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Grazie a una app per cellulare e tablet, Torino vara la raccolta differenziata 2.0

E’ un progetto sperimentale “Onde”, promosso da Cidu servizi in collaborazione con il Politecnico di Torino, Nord Engineering e con la società Moltosenso. Grazie a 3 app i cittadini comunicano con l’azienda rifiuti, che effettua la raccolta solo a cassonetti pieni

29 luglio 2015

TORINO - Da sempre sono tra i più grandi crucci delle pubbliche amministrazioni: solo due settimane fa, la Corte di giustizia europea ha condannato l'Italia a pagare una maxi multa da 20 milioni di euro per la vecchia querelle dei rifiuti in Campania, il cui sistema di raccolta non è mai stato adeguato agi standard Ue. Sulla gestione della "monnezza" le Giunte vengono elette e mandate a casa, i sodalizi criminali costruiscono fortune, ma a pagare alla fine sono quasi sempre i cittadini: secondo l'ultimo rapporto di Legambiente, sono  appena 350 (su un totale di circa 8 mila) i comuni che nel 2014 sono riusciti a guadagnarsi la qualifica di "rifiuti free", producendo un quantitativo di secco indifferenziato inferiore a 75 chilogrammi per abitante. Per gli altri (che viaggiano su una media nazionale di 550 kg annui pro capite), l'obiettivo resta incrementare il più possibile la differenziata, dal momento che è lo smaltimento in discarica a determinare la maggior parte dei costi e dei danni ambientali e per la salute.

Una possibile risposta, in questo senso, arriva da Torino, dove il Politecnico ha unito le forze con Cidu servizi, Nord Engineering e con la società “Moltosenso", per tracciare la strada verso quella che potrebbe diventare la “differenziata 2.0”. Che oggi, in undici comuni della cintura torinese, si effettua con il supporto di tre semplici app per tablet e smartphone, dedicate rispettivamente a cittadini, all’azienda per la raccolta dei rifiuti e allE pubbliche amministrazioni. Si chiama Onde (acronimo di Optimization for Networked Data in Envinronmental Urban) ed è un progetto sperimentale che sfrutta l’analisi dei cosiddetti Big data per ottimizzare la raccolta dei rifiuti, a partire dall’analisi dei comportamenti del cittadino stesso.

“L’obiettivo - spiega Iskender Forioso, ideatore del progetto - è arrivare a un sistema in cui il cittadino paghi per i rifiuti che effettivamente produce, ciò che nel mondo anglosassone è definito ‘pay as you throw’. Per far questo, c’è bisogno di ottimizzare l’intero ciclo di raccolta, mettendo in rete tutti gli attori che vi sono coinvolti. Noi abbiamo operato in un territorio piuttosto esteso, su una platea di 150 mila persone, e i risultati finora sono decisamente incoraggianti: basti dire che ad oggi siamo riusciti a eliminare un turno di raccolta dell’azienda”.

Nei comuni coinvolti, tutti i cassonetti interessati sono contrassegnati con il logo del progetto, e con un codice che può essere scansionato da tablet e cellulare, in modo da connettersi direttamente alla pagina da cui scaricare l’app dedicata ai cittadini. Sulla quale, questi ultimi potranno visualizzare l’intera mappa dei raccoglitori sul territorio servito, oltre ai mezzi in movimento e al calendario dei servizi di raccolta porta a porta. “L’applicazione - prosegue Forioso - permette inoltre di fare un raffronto tra cittadini rispetto alle abitudini di conferimento dei rifiuti, in modo da stimolare comportamenti virtuosi”.  L’applicazione per l’azienda, invece, è progettata per ottimizzare i turni delle squadre di raccolta, eliminando i viaggi inutili: ogni contenitore del progetto Onde è dotato infatti di sensori che ne segnalano il livello di riempimento, comunicandolo direttamente all’azienda  tramite una funzionalità della app. “Parallelamente - spiega Forioso - le pubbliche amministrazioni possono monitorare, con la rispettiva app, il funzionamento della raccolta, controllando in tempo reale come i loro fondi vengono effettivamente utilizzati”.

Detta così, pare l’uovo di Colombo. E le richieste di adesione al progetto, in effetti,  iniziano ad arrivare a pioggia da molti dei comuni circostanti. Resta però da vedere se un simile modello potrà davvero trovare spazio nel resto del paese; dal momento che, oltre allo spreco di risorse, si andrebbe a eliminare anche uno degli affari più redditizi per le organizzazioni malavitose nostrane (ams)

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