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Doping in Russia? Negli ultimi 3 anni la grande ascesa dei paralimpici

Rischio esclusione dai Giochi di Rio 2016 per la Federazione russa di atletica leggera, che deve difendersi dalle accuse di doping. Due settimane fa i paralimpici hanno vinto 69 medaglie ai mondiali di Doha, il doppio rispetto a Londra 2012. Ipc: "Difendiamo gli atleti puliti, studieremo il rapporto"

10 novembre 2015

- ROMA – E’ un terremoto quello che scuote il mondo dell’atletica leggera internazionale dopo il rapporto presentato dalla Commissione di Inchiesta dell’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) contro la Russia, la cui federazione è accusata di aver messo in piedi, con la complicità e l’aiuto di apparati statali, un vero e proprio sistema per nascondere il doping praticato da almeno una parte dei suoi atleti. Un caso giudiziario che è già un caso politico e che dal punto di vista agonistico potrebbe sfociare – questa la richiesta ufficiale – nell’esclusione della Federazione Russa da tutte le competizioni internazionali, ad iniziare dai Giochi Olimpici e Paralimpici di Rio de Janeiro 2016.

Gli organismi internazionali prendono tempo per studiare le carte. Lo fa la Iaaf (la federazione internazionale di atletica leggera che dovrà decidere sull'esclusione) ma lo fa anche il Cio (Comitato olimpico internazionale), e lo fa anche il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) che in una nota pubblicata subito dopo la pubblicazione del rapporto assicura di prendere "molto sul serio i risultati della relazione WADA: nei prossimi giorni studieremo il rapporto in ogni dettaglio per quanto riguarda l'impatto che potrebbe avere sul movimento paralimpico e suii Giochi Paralimpici". "L'Ipc ricorda di avere il compito di "proteggere gli atleti puliti e garantire uno sport pulito per tutti" e assicura che agirà "di conseguenza" se dovesse verificare l'effettiva "violazione del regolamento antidoping".

Quello dell'esclusione degli atleti russi dalle gare di atletica è uno scenario che dal punto di vista strettamente sportivo sarebbe destinato a cambiare in modo radicale gli equilibri. Alle Olimpiadi di Londra 2012 la Russia è stata seconda solo agli Stati Uniti per numero di medaglie conquistate nell’atletica, portandosi a casa appena una medaglia d’oro in meno rispetto agli statunitensi (8 ori totali, oltre a 13 argenti e 7 bronzi per gli atleti russi). Ma la Russia non va forte solo alle Olimpiadi: anche il mondo paralimpico ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, complice anche l’organizzazione dell’edizione invernale dei Giochi di Sochi 2014. Tre anni fa, a Londra 2012, la squadra di atletica leggera russa fu la seconda più medagliata, riportando in patria la bellezza di 36 medaglie, di cui 19 ori, 12 argenti e 5 bronzi, e mettendosi alle spalle nazioni con una storia e una tradizione ben più radicata di sostegno e promozione dello sport paralimpico (e segnatamente, Gran Bretagna – 29 medaglie totali – e Stati Uniti – 28). Davanti ai russi solamente la Cina, con l’impressionante numero di 86 medaglie: una performance che si era portata dietro – a proposito di doping – dubbi e sospetti, in ogni caso mai provati.

Per valutare al meglio l’attuale rapporto di forze fra le varie squadre nazionali, la cosa migliore da fare è dare uno sguardo a come sono andati i recentissimi campionati mondiali di atletica leggera paralimpica, disputati a Doha dal 21 al 31 ottobre. Il confronto fra il medagliere di Londra 2012 e quello di Doha 2015 mette in risalto un notevole miglioramento proprio della Russia, che si piazza sempre al secondo posto generale dietro la Cina, ma avvicinandosi moltissimo. Quello che a Londra era un abisso (86 medaglie cinesi, 36 russe), a Doha è diventato piccolo divario (85 medaglie cinesi, 69 russe). In tre anni i russi hanno distanziato notevolmente gli Stati Uniti (cresciuti sì, ma pur sempre fermi a 39 medaglie) e la Gran Bretagna (31 medaglie totali). Sul totale di 633 medaglie distribuite, i russi se ne sono portate via più del 10%. Con prestazioni personali notevoli per Andrey Vdovin, tre ori nei 100, 200 e 400 metri T37; Evgenii Shvetcov, due ori nei 200 e 400 metri T36; Alexander Rabotnitskiy, un oro negli 800 metri T20 e un bronzo nei 1500; Evgenii Torsunov, oro nel lungo, argento nei 100 e bronzo nei 200 T36; Elena Sviridova, due ori nei 100 e 200 metri T36, oltre un argento; e Margarita Goncharova, tre ori (lungo, 200 e 400 metri T38), oltre a un argento e un bronzo; Dmitrii Safronov, due ori nei 100 e 200 T35.

Finora, sono filtrati - nel ciclone doping - solo i nomi di alcuni atleti olimpici, e di nessun paralimpico. Ma inevitabilmente, almeno nell'impressione collettiva, anche le loro vittorie oggi vengono un poco annebbiate dai dubbi. Nell’attesa di prove certe che sciolgano i dubbi e sperabilmente raccontino che no, quelle medaglie sono state pulite.

Guardando a Rio 2016, però, è certo che un’eventuale squalifica, e dunque un’assenza dalle prossime Paralimpiadi di tutti gli atleti russi (tutti, quelli colpevoli ma anche quelli puliti), cambierebbe di molto le carte in tavola e i rapporti di forza nella disciplina più rappresentativa dei Giochi, l’atletica leggera. E, come avvenuto in passato all’epoca dei boicottaggi politici fra Usa e Unione Sovietica, aprirebbe molte chance di medaglia per un gran numero di atleti per i quali il podio appare oggi un’eventualità improbabile. Se però fra il 1980 (edizione di Mosca) e il 1984 (edizione di Los Angeles) l’assenza degli atleti dai Giochi fu dovuta a scelte di tipo politico che impedirono agli atleti di correre le proprie gare, ora in ballo c’è proprio la lealtà e la correttezza sportiva di chi, secondo l’accusa, vince medaglie sporcate dal doping. (ska)

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