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Migranti, è il cibo la vera "ricetta" dell'integrazione: quasi la metà mangia italiano

Ricerca del Censis sulle abitudini alimentari dei migranti. Dopo cinque anni in Italia, il 45% degli stranieri consuma abitualmente cibi italiani. "Il processo di integrazione attraverso il cibo è quello più soft ma anche il più invasivo", commenta Giuseppe De Rita

24 settembre 2015

Cibo e integrazione

MILANO - Nel loro primo anno di vita in Italia mangiano ogni giorno piatti tipici del Paese d'origine. Dopo cinque anni solo in occasioni speciali e quotidianamente sulla loro tavola ci sono pane, spaghetti, pizze o formaggi. È quanto emerge dalla ricerca "Ricette italiane di integrazione" condotta dal Censis e presentata oggi a Expo. Su 1.231 stranieri intervistati in strada a Milano, Roma e Palermo, quelli che consumano ogni giorno cibo italiano sono solo il 13,5% tra quelli in Italia da meno di un anno, il 34,7% tra coloro che ci abitano da uno a cinque anni e ben il 45,7% per chi ormai ci risiede da oltre cinque anni. All'81,7% di tutti gli intervistati, comunque, il cibo italiano piace e il 71,9% sa cucinare piatti tipici del nostro Paese. "Siamo stati sempre un paese in cui l'alimentazione è legata al territorio, alla propria cultura locale -spiega Giuseppe De Rita, presidente del Censis-. Per questo i migranti ci sentono più vicini. Inoltre capiscono che il nostro modo di ragionare è che non ci accontentiamo di un piatto solo, non mangiamo solo il piatto della nostra regione. Abbiamo invece il valore della diversità del cibo. Queasto ci permette di accettare altri cibi e ci permette di offrire allo straniero la possibilità di sperimentare qualcosa di diverso. Il processo di integrazione attraverso il cibo è quello più soft ma anche il più invasivo".

Il cibo è inoltre occasione di scambio culturale. Il 40,5% degli stranieri dichiara di aver cucinato per amici o conoscenti italiani piatti del proprio paese d'origine e il 37% si è trovato ad insegnare le proprie ricette ad italiani. Inoltre, il 50,2% ha partecipato a pranzi o cene a base di cucina multietnica. "I piatti della propria tradizione rappresentano per tutti gli intervistati una parte importante dell'alimentazione - si legge nella ricerca, soprattutto perché riescono a nutrire l'anima, consentendo di rivivere, anche solo per il tempo di un pasto, l'atmosfera e i sapori di casa". (dp)

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