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Chi ha ucciso Andrea? A due anni dall’omicidio, ancora liberi gli assassini

Sono passati due anni da quando Andrea, giovane trans colombiana, è stata uccisa a bastonate nella stazione Termini di Roma. I suoi assassini non sono ancora stati individuati: le indagini sono aperte contro ignoti ma non si segue nessuna pista investigativa

28 luglio 2015

Andrea
Andrea, la trans uccisa alla stazione termini

ROMA - Il nome di Andrea Quintero a molti non dirà nulla. Era una giovane trans colombiana di 28 anni uccisa a bastonate lungo il binario 10 della stazione Termini di Roma. Sono passati due anni da quella notte (era il 29 luglio 2013) e i suoi assassini sono ancora liberi. Pochi giorni prima di morire, davanti alla nostra telecamera aveva accettato di raccontarci un po’ della sua vita: la paura di dormire a Termini anche se era l’unico luogo che poteva chiamare casa, le aggressioni subite che l’avevano resa claudicante e soprattutto i suoi desideri. Andrea sognava una vita diversa, qualcuno con “tanti soldi che la portasse via dalla strada” come in un film. E poi c’era tutto quello che non ha espresso a parole: lo sguardo rivolto verso il basso, la pazienza che ha dimostrato, al contrario nostro, quando un passante ha interrotto volutamente la ripresa, il timore di venire male in video, i capelli raccolti in due codini e il suo sorriso rassicurante. Quel giorno abbiamo preso l’autobus con lei per accompagnarla alla mensa della Caritas di Colle Oppio, ma arrivati a destinazione l’abbiamo persa di vista tra la folla in fila per un piatto di pasta. Non siamo riusciti a salutarla, convinti che l’avremo ritrovata lì, all’entrata della stazione Termini, la sua casa. E invece Andrea dopo qualche giorno è stata ammazzata. Ci hanno messo poco per ucciderla: era gracile, non poteva correre, difendersi. Un calcio al torace e si è accasciata subito a terra. 

Le indagini. “Non c’è nessuna novità e anche se ci fosse non potrei parlarne”, ci ha detto Francesco Polino, il magistrato che si occupa del caso, “le indagini sono aperte contro ignoti e sono state prorogate senza un termine”. Si continua, dunque, ad indagare anche se sono ancora molti gli interrogativi a cui per ora non c’è risposta. Sul binario dove è stata uccisa era stato appena aperto un cantiere che ha permesso agli assassini di agire indisturbati. Non si sa neanche quante fossero le persone che l’hanno aggredita. “Non sono stati ripresi dalle telecamere”, ha affermato Polino. Ma ci chiediamo come sia possibile che una giovane possa essere ammazzata in un luogo pubblico, come la stazione di una Capitale, senza che nessuna telecamera abbia filmato i killer che si allontanavano a notte fonda. Forse individuarli tra tutti i video è impossibile, ma in qualcuno di essi potrebbe esserci il loro volto. Sembra anche che non abbiano lasciato nessuna traccia sul suo corpo, nonostante l’abbiano uccisa a calci, pugni e bastonate. Si confida nel fatto che la magistratura abbia effettuato tutti i rilievi necessari, anche perché Andrea potrebbe essere presto cremata: è stata sepolta al cimitero di Prima Porta, nel campo dove vengono seppellite a spese dell’Ama, l’azienda di raccolta rifiuti di Roma, le persone che non hanno nessuno al mondo. Nel 2012 a Roma erano 260. Per far posto ad altri corpi, si cremano quelli che stanno lì da più tempo. Non c’è nessuno che si può opporre perché la sua famiglia non è stata mai rintracciata. 

L'intervista ad Andrea alcuni giorni prima che fosse uccisa alla stazione Termini
Andrea, la trans uccisa alla stazione termini - video

Quale movente? Subito dopo la sua morte, si è pensato che Andrea fosse stata uccisa perché finita in un giro di droga e prostituzione ma neanche su questo c’è certezza. Polino ci ha assicurato che tutti i testimoni sono stati ascoltati. Eppure alcuni dei suoi amici, proprio le persone con cui l’avevamo incontrata poco prima di morire e che vivevano con lei a Termini, non sono stati interrogati. Inoltre, la magistratura non era a conoscenza della sua ultima intervista, nonostante lo avessimo segnalato più volte alla polizia. Ci hanno chiesto di depositare agli atti il video: probabilmente non sarà determinante per il prosieguo delle indagini, ma è comunque un elemento in più.

Se non ci fosse stato quel video a raccontare un po’ della sua vita, a mostrare che era morta una persona come noi, probabilmente Andrea neanche avrebbe avuto un funerale. E invece, la cerimonia è stata pagata dalla Caritas e dal Cesv. Erano presenti perfino il sindaco Ignazio Marino e l’allora ministro dell’integrazione Cecile Kyenge, ma c’erano anche volontari, gente comune e i giornalisti delle maggiori testate, tutti lì per Andrea.
Abbiamo provato a sentire monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas romana, che aveva celebrato il funerale ma non ha voluto parlare. Ha fatto sapere che per lui è una storia ormai conclusa. Francesca Danese, all’epoca presidente Cesv e oggi assessora alla Politiche Sociali di Roma, ha invece affermato: “Provo grande amarezza nel sapere che chi ha ucciso Andrea è ancora libero. La ricordiamo tutti i giorni, nelle azioni che concretamente facciamo verso i senza fissa dimora. Con il progetto Sos (Sala Operativa Sociale) diamo accoglienza agli adulti che non hanno una casa”. Per padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli: “Andrea era scappata dalla Colombia perché transessuale ma in Italia non ha trovato accoglienza ma morte. Il suo ricordo deve spronarci ad aiutare le persone fragili, indifese che si trovano nella sua stessa situazione. Sono dimenticate in vita e dopo la morte: molte non hanno avuto neanche una degna sepoltura”, ha detto Ripamonti. 

27 dicembre 2013, l'ultimo saluto ad Andrea
Funerale Andrea

Una morte dimenticata. Oggi nessun telegiornale ricorderà Andrea, nessuno chiederà giustizia per la sua vita, nessuno porterà un fiore sul luogo dove l’hanno lasciata agonizzare. Era una invisibile tra gli invisibili: straniera, trans, disabile e senza fissa dimora. Forse è per questo che la sua morte sembra non riguardarci più. Una morte di “serie b”, di cui possiamo scordarci senza troppi sensi di colpa. Eppure ci riguarda e non solo perché ci sono degli assassini che non stanno pagando per quello che hanno fatto. Avrebbe dovuto riguardarci anche la sua vita, l’esistenza di una giovane di 28 anni che viveva in una stazione, resa disabile da chi ripetutamente l’aveva picchiata e senza possibilità di trovare un lavoro. Nessuno si è interessato a lei quando era viva. Ma almeno la sua morte non può essere inutile: anche se sono passati due anni, si devono cercare nuovi elementi per le indagini. Deve essere fatta giustizia per Andrea e per tutte quelle persone di cui nessuno ha mai scritto, per tutte quelle vite abbandonate negli obitori a cui nessuno ha celebrato un funerale, per gli ottomila senzatetto di Roma che vivono ai margini, con le stesse paure e sogni di Andrea, dimenticati come lei (Maria Gabriella Lanza)

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