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"Bella e perduta": un pastore, una reggia e un film sulla cultura dimenticata

La pellicola, che unisce realtà e finzione, racconta la storia dell’angelo di Carditello, un pastore che ha salvato la reggia borbonica di Carditello dalla rovina. “È il simbolo di una Italia abbandonata dove sono rimaste solo le persone umili a difendere la bellezza”

12 novembre 2015

"Bella e perduta" locandina

ROMA - Tommaso Cestrone oggi è conosciuto da tutti come l’angelo della reggia borbonica di Carditello. Quando era in vita però era un semplice pastore che nel silenzio e nell’indifferenza delle istituzioni cercava di difendere il suo territorio e di restituire alla bellezza un patrimonio artistico dimenticato. Raccoglieva l’immondizia abbandonata, faceva piccoli lavori di manutenzione e impediva che i ladri continuassero a saccheggiare e a devastare la residenza. Il film “Bella e perduta”, presentato questa mattina a Roma, racconta la sua storia ma anche quella del nostro Paese e della sua rovina.   

“Il progetto nasce dall’idea di fare un viaggio in Italia lungo tutto lo stivale. Partendo dalla Campania ci siamo imbattuti in Tommaso Cestrone: il racconto di questo pastore che volontariamente si prende cura della reggia e accudisce i bufali maschi che altrimenti verrebbero uccisi perché non producono latte, doveva essere un episodio del film”, ha raccontato il regista Pietro Marcello. “Poi nel corso delle riprese Tommaso è morto a causa di un infarto e ci è sembrato importante trasformare il nostro lavoro in un film che è al tempo stesso un documentario e una fiaba contemporanea”.

La storia della Reggia di Carditello è il simbolo della società in cui viviamo, dove i beni culturali e ambientali vengono abbandonati e distrutti. Voluta da Carlo di Borbone nel ‘700, fu una fattoria modello, un centro di eccellenza della zootecnica animato dal lavoro e dalle ricerche di tecnici e scienziati provenienti da tutta Europa. Questo fino all’arrivo dei Savoia che la diedero in gestione a un signorotto di Casal di Principe, un camorrista del tempo, decretando l’inizio di una decadenza che nel corso del ‘900 ha visto la reggia diventare anche un luogo di latitanza dei Casalesi. Come racconta Tommaso nel film, lui stesso è stato più volte minacciato e ha subito diverse intimidazioni. “Non riusciva a capire”, continua Marcello, “come la reggia fosse finita nelle mani di un pastore ignorante che amava la bellezza ma che non sapeva dare una risposta a tutto questo. Senza di lui nessuno avrebbe conosciuto e apprezzato questo luogo”. 

Ma “Bella e perduta” non è solo questo: è anche il racconto in chiave poetica, e visto attraverso lo sguardo di un animale, del rapporto tra uomo e natura. L’altro protagonista del film è infatti, Sarchiapone, un bufalo gettato in fossato che il pastore salva e accudisce. Dopo la morte di Tommaso, fiaba e documentario si intrecciano: entra in scena Pulcinella, la maschera che anticamente aveva il compito di essere l’intermediario tra il mondo dei morti e quello dei vivi. Proprio lui riceve l’incarico di prelevare dalla reggia Sarchiapone: insieme iniziano un viaggio verso la Tuscia per arrivare da Gesuino, un pastore dell’Altro Lazio. A lui Pulcinella affida il bufalo scampato al degrado ma è proprio Gesuino a scegliere per l’animale un finale tragicamente reale: Sarchiapone non può scampare al suo destino di schiavo degli uomini e viene ucciso.

Il film, prodotto da Avventurosa e Rai Cinema, è stato presentato anche al festival di Locarno e dal 19 novembre uscirà nelle sale. “È una pellicola indipendente e politica che ha avuto una produzione lunga e travagliata”, continua Marcello che, insieme a Maurizio Braucci, ha scritto la sceneggiatura. “Oggi, non si sa ancora che fine farà la reggia. È stata acquistata dall’ex ministro Maurizio Bray dopo essere finita all’asta. Ma la verità è che a nessuno è mai importato nulla di questo luogo. È stata saccheggiata negli anni e i suoi dipinti sono stati sfregiati”. “Bella e perduta” mostra come a difendere il nostro patrimonio naturale e la nostra salute pubblica sia rimasta la gente umile, quella più povera. “Carditello è il simbolo di un sud abbandonato e depredato. I campi intorno alla reggia davano tre raccolti all’anno, oggi questo territorio è stretto da tre discariche, una di queste è tra le più grandi d’Europa. Solo le persone come Tommaso hanno custodito la bellezza di questa terra”. 

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