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Lascia la telecamera e abbraccia il bimbo siriano, reporter commuove il web

Sta facendo il giro della rete l’immagine che ritrae Vincenzo Taranto di TV 2000, mentre prende in braccio un bambino, sfinito dal viaggio, e lo conduce al campo profughi. Tanti gli attestati di stima: “C’è chi sgambetta e chi prende in braccio, orgoglio per tutti noi”

14 settembre 2015

Il reporter Vincenzo Taranto di TV 2000, con in braccio il bimbo siriano. Foto: Vito D’Ettorre
Vincenzo Taranto di TV 2000, mentre prende in braccio il bimbo siriano

ROMA – Da una parte la telecamera, dall’altra un bambino siriano che lo guarda teneramente mentre finisce di mangiare il suo biscotto. Sta facendo il giro del web la foto che ritrae il cameraman italiano Vicenzo Taranto, operatore di TV 2000, mentre prende in braccio un bambino, sfinito dal viaggio, e lo porta fino al campo profughi di Rozske.

- L’istantanea  scattata al confine tra Serbia e Ungheria dal giornalista e collega Vito D’Ettorre, sta diventando la foto simbolo della risposta italiana alle immagini, circolate in questi giorni, che ritraggono una giornalista ungherese, Petra Laszlo, mentre prende a calci i profughi che tentavano di fuggire dalla polizia.

In particolare, la sequenza in cui si vede Laszlo (poi licenziata dalla sua emittente per le polemiche) far cadere con uno sgambetto un papà che tenta di scappare portando in braccio suo figlio, ha suscitato sdegno a livello internazionale. “La foto più bella è questa, scattata lungo il confine tra Serbia e Ungheria – scrive D’Ettorre sulla sua pagina Facebook - Vincenzo Taranto, qui a Rozske, che prende in braccio un bimbo siriano. Sfinito per il lungo viaggio a piedi, si lascia prendere in braccio fino al campo profughi”. E tantissimi sono gli attestati di stima nei confronti del video maker italiano. C’è chi scrive: “reporter di un'altra pasta.... italiani fino alla fine”, “immagini come queste dovrebbero essere la regola”. E ancora: “c’è chi sgambetta e chi prende in braccio, bravissimo!” “Grazie Vincenzo, sei un orgoglio per tutti noi”.

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