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Sudafrica, mezzo milione di bambini disabili non va a scuola

Rapporto Human rights watch. Le scuole “tradizionali” spesso rifiutano l'iscrizione a chi a una disabilità: non restano che le scuole “speciali”: che però sono lontane e chiedono una tassa. Una mamma: “Da quando mio figlio va a scuola ci alziamo ogni mattina alle 4 e paghiamo 32 euro al mese per il trasporto”

18 agosto 2015

ROMA – Oltre mezzo milione di bambini con disabilità in Sud Africa sono esclusi sistema scolastico: è quanto rivela Human rights watch in un rapporto di 94 pagine pubblicato oggi, dal titolo “Complice nell'esclusione: il fallimento del Sud Africa nel garantire un'istruzione inclusiva ai bambini con disabilità”. Il rapporto evidenzia come, in cinque delle nove province del paese, i bambini disabili debbano affrontare non solo barriere fisiche, ma anche una cultura discriminatoria, fin dalla nascita. L'accesso alla scuola è addirittura precluso alla maggior parte dei bambini disabili sudafricani, sebbene proprio il Sudafrica sia stato tra i primi paesi a ratificare, nel 2007, la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e malgrado il governo porti avanti, già dal 2001, una politica dell'inclusione: politica che però, finora, pare non sia riuscito a mettere in pratica. Tanto che la maggior parte delle già poche risorse destinate all'istruzione per i bambini disabili dirottate alle scuole “speciali”, assai lontane dal modello di educazione inclusiva e per tutti. 

Foto Elin Martìnez/Human Rights Watch
Amanda, bambina disabile sudafricana

Di fatto, contrariamente ai proclamati impegni governativi e agli obblighi internazionali, molti bambini con disabilità possono accedere solo alle scuole speciali anche perché, in mancanza di una conoscenza adeguata della disabilità e di una formazione specifica per gli insegnanti, questi ultimi non sono in grado di lavorare con gli alunni disabili in classe: Human rights watch, a tal proposito, riferisce di aver trovato nelle scuole tradizionali bambini disabili vittime di violenze psicologiche o decisamente abbandonati a se stessi. 

Ma anche accedere alle scuole speciali non è facile, visto che le liste d'attesa sono molto lunghe: “Abbiamo provato a inserirlo in una scuola tradizionale – racconta la mamma di un ragazzo Down - ma ci hanno detto che, poiché non era come gli altri bambini, non erano in grado di insegnargli. Ci è stato detto che ci avrebbero chiamato non appena ci fosse stato un posto libero in una scuola speciale, ma stiamo aspettando da un anno”. Un'altra mamma, che ha un figlio di 11 anni con spina bifida, si è rivolta a ben nove scuole speciali, prima di riuscire a iscrivere suo figlio. Ma questa scuola è lontana e chiede una tassa, come spesso accade nel circuito di queste scuole “specializzate”. “Da quando Lesley va a scuola – racconta questa mamma nel video pubblicato da Human rights watch - ci alziamo ogni mattina alle 4. Ci vuole un'ora per arrivare a scuola. E il servizio di trasporto costa 32 dollari al mese”. E proprio questa spesa, unita alla distanza di queste strutture, scoraggia molte famiglie, in molti casi indigenti, dal mandare il figlio disabile a scuola. 

Foto Elin Martìnez/Human Rights Watch
Shipo, ragazzo disabile sudafricano

Di qui, le richieste rivolte da Humn right watch al governo: primo, “garantire che tutti i bambini e i giovani con disabilità abbiano accesso a una formazione di qualità”: per far questo, occorre innanzitutto “una raccolta di dati precisi su quanti bambini con disabilità rimangono oggi fuori dalla scuola”. Secondo, “il governo dovrebbe adottare una nuova politica, chiedendo a tutti i governi provinciali e alle scuole di garantire che tutti gli studenti con disabilità possano completare l'istruzione di base, e che questi abbiano l'opportunità di frequentare le scuole ordinarie, senza subire discriminazioni e violenze”. Terzo, “il governo dovrebbe garantire che tutti i bambini con disabilità e le loro famiglie siano adeguatamente consultate rispetto all'inserimento scolastico. Per rispettare i suoi obblighi internazionali, il governo dovrebbe poi rimuovere le tasse scolastiche e le altre barriere finanziarie che impediscono i bambini con disabilità di andare a scuola”. 

“L'istruzione inclusiva è un diritto, non un privilegio – afferma Samantha Rau Barriga, direttrice della sezione “Disability rights” di Human rights watch – e investire in scuole che includano i bambini con disabilità significa che apprenderanno le competenze di base e impareranno a essere indipendenti e questo porterà, a lungo termine, a una comunità più inclusiva e accogliente”. Alcune interviste e testimonianze significative sono state raccolte da Human rights watch nel video che sintetizza i contenuti del Rapporto.

© Copyright Redattore Sociale

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