:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

La campagna elettorale dei bambini africani nei “Parlamenti” sostenuti da Amref

Luci, servizi igienici, assorbenti: è su questi temi che si giocano l’elezione ai Children Parliaments gli studenti delle scuole africane. L’ong: “Un’istituzione utile in cui i bambini sono attori del proprio destino, invece che soggetti passivi del circolo vizioso della povertà”

16 giugno 2015

Foto: Amref
Parlamento bambini - Amref

Un Parlamento con un presidente della camera, un ministro dell’igiene, un ministro dell’istruzione, un ministro dell’ambiente, un ministro dello sport. Quando si riunisce, chi sta al suo interno può presentare una particolare istanza, su cui si apre un dibattito ordinato seguito da una votazione, per decidere se riportare o meno la segnalazione al preside. Al preside, non a chissà quale autorità, perché questo è il Parlamento dei Bambini, istituzione che Amref Health Africa incoraggia per garantire istruzione e salute nei territori della costa del Kenya. “Se mi eleggerete farò in modo che ci sia materiale per le attività ludiche e sportive”, annuncia il primo candidato, davanti a una distesa di bambini seduti all'ombra di un albero. Un’altra ragazza rilancia: “Io aiuterò chi soffre di qualche disabilità”, e applaudono tutti. Poi arriva un’amica: “Se mi voterete, come prima cosa darò assorbenti a tutte le ragazze dell’istituto. Secondo, aggiungerò dei rubinetti d’acqua”.

Sono questi i protagonisti della campagna elettorale per entrare a fare parte dello speciale Parlamento. I Parlamenti dei Bambini sono parte di un progetto supportato da migliaia di sostenitori a distanza: sono simili a una rappresentanza eletta degli studenti, e la loro costituzione avviene con una vera e propria campagna elettoraleorganizzata dai ragazzi a inizio anno scolastico. Gli eletti diventano rappresentanti delle istanze degli studenti presso il Preside e gli insegnanti della scuola.

All’interno di questi particolari enti sono discusse questioni molto pratiche: la possibilità di installare la luce nella scuola dotandola di un generatore, per esempio, oppure la formazione di pozzanghere davanti alla sala cucina che diventano pericolose per l’accesso degli studenti. O ancora, il fatto che una ragazza della scuola abbia deciso di indossare i pantaloncini anziché la gonna, come da classica divisa utilizzata nelle scuole keniane.

L’amministrazione scolastica, solitamente, è molto attenta alle attività dei Parlamenti dei Bambini e risponde alle loro segnalazioni. “I Children Parliaments, sicuramente, aiutano molto i ragazzi anche al di là del risvolto pratico delle loro sessioni – spiega Amref –: in contesti di estrema povertà attività come queste servono a rendere bambini e adolescenti attori principali del proprio destino, invece che soggetti passivi del circolo vizioso della povertà”.

“Queste attività sono davvero utili – conferma Reuben Mapatano che ha frequentato la Mkaomoto Primary School ed è stato membro del Parlamento dei Bambini –. Prima ero timido e insicuro, ma partecipando alle sessioni sono diventato più socievole, e ho imparato a parlare meglio in inglese, e in pubblico. Non solo: all’inizio in questa scuola c’era un solo bagno, non bastava per tutti gli alunni. Eravamo costretti ad andare dietro i cespugli intorno alla scuola, in molti ci siamo ammalati. Adesso non è più così, da quando Amref ha costruito i servizi igienici. E delle classi: prima facevamo lezione sotto due alberi., adesso gli alunni di questa scuola hanno tre classi vere”.

Reuben nel 2013 ha terminato la scuola primaria conseguendo il Kcpe, il Kenya certificate of primary education, con risultati ottimi. Grazie a questi risultati si è assicurato un posto in una delle migliori scuole pubbliche secondarie. “I miei genitori sono analfabeti, e all’inizio non capivano bene cosa facevo, ma erano felici perché mi vedevano andare a scuola e imparare. Poi ho insegnato anche ai miei fratelli gli accorgimenti che mi ha insegnato Amref per proteggere la nostra salute. Ho addirittura montato dei tippy taps, dei sistemi per il lavaggio delle mani, in modo che potessimo lavarci tutti le mani e pulire gli utensili che usa nostra madre per cucinare”.

I Children Parliaments sono solo una delle attività che Amref dedica ai più piccoli. L’associazione, fondata a Nairobi nel 1957, oggi festeggia la Giornata Internazionale del Bambino Africano, giorno in cui si ricordano i bambini neri massacrati a Soweto, Sudafrica, nel 1976 durante il regime dell’apartheid, mentre chiedevano l’accesso a un’istruzione di qualità. L’Unione Africana ha scelto questo giorno per promuovere i diritti dei bambini in Africa. “Un bambino su 6 nati in Africa sub-sahariana non raggiunge i 5 anni d’età – spiega Amref –. L’Africa ha ancora il tasso di mortalità infantile più alto al mondo, 92 bambini morti per 1.000 nati vivi, tasso medio 15 volte più alto che nelle regioni sviluppate. Sono morti spesso prevenibili e curabili, e questa è un'atroce ingiustizia verso gli stessi bambini e le famiglie”. (Ambra Notari)

© Copyright Redattore Sociale

Ti potrebbe interessare anche…

Stampa Stampa