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Carcere, l’estate immobile. E anche fare volontariato diventa difficile

Sono 15 mila, secondo il Dap, i volontari che ogni giorno svolgono centinaia di attività che coinvolgono quasi la metà dei detenuti. De Robert: non andiamo in ferie, ma la carenza del personale ci impedisce di operare. Ferrari: siamo diventati succubi dell’istituzione

11 agosto 2015

- ROMA – Anche in estate - soprattutto in estate - il volontariato in carcere non si ferma. Quando le attività si interrompono, il personale penitenziario si riduce per le ferie rendendo difficile la gestione quotidiana e il caldo arroventa le celle, l’impegno dei volontari diventa indispensabile.

I NUMERI
Sono 15 mila i volontari che, secondo i dati del Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap), varcano ogni giorno le carceri italiane per garantire attività che raggiungono quasi la metà delle persone detenute. La maggior parte sono attività culturali: ne sono censite 353, cui partecipano circa 10.700 detenuti. Si tratta di laboratori di vario genere, redazioni di giornali, incontri, seminari. Arti visive, cinema e teatro (244 attività) coinvolgono 4.450 detenuti. I volontari garantiscono anche attività sportive (110), che raggiungono circa 2.300 ristretti. Le circa 60 attività di animazione, giochi da tavolo, tornei e spettacoli di vario genere coinvolgono 3.800 persone. 137 i laboratori formativi (cucito, grafica, informatica, legatoria, falegnameria, cucina e creazione di manufatti artigianali) frequentati da 1.200 detenuti.
L’impegno del volontariato si concentra anche sul sostegno alla genitorialità con 67 progetti che comprendono animazione per i bambini e gruppi di riflessione. Sempre più frequente anche la pet therapy: le 15 iniziative attive coinvolgono 215 detenuti. Infine, 250 le iniziative di sostegno morale e materiale con gruppi di ascolto e orientamento e sostegno economico. I detenuti possono inoltre fruire della consulenza legale, amministrativa e previdenziale fornita da 48 sportelli.
“I numeri sono positivi, anche se non distinguono tra volontari ‘occasionali’ e volontari stabili e questo rischia di far nascere equivoci – sottolinea Luisa Prodi, presidente del Seac-, equiparando chi in carcere ci entra una volta con chi invece lo fa in modo abituale”.

ANTIDOTO ALLA SOLITUDINE
“Ilperiodo estivo è molto duro – commenta Daniela De Robert dell’associazione romana Vic/Volontari In Carcere – In carcere c’è ancora meno: meno attività, meno possibilità di svago, meno relazioni. È anche per questo che l’estate è cronicamente il momento in cui si registra un picco di suicidi, perché tutto è lento, tutto è fermo e anche la sofferenza è maggiore”. Il volontariato tendenzialmente non va in ferie, ma si deve comunque scontrare con l’impossibilità di svolgere attività per la carenza del personale di sorveglianza: “Continuiamo con i centri di ascolto, la nostra presenza è garantita – continua De Robert – E intensifichiamo il nostro ruolo di ‘ponte’ tra il detenuto e l’esterno, soprattutto con la famiglia e il magistrato di sorveglianza”.
“Il principale problema in questo periodo è che non in tutte le carceri è garantita ai volontari la stessa possibilità di accesso dei mesi invernali. Così d’estate la giornata è molto più lunga senza attività” aggiunge Prodi. Per Livio Ferrari, volontario del Centro francescano d’ascolto di Rovigo, la sospensione estiva rende la vita in carcere ancora più difficile: “Si finisce a guardare per 22 ore il soffitto e la tensione può aumentare innescando possibili conflitti”.

VOLONTARIATO SUCCUBE
Per Ferrari la maggiore presenza di volontari è un fattore positivo, “ma al contempo dobbiamo ammettere cheil volontariato negli ultimi anni ha perso terreno tornando in posizione succube nella sua relazione con le istituzioni – spiega – Questo perché non ha saputo rappresentarsi, preferendo il lavoro sul campo e rinunciando a ‘contrattare’ il proprio ruolo. Ogni vittoria, ogni riconoscimento non valgono in eterno: il nostro ruolo deve sempre essere rinegoziato e negli ultimi anni così non è stato”.
Anche De Robert riconosce che tutto il terzo settore “dovrebbe avere un ruolo istituzionale riconosciuto e una posizione paritaria, cosa che al momento non accade”, ma allo stesso tempo sottolinea che gli Stati generali della pena vedono la presenza attiva del volontariato e che il contributo è talmente riconosciuto da essere quasi dato per scontato. (gig)

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Tag: Detenuti

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