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Aids, Hiv e media: cinque parole chiave per bloccare lo stigma

Il sito "Parlare Civile" si arricchisce di una sezione dedicata all'Aids grazie alla collaborazione tra Lila e Redattore Sociale. Da "untore" a "categorie a rischio", la guida spiega come usare i termini in maniera non discriminatoria, "superando l'immaginario si terrore e morte degli anni '80"

11 giugno 2015

La sezione dedicata all'Aids
Parlare civile - pagina Aids
ROMA - "Per fermare l'Aids bisogna bloccare lo stigma, usando linguaggio e immagini non discriminatori e che non evochino paura e colpa": lo afferma Massimo Oldrini, presidente della Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids) in occasione dell'avvio della collaborazione con l'agenzia di stampa Redattore Sociale per la creazione di una sezione dedicata all'Hiv sul sito "Parlare Civile", la guida ai media sui temi sensibili e a rischio di discriminazione. Parlare Civile è un progetto di Redattore Sociale, realizzato in collaborazione con l'associazione Parsec e finanziato da Open Society Foundations. "I media sono centrali nella lotta contro il virus – dichiara il presidente della Lila - per questo abbiamo deciso di rivolgerci direttamente ai giornalisti attraverso questa iniziativa, che rappresenta un'opportunità per favorire l'uso di un linguaggio appropriato in tema di Hiv".
 
"Si stima che le persone inconsapevoli di avere l'Hiv in Italia variano dal 13 al 40 per cento in più delle 94.146 accertate", sottolinea Oldrini. "Per combattere il sommerso, che è la principale causa di nuove infezioni, è necessario contrastare in modo serio lo stigma e la discriminazione", afferma il presidente della Lila. "Alcuni titoli sensazionalistici e allarmi agli untori tengono le persone con Hiv e Aids legate all'immaginario di terrore e morte degli anni '80 e non tengono conto degli enormi passi compiuti nella lotta all'Aids negli ultimi trent'anni".
 
- Ad ognuna delle cinque parole relative all'Hiv analizzate dalla Lila per il progetto "Parlare Civile", sono associati i dati più aggiornati sul tema, esempi dei casi più frequenti di utilizzo improprio del termine e i suggerimenti per l'uso corretto. Dall'analisi di "untore" emerge che usare questa parola che richiama alla peste manzoniana in un articolo che parla di Hiv favorisce la discriminazione e, in modo indiretto, la diffusione del virus. Nella definizione di "infezione/contagio" si spiega come oggi la terapia antiretrovirale riduca di oltre il 96 per cento la possibilità di trasmissione del virus permettendo, insieme ad altre precauzioni, alle persone con Hiv una vita affettiva normale e anche la genitorialità. In "categoria a rischio" si chiarisce che il pericolo di contagio non dipende dal gruppo sociale di appartenenza ma solo dal comportamento adottato individualmente. La guida sottolinea che usare il termine "sieropositivo/a" come sostantivo rischia di ridurre la persona con Hiv alla sua patologia, mentre in "Aids" si ricorda l'importanza di distinguere tra chi ha contratto il virus e chi è nello stadio conclamato della sindrome da immunodeficienza.
 
Il progetto Parlare civile, realizzato dall'agenzia Redattore Sociale e dall'associazione Parsec con il finanziamento di Open Society Foundations, è volto a fornire un aiuto pratico a giornalisti e comunicatori per trattare con linguaggio corretto temi sensibili e a rischio di discriminazione. È il primo in Italia che affronta in una cornice unica i seguenti argomenti: disabilità, genere e orientamento sessuale, immigrazione, povertà ed emarginazione, prostituzione e tratta, religioni, rom e sinti, salute mentale. Ora anche Hiv. Parlare civile è un'opera di servizio, di documentazione e formazione. Le schede sono compilate con lo sforzo di essere didattiche e informative, e non censorie o prescrittive, nella consapevolezza che il linguaggio non è statico ma in continua trasformazione. 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Parsec, Open society Foundations, Giornalismo, Lila, Parlare civile, Hiv/Aids

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