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Marco, che con i trampoli ha cambiato strada. E ora indica la rotta

Appena ventenne, Marco Riccio è vicepresidente della cooperativa “Il tappeto di Iqbal” che a otto anni lo tolse alla via della malavita. “La giocoleria serve per di-vertire, ovvero cambiare rotta rispetto a quella dei propri genitori”

18 giugno 2015

ROMA - Con quasi due metri di altezza e la specializzazione dei trampoli, Marco Riccio è uno dei 19 giovani artisti di 4 continenti che il 27 giugno nel centro storico di San Gimignano metteranno in scena la performance “Big Bang Circus – un viaggio nel mondo” nell’ambito del festival internazionale “Circomondo”. Ma questo ventenne è anche il vicepresidente della cooperativa sociale “Il tappeto di Iqbal” che nel quartiere Barra, di Napoli – dove c’è la maggior presenza di giovani di tutta città e allo stesso tempo vi sono livelli di dispersione scolastica tra i più elevati della Campania - promuove progetti educativi e sociali diretti a ragazzi e alle loro famiglie. Alla conferenza di presentazione dell’edizione 2015 di Circomondo Marco ha raccontato come poco più di 10 anni fa anche lui era tra i bambini che avevano abbandonato la scuola e come la disciplina circense lo abbia aiutato a cambiare strada.

“In un quartiere dove non c’è nulla, a parte la camorra o il carcere, ti perdi. I ragazzi ci provano a lavorare lasciando la scuola, ma non ci sono molte alternative – dice -. La scuola è importante perché è lo spazio dove i ragazzi sono tenuti per sei ore, ma non devono andarci solo perché in quel tempo non danno fastidio ai genitori, devono andarci appassionati”. Per questo, spiega Marco, è importante attirarli e motivarli usando la disciplina della giocoleria: “Il circo potrà cambiare il quartiere perché è unico – racconta - c’è il diablo che per giocarci lo butti in aria, vedi qualcosa che è partita dalle tue mani volare, e senti la bellezza di quella libertà”. “Poi c’è l’apprendimento delle palline con la necessità di concentrazione”. “I ragazzi hanno bisogno di divertirsi, perché di-vertire, significa anche cambiare rotta, non seguire più per forza la strada dei propri genitori ma cambiarla e con il circo si può”. “L’ho fatto io e l’hanno fatto Antonio, Carlo e Angela. E oggi stiamo lavorando su 220 bambini nel nostro quartiere di Barra. Per restituire dignità a questi ragazzi. Perché non devono pagare loro per quello che fanno i loro genitori”. 

“Il nostro lavoro è fatto come il tendone del circo, c’è la punta, che è stato per noi Giovanni Savino, presidente de ‘Il tappeto di Iqbal’, poi ci siamo noi che siamo le prime staffe che tengono la tenda e stiamo creando altre staffe in basso per allargare questa realtà”. Tra gli ultimi risultati ottenuti anche grazie alla visibilità internazionale avuta dal progetto del circo sociale, ci sono, sottolinea il vicepresidente della cooperativa, un campetto i calcio finanziato da Save the Children e 470 mila euro per ristrutturare il padiglione dove si svolgono le le attività sociali e educative. (lj) 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: abbandono scolastico

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