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"Nuove Terre", quando l’inclusione sociale parte dall’agricoltura

I registi Comencini e Pellarin raccontano in cinque documentari le storie di chi ha avuto una seconda possibilità grazie ai progetti di agricoltura sociale. I cortometraggi, finanziati dal Ministero delle Politiche Agricole, saranno divulgati gratuitamente

30 ottobre 2015

ROMA - Cinque documentari per raccontare le storie di sacrifici, sofferenze ma anche di riscatto di chi ha saputo cominciare una nuova vita grazie all’amore per la terra. I cortometraggi, realizzati dai registi Francesca Comencini e Fabio Pellarin, affrontano il tema dell’agricoltura sociale lasciando parlare in prima persona i protagonisti: disabili mentali, rom, migranti ma anche gente comune che grazie al lavoro nei campi sono tornati a vivere. Il progetto è stato finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole e realizzato da Madcast: i film verranno divulgati gratuitamente.

Cascina Sociale Carlo Alberto: Fare Insieme. Il primo cortometraggio racconta la scommessa vinta di Rachid e Joel, due giovani che hanno fondato l’impresa agricola La Cascina, a Luserna San Giovanni, in Val Pellice. Insieme a loro, c’è Gerardo, un cinquantenne che, dopo aver perso il lavoro, ha dovuto ricostruire la sua vita da capo. Nonostante le differenze di ruoli, età e storie di vita, Rachid, Joel e Gerardo ogni giorno si aiutano e lavorano insieme per far crescere la loro impresa. “Non esiste che questo progetto fallisca” afferma Rashid con sicurezza. Per la regista Comencini, “Rashid e Joel sono ragazzi come noi che hanno studiato ma non hanno trovato un posto di senso oltre che di lavoro nel mondo. Gerardo, invece, è un uomo che all’improvviso è finito in mezzo alla strada. Il loro disagio ci riguarda perché le loro difficoltà possono capitare a chiunque”.

L’Orto dei Ragazzi: la terra come estensione dell’anima. “L’Orto dei Ragazzi” nasce all’interno della cooperativa sociale “Uno di Due” a Torino che da cinquant’anni accoglie giovani in difficoltà. Negli ultimi anni ha ospitato migranti e rifugiati e li ha coinvolti in attività di produzione e vendita diretta di prodotti agricoli. Il progetto si preoccupa non solo dell’integrazione lavorativa ma aiuta gli ospiti anche ad imparare la lingua e a sbrigare le pratiche burocratiche. Le cassette di frutta raccolte vengono consegnate a domicilio: ogni settimana ne vengono prodotte 350. “Quando pianto mi sento in Africa”, racconta Djarra, giunto dalla Libia su un barcone dopo un viaggio in cui ha visto morire il suo migliore amico.

Tenuta della Mistica: “Tutto Giusto”. La Tenuta della Mistica della cooperativa sociale Agricoltura Capodarco a Roma ha aperto le sue porte a persone che hanno disturbi mentali per reinserirli nella società. Un giovane nel raccontare la sua attività nelle terre che coltiva l’ha definita “giusta”, una esperienza gli ha restituito il senso della sua vita.

Le Agricole: quando la terra fortifica la persona. La sfida della cooperativa sociale “Le Agricole” a Lamezia Terme è appena cominciata. Angela, la responsabile del progetto, da quando aveva sette anni ha aiutato la sua famiglia nei campi: oggi coltiva la terra insieme a donne rom, disabili mentali e down. Anche se i terreni sono stati messi in coltivazione da poco e la produzione è scarsa, afferma fiduciosa: “La terra rende forte l’uomo e aiuta a far tornare sano chi ha problemi psichiatrici”.

Paterna: una storia umana e politica. In provincia di Arezzo dal 1978 opera la cooperativa agricola Paterna. In quell’anno, in seguito all’approvazione della legge Basaglia, Moreno uscì dall’ospedale psichiatrico e venne inserito nell’attività agricola della cooperativa. Ancora oggi, nonostante l’età, dà una mano a chi gli ha concesso una seconda possibilità. Una storia di riscatto che dimostra che cominciare una nuova vita è sempre possibile. 

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Tag: Nuove Terre, Agricoltura sociale, Inclusione sociale

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