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Migranti, da Lampedusa a Bolzano: la Carta "per cambiare la politica ottusa"

Nella città di confine si svolge una delle iniziative più importanti per commemorare la strage del 3 ottobre 2013. Si discuterà il documento del senatore Luigi Manconi, che punta su quattro provvedimenti “essenziali” e “prioritari”

02 ottobre 2015

- ROMA – Diritto d’asilo europeo, ammissioni umanitarie e reinsediamento, superamento del regolamento di Dublino e una politica per gli ingressi regolari in Italia e in Europa. Sono questi i quattro provvedimenti “essenziali” e “prioritari” racchiusi nella Carta di Bolzano, il documento elaborato dal presidente della Commissione diritti umani del Senato, Luigi Manconi, che sarà lanciato domani, durante un’iniziativa in memoria delle vittime del 3 ottobre.

L’evento, dal titolo “Bolzano, frontiera d’Europa”, si terrà all’interno della stazione, in cui da gennaio a oggi sono transitati in media 100/150 migranti al giorno (circa 21 mila in totale) provenienti da Roma, e ancor prima dai luoghi dello sbarco, per oltrepassare il confine. “Abbiamo scelto Bolzano – spiega Manconi – per  ampliare il discorso sull’immigrazione anche sotto il profilo geografico e territoriale, verso altri luoghi di passaggio e dolore. Le frontiere attraverso cui transitano gli esseri umani sono molte, spesso vengono ignorate o guardate distrattamente. Lampedusa è una di queste, e lì si è consumata una delle più grandi tragedie dell’immigrazione. Il nostro obiettivo è considerare queste frontiere tutte insieme affinché quella terribile esperienza di coraggio e dolore possa servire per tentare di cambiare la politica gretta e ottusa dell’Europa”. La Carta di Bolzano si compone di quattro provvedimenti, alcuni dei quali applicabili già con le norme vigenti: a cominciare dalle misure contenute nel regolamento Dublino III.

Oltre il Regolamento di Dublino 
“Il regolamento di Dublino è oggi considerato una camicia di forza perché noi lo subiamo come tale – spiega Manconi – ma con le misure vigenti possono essere fatte cose importanti, a cominciare da un ricorso assai generoso ai ricongiungimenti familiari”. Secondo la Carta di Bolzano, dunque, il primo passo per la condivisione di un sistema comune d’asilo a livello europeo è la più ampia applicazione di tutti quegli strumenti che esso già offre, a partire dal rispetto del principio dell'unità familiare e di alcune clausole. Quella di sovranità, cui ha fatto ricorso la Germania a favore dei profughi siriani, e quella umanitaria che permette a qualsiasi paese membro, pur non essendo competente dell’esame della domanda, di diventarlo per “ragioni umanitarie fondate in particolare su motivi familiari o culturali”. Laddove si individuino esigenze tali da permettere al richiedente di poter realizzare il proprio progetto di vita in un altro Stato membro, quindi, questi meccanismi di mobilità interna all'Ue vanno attivati prioritariamente. Il regolamento di Dublino va superato – continua Manconi - ma non deve diventare un alibi. La Germania lo ha già utilizzato intelligentemente. Si può fare ancora”.

Diritto d’asilo europeo  
La seconda proposta è quella di una legislazione europea unificata in tema di asilo. “In ogni paese europeo è in vigore un sistema differente riguardo alla richiesta di asilo e alle politiche di accoglienza – spiega la carta -. Se ci fosse in Europa un sistema comune e uniforme, diminuirebbe il numero dei movimenti interni non regolari di profughi”.

Ammissione umanitaria e reinsediamento  
Al terzo punto della Carta – spiega ancora il presidente della Commissione diritti umani - torniamo su un’antica idea che in questi due anni è stata avanzata diverse volte, quella dell’ammissione umanitaria, cioè della creazione nei paesi di transito di una rete di presidi realizzata dalle diplomazie dei diversi paesi in accordo con l’Unhcr. Utilizzando uno strumento che già esiste, si può realizzare un’anticipazione della richiesta di protezione, il cui primo esito è l’arrivo di migranti legali sicuri – continua – una sorta di pronto soccorso per ridurre al minino i viaggi illegali”. L’obiettivo è quello di una strategia a livello europeo di anticipazione/avvicinamento della richiesta di protezione internazionale nei paesi di transito, dove i profughi vengano accolti temporaneamente per poi essere trasferiti con mezzi legali e sicuri in Europa, nello Stato membro cui chiederanno asilo, individuato innanzitutto in considerazione dei legami familiari del profugo. “Un ulteriore strumento che potrebbe essere, da subito, utilizzato – aggiunge Manconi - è il rilascio di visti umanitari, direttamente emessi dalle rappresentanze diplomatiche dei singoli paesi per evidenti ragioni d'urgenza, fondate in particolare su motivi familiari, di studio o professionali”.

Una più intelligente politica per l’ingresso 
Infine, l’ultimo punto riguarda  “l’enorme buco dell’immigrazione regolare”, anche quella cosiddetta economica. “Ritengo che la distinzione tra migrante economico e profugo sia assolutamente impropria – spiega Manconi – essa è negata dalla realtà e da tutti gli studi scientifici a livello internazionale. Tutto ciò di cui parliamo ha a che fare con due categorie: la demografia e l’economia. La questione umanitaria nasce dalla crisi di queste due categorie”. Nel documento si chiede dunque una nuova politica migratoria, europea e nazionale, ispirata da “intelligenza politica, spirito umanitario, senso pratico”. La possibilità di ingresso regolare per motivi di lavoro, di studio e di famiglia nei diversi Paesi europei deve essere garantita in maniera sufficiente a rispondere all'attuale e alla futura domanda. “Oggi, questo comporta inevitabilmente illegalità, precarietà e sfruttamento – si legge nel documento - È necessario invertire la rotta e favorire l'immigrazione regolare semplificando la concessione dei visti. Ed è urgente, almeno in Italia, prevedere altre modalità di ingresso legale, superando l'attuale decreto flussi”. (ec)

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