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Il ragazzo autistico potrà continuare la scuola: il ministero risolve il caso

Dopo l'ennesimo caso di “esclusione”, il sottosegretariato Faraone precisa: “Sul caso di Fonni stiamo intervenendo e arriverà soluzione in questi giorni. Ma la scuola non può essere unico luogo di accoglienza”. E nel dibattito sul sostegno, “no a posizioni ideologiche e sindacali”

10 novembre 2015

ROMA - “Siamo in contatto con la nuova preside della scuola di Francesco per trovare insieme una soluzione. Nel giro di pochi giorni il caso sarà definitivamente concluso”: Il ministero dell'Istruzione, tramite il sottosegretario Davide Faraone, conferma così l'imminente risoluzione dell'ennesimo caso di “mancata inclusione”, segnalato in questi giorni a Fonni, in Sardegna. Protagonista un ragazzo di 19 anni, per il quale era stato concordato, da genitori e insegnanti, il rinvio di un anno dell'esame di maturità. Ma a cui poi il preside ha negato, nel settembre scorso, la nuova iscrizione, perché “l'obbligo formativo è stato assolto”. Ora il ministero, informato dagli stessi genitori del ragazzo e sollecitato dall'attenzione mediatica suscitata dalla vicenda, si è attivato “per verificare cosa fosse successo – ci spiega Faraone - Abbiamo sentito il dirigente dell’Ufficio scolastico regionale della Sardegna e i dirigenti scolastici che si sono succeduti nella scuola frequentata dal ragazzo, per capire dove si fosse inceppata la comunicazione”. 

Il caso di Fonni, situazione “complessa”. Una situazione “complessa”, la definisce Faraone, che probabilmente ha a che fare con problemi burocratici e di comunicazione: “non è stato fatto un chiaro passaggio di consegne tra i dirigenti che si sono succeduti e tra questi e la famiglia – riferisce il sottosegretario - La famiglia dava per scontata la nuova iscrizione del ragazzo all’ultimo anno, dal momento che questo non aveva sostenuto gli esami finali”. Pur riconoscendo la responsabilità della scuola, quindi, Faraone tuttavia rammenta che “nel caso di percorsi differenziati, gli alunni sostengono prove differenziate che attestano e certificano le competenze acquisite. In questo caso, quindi, per la scuola era sufficiente l’attestazione al termine degli scrutini, per la famiglia no. Tant’è vero che ha riscritto il ragazzo, ma senza ricevere alcuna risposta a tale richiesta. Dando per scontato che questa fosse stata accettata quando in realtà si è scoperto che così non era”. 

- Scuola non sia unico luogo di inclusione: “la società è ancora indietro”. C'è però un'altra precisazione del sottosegretario, che estende le responsabilità dall'istituzione scolastica alla società tutta: riguarda la scelta stessa di far ripetere l'anno al ragazzo, che potrebbe forse derivare dal fatto che “la scuola resta spesso l’unico luogo di accoglienza e di inclusione reale per i ragazzi con disabilità, soprattutto se questi soffrono di gravi disabilità e in vivono in contesti socio-ambientali 'poveri', con poche risorse economiche e progettuali. Va da sé che i genitori vogliano per i propri figli una crescita in realtà stimolanti e condizioni di vita sane e di buona qualità. E’ per questo, quindi, che spesso chiedono di far restare a scuola i propri figli il più a lungo possibile, non solo per dare loro il massimo di sviluppo delle capacità, ma soprattutto perché si fidano della scuola. Tutto questo, però, è sintomo di una società che, a differenza della scuola, è ancora molto indietro nell’inclusione di ragazzi e ragazze con disabilità, che fatica ancora a riconoscere la diversità come arricchimento”. 

Casi di inclusione mancata, ma “il sistema tutto sommato funziona”. Da parte sua, però, nelle ultime settimane la scuola ha dimostrato in più casi la propria inadeguatezza nell'accogliere situazioni di fragilità: c'è il caso della Campania, quello di Biella e ora questo di Fonni, per citarne solo alcuni. Ma “sui media finiscono casi isolati di 'mal funzionamento' – commenta Faraone – mentre spesso rimane nascosto quello che la scuola fa ogni giorno per l’inclusione. Se si parla di una decina di casi a fronte di oltre 100 mila alunni con disabilità significa che il sistema tutto sommato funziona”. Ma potrebbe funzionare meglio, questo è certo. 

La riforma del sostegno, “no a posizioni ideologiche e barricate sindacali”. Ed è il motivo per cui, proprio in queste settimane, il ministero è al lavoro per una “riforma del sostegno” che crei basi più solide per una piena inclusione. “Abbiamo iniziato un confronto vero con tutti coloro che hanno interesse a migliorare il nostro sistema di inclusione scolastica”, spiega Faraone. E alla domanda su come si possono conciliare posizioni spesso molto distanti, per esempio sull'opportunità e o meno di “carriere separate” e di una formazione specialistica per gli insegnanti di sostegno, il sottosegretariato replica: “Il problema non è discutere di carriere separate sì o no, ma del fatto che i docenti che lavorano sul sostegno debbono essere formati in modo adeguato, all’inizio della loro carriera e anche durante. L’inclusione e il sostegno non possono essere affrontati posizionati su barricate ideologiche o sindacali: al centro devono essere sempre i ragazzi, il loro diritto a formarsi e crescere in maniera libera e sana, il nostro dovere di garantire a tutti una qualità della vita alta”. (cl)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Davide Faraone, Inclusione scolastica, Sostegno scolastico, Autismo

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