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Rifugiati, quando l'integrazione funziona: 12 storie di successo

Giornata mondiale del rifugiato. Dalla Sicilia al Piemonte, storie di progetti che funzionano e d’integrazione compiuta: sono le storie di rifugiati e richiedenti asilo, accolti dal sistema di protezione Sprar, che hanno trovato in Italia la possibilità di formarsi e un’occasione di lavoro

20 giugno 2015

STORIE DI PROGETTI che funzionano e d’integrazione compiuta. Sono le storie di rifugiati e richiedenti asilo, accolti dal sistema di protezione Sprar, che hanno trovato in Italia la possibilità di formarsi e un’occasione di lavoro. Dalla Sicilia al Piemonte, i progetti hanno in comune una sinergia fruttuosa tra associazioni, istituzioni e territorio, in cui si sono radicati per dare un’occasione di riscatto ai migranti in fuga, rilanciando le economie locali. Con un obiettivo: creare un’occasione di scambio reale tra persone. 

Rifugiati insegnano inglese gratis agli italiani. E’ l’iniziativa di due afgani ospiti del centro Sprar di Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza. Un modo per dimostrare gratitudine alla comunità che li ha accolti e creare un’occasione di scambio. Uno è un ingegnere meccanico, che ha studiato e vissuto in Norvegia molti anni. L'altro è diplomato al professionale. Entrambi in fuga dal loro paese, sono approdati in Calabria, dove ad accoglierli è stata la struttura gestita dall'associazione "Promidea".

Tra vigne bio e orti condivisi. A Canelli (Asti) la cooperativa sociale “Crescere insieme” ha formato una decina di rifugiati accolti in due centri Sprar all’agricoltura biologica, affidandogli 11 ettari di vigne e frutteti. In Piemonte ogni anno, a settembre, arrivano centinaia di immigrati, soprattutto bulgari e macedoni, ma tra loro ci sono anche marocchini, romeni, africani. Spesso sono sottopagati. Il progetto ha restituito dignità al lavoro dei rifugiati e un’occasione di autonomia. A Rieti invece è stato attivato un percorso di formazione e lavoro, promosso da Caritas, Arci, Comunità Emmauel, con il sostegno dell’azienda agricola Claudia Francia: un ettaro di terra di coltivazioni biologiche che punta anche a rivitalizzare l’economia e a promuovere i prodotti locali.

I rifugiati diventano sarti, albergatori, ingegneri.  Quando la formazione produce occasioni di lavoro. Accade  a  Santorsa (Vicenza) dove l’associazione “Il mondo” ha realizzato un laboratorio dove gli ospiti Sprar imparano a cucire a macchina, a disegnare modelli per realizzare vestiti, borse e accessori. A fare da tutor nell’atelier Nuele Arshad, curdo, fuggito dall’Iraq, che dopo aver imparato il mestiere di sarto è stato assunto. E accade anche in Toscana.  Ibrahim, somalo di 24 anni, è stato assunto a tempo indeterminato al Novotel di Firenze. Mamadou, rifugiato afghano, 27 anni, sta per essere assunto da un’azienda informatica di Massa.

Quando l’accoglienza è in appartamento. E’ il modello Trieste. Lontano da telecamere e palazzi di governo, la città sta sperimentando un’accoglienza di successo: i richiedenti asilo vivono in appartamenti diffusi in tutta la città, con costi minori di una gestione emergenziale e una capacità amministrativa che negli ultimi tre anni ha fatto sì che si potesse rispondere ad un aumento di oltre il 300 per cento dei migranti da accoglier Centri temporanei per brevissimo tempo, poi in casa affittate dai privati. Accoglienza diffusa anche a Brescia. Nel capoluogo e in 11 comuni del circondario la “Ambasciata per la democrazia” ha gestito l’accoglienza di 400 migranti in 3 anni nel sistema Sprar, usando piccoli appartamenti. Fanno 6-10 ore di volontariato alla settimana, ma non basta per essere ben visti dai residenti

La “compagnia” dei rifugiati. Si chiama “Cantieri Meticci” la compagnia teatrale che a Bologna unisce rifugiati, richiedenti asilo e italiani. Pietro Floridia ne è il direttore artistico. Un’insegnante di italiano in pensione dà lezioni ai migranti e un informatico tiene corsi per i ragazzi. In scena per raccontare le proprie storie. A L’Aquila una vientina di rifugiati all’interno del proprio percorso di seconda accoglienza hanno accettato di partecipare ai corsi teatrali e di entrare nelle scuole. Attori per raccontarsi e superare il traumi.

La comunicazione che funziona.  Mettono musica e nello stesso tempo imparano l’italiano, leggono poesie e affrontano temi di attualità: è Radio Sprar,  laboratorio portato avanti dall’associazione "I girasoli" che gestisce la struttura di Barcellona Pozzo di Gotto. “La musica è veicolo di crescita, di conoscenza, di un modo per rompere schemi e difficoltà comunicative con gli altri”. La comunicazione è lo strumento scelto anche dalla campagna Bologna Cares! 2015. Video e  locandine visibili sugli autobus dove i migranti vestono i panni dei rifugiati di ieri: Einstein, Dante e Chopin.

Operato dopo lo sbarco: non solo casa e lavoro. Un ragazzo egiziano, quasi cieco, di diciassette anni, è arrivato a Pozzallo un anno fa ed è stato accolto nel centro Sprar di Acri gestito dall’associazione LiberAccoglienza. Grazie al trapianto di cornea, eseguito dall'équipe del dottor Scorcia, del Centro Oculistico dell'Università "Magna Grecia" di Germaneto, a Catanzaro, sta riacquistando la vista all'occhio sinistro e spera succeda anche per il destro, con il quale continua a vedere poco.  è l'altra faccia delle politiche d'accoglienza italiane.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: 20 giugno, accoglienza, Giornata mondiale rifugiato, Sprar, Rifugiati

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