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A Prato il Papa ricorda i cinesi morti in fabbrica: tragedia dello sfruttamento

Il Pontefice in piazza Duomo, ricordando i cinesi morti nel rogo all’interno del capannone due anni fa, parla di “contrasto alla cultura dell’indifferenza”. E ha aggiunto: “La sacralità di ogni essere umano richiede per ognuno rispetto, accoglienza e un lavoro degno"

10 novembre 2015

PRATO – “Vi ringrazio per gli sforzi costanti che la vostra comunità attua per integrare ciascuna persona, contrastando la cultura dell’indifferenza e dello scarto”. Lo ha detto Papa Francesco in piazza del Duomo a Prato, città dove è forte la presenza di migranti cinesi. Il Papa ha ricordato i 7 morti di nazionalità cinese morti due anni fa nel rogo del capannone dove vivevano e lavoravano.

“La sacralità di ogni essere umano - ha detto il Papa - richiede per ognuno rispetto, accoglienza e un lavoro degno; mi permetto qui di ricordare i 5 uomini e due donne di cittadinanza cinese morti due anni fa a causa di un incendio nella zona industriale di Prato, vivevano e dormivano all’interno dello stesso capannone in cui lavoravano, in una zona era stato ricavato un piccolo dormitorio di cartone e cartongesso, è una tragedia dello sfruttamento e delle condizioni disumane di vita e questo non è lavoro degno”.

“In tempi segnati da incertezze e paure – ha detto il Pontefice - sono lodevoli le vostre iniziative a sostegno dei più deboli e delle famiglie, che vi impegnate anche ad “adottare”. Mentre vi adoperate nella ricerca delle migliori possibilità concrete di inclusione, non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà. Non rassegnatevi davanti a quelle che sembrano difficili situazioni di convivenza; siate sempre animati dal desiderio di stabilire dei veri e propri “patti di prossimità””.

Poi ha proseguito: “Non si può fondare nulla di buono sulle trame della menzogna e sulla mancanza di trasparenza. Ricercare e scegliere sempre la verità non è facile; è però una decisione vitale, che deve segnare profondamente l’esistenza di ciascuno e anche della società, perché sia più giusta e onesta. La sacralità di ogni essere umano richiede per ognuno rispetto, accoglienza e un lavoro degno; la vita di ogni comunità esige che si combattano fino in fondo il cancro della corruzione e il veleno dell’illegalità. Dentro di noi e insieme agli altri, non stanchiamoci mai di lottare per la verità!”. 

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