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Bimbo autistico portato via alla madre. Che accusa: "Lo calmano coi farmaci"

Portato via dai carabinieri il 29 dicembre scorso a Trieste, A. da allora vive in una comunità non terapeutica. La mamma: “Il fratellino propone di offrire alla comunità i bambini del centro estivo, per avere in cambio A. Il giudice è in ferie, il provvedimento non arriva, nonostante le pressioni di Lorenzin e Binetti”

05 agosto 2015

ROMA - Sono ormai 7 mesi che A. vive in casa famiglia, separato dal fratellino e dalla mamma, accusata di non avergli somministrato la terapia prescritta dal medico per controllare i suoi disturbi dello spettro autistico: “Le sue condizioni sono decisamente peggiorate, la comunità che lo ha accolto non è terapeutica – spiega Carlo Hanau, che fin dall’inizio ha seguito con attenzione e preoccupazione la vicenda -. E’ una struttura che accoglie bambini con famiglie problematiche: hanno portato A. lì, convinti che il problema fosse appunto la mamma. Ora si stanno rendendo conto che le cose non stanno affatto così”. E la situazione sta diventando sempre più drammatica: “Giorni fa, quando non c'erano gli educatori,  ha avuto una brutta crisi – racconta la mamma – lo hanno portato al pronto soccorso col 118, senza neanche avvertirmi. Lì c’era il solito medico, quello che gli aveva già prescritto un altro antipsicotico, il risperidone, e gliene ha somministrato e prescritto un altro, la promazina, per dieci giorni, a dosi molto superiori a quelle indicate nel ‘bugiardino’, che prevede l'uso del farmaco in bambini sopra i 12 anni, mentre A. ne ha soltanto 9. Poi lo hanno rispedito in casa famiglia quasi subito, senza neppure attendere eventuali effetti collaterali”. Intanto, “stiamo aspettando il provvedimento del Tribunale dei minorenni: doveva arrivare qualche giorno fa, ma ora mi è stato detto che il giudice è in ferie, forse se ne riparla forse a settembre. Intanto, tutti i giorni lo portano a un centro estivo, insieme ad altri 100 bambini e senza un educatore esperto a lui dedicato. Quello che sta accadendo è inverosimile”. 

- Sdegnato anche Hanau: “Il bambino è peggiorato da quando è stato allontanato dalla mamma. ha continuato a frequentare la scuola soltanto due ore al giorno, tanto che volevano fargli ripetere un'altra volta la seconda elementare. Ho sollecitato un intervento dell’autorità scolastica e siamo riusciti ad evitare almeno quest’ennesimo errore. Ma gli hanno cambiato scuola, contro la volontà della madre, che voleva conservare ad A. i compagni che si era fatto quest'anno. Dal punto di vista giuridico, però, è tutto fermo”. Eppure, sembrava che la situazione si sarebbe quanto meno affrontata, dopo gli interventi della deputata Binetti, della ministra Lorenzin e del sottosegretario De Filippo sul caso, che avevano sostenuto la posizione della mamma e manifestato perplessità e contrarietà verso l'allontanamento. Questa misura ha peraltro provocato l’interruzione di “un percorso terapeutico presso l'Irccs di Udine, specializzato in questi disturbi dell'infanzia, che stava dando buoni frutti – racconta la mamma –. La ragione ‘ufficiale’ è che non ci sono i fondi e il bambino può essere curato soltanto nel luogo di residenza. Ma qui vive in una comunità che non ha risorse adeguate a prendersi cura dei suoi disturbi e che, di fronte a una crisi seria, lo ha riconsegnato nelle mani di quel medico che l'anno scorso gli aveva prescritto una terapia rivelatasi dannosa, senza neanche prendere atto degli effetti indesiderati! Io non ne posso più, non capisco perché A. debba stare con le suore sotto calmante e perché il giudice non abbia ancora preso una decisione: devo pensare che a Trieste i bambini con disturbi dirompenti rischino di essere portati via alle famiglie e rinchiusi in comunità, lontani dai loro affetti?”. 

Intanto, la mamma può vedere A. soltanto tre volte a settimana “e lo trovo sempre ansioso. Nella maggior parte dei casi mi impediscono di portare con me il fratellino, che mi chiede continuamente di lui e vorrebbe incontrarlo. Devono frequentare anche due centri estivi diversi, anche se loro vorrebbero stare insieme: ma così è stato disposto. Il fratellino si affeziona ai bambini problematici, perché dice che gli ricordano A. E giorni fa mi ha detto di avere un’idea per far tornare a casa A.: portare alla comunità i ‘bambini cattivi’ del centro estivo e avere in cambio suo fratello! Tutto questo è devastante, spero che, al ritorno dalle ferie, il giudice prenda subito una decisione. E che sia quella giusta! Perché noi rivogliamo A. E lui ha bisogno di noi”. (cl)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Casa famiglia, Carlo Hanau, Psicofarmaci, Autismo

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