioni da parecchi volontari nella regione indicano che le truppe inviate dal governo hanno bombardato villaggi, costringendo i civili a cercare rifugio nelle montagne e nelle grotte. A maggio, ad esempio, centinaia di civili sono stati uccisi e migliaia sfollati a seguito di un presunto bombardamento aereo da parte dei soldati del governo ad Abu Karinka, nel Darfur Orientale.Molti dei profughi interni del Darfur (Darfur’s Internally Displaced People – IDP) non possono tornare nelle loro abitazioni finché le milizie continuano a girare liberamente.

Aristide Nononsi, un esperto di diritti umani delle Nazioni Unite, ha dichiarato: “Sebbene la maggior parte degli IDP abbia espresso il desiderio di ritornare nelle proprie case, molti di quelli che ho incontrato io, soprattutto nelle regioni del Darfur Settentrionale e Meridionale, sono preoccupati per la situazione instabile nelle loro zone di origine e temono che non si riuscirà a ristabilire presto una pace duratura”.

Gli scontri fra tribù hanno complicato ulteriormente la situazione. Più di 650 case sono state bruciate dopo lo scoppio di un combattimento nell'area di Aburinka. Di conseguenza moltissime famiglie sono scappate con il proprio bestiame nella regione confinante di North Kordofan. Lo ha reso noto l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA). “Queste vittime hanno bisogno di acqua, cibo, rifugio e medicinali”, ha detto il commissario per gli aiuti umanitari in Darfur Orientale Abdu Abdelmahmound: “La qualità dei servizi di emergenza è peggiorata nel corso degli anni, poiché c'è sempre più gente sfollata, sempre meno organizzazioni non governative a garantire questi servizi, sempre meno fondi destinati ad essi, e in più è sceso l'interesse dei politici e della comunità internazionale”.

L'impresa più ardua per le agenzie umanitarie è stata accedere alle zone di conflitto per aiutare le popolazioni a rischio. Non sembra intravedersi una fine prossima per questo terribile conflitto. 

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Tag: News from Africa

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