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Condividere, non combattersi: il messaggio del papa per l'Uganda

Dopo il Kenya, il pontefice visiterà la repubblica ugandese, che da anni vive nella stabilità, ma sempre divisa dalle lotte tra le etnie. Africa mission: "Un paese in via di sviluppo, dove il benessere cresce ma non per tutti, e in cui dilaga la povertà delle baraccopoli e della campagne"

26 novembre 2015

ROMA - "Condividere, anzichè combattersi": è il messaggio provocatorio che il papa porterà all'Uganda, dove imperano ancora oggi forti divisioni tribali, nonostante oltre 30 anni di stabilità politica. A spiegarlo è Carlo Ruspantini, direttore della ong Africa mission - Cooperazione e sviluppo di Piacenza, attiva nel paese africano da 43 anni. Il pontefice sarà in Uganda dopo la visita in corso in Kenya, e infine visiterà la Repubblica centrafricana. 

"La stabilità sta consentendo all'economia dell'Uganda di crescere, oggi il paese ha molte opportunità, ci sono i giacimenti di petrolio, ci sono gli investimenti, il ceto medio avanza, e si aprono prospettive di benessere, ma non per tutti", osserva Ruspantini. "Prospettive che fanno fatica ad arrivare alla popolazione, nonostante la capitale sia cresciuta tantissimo. Ma tutt'intorno ci sono gli slum, la vita dura dei villaggi, le baracche, la gente che ha fame, la spersonalizzazione, l'acqua bevuta dalle pozzanghere. Nelle campagne si vive grazie a un'agricoltura di sussistenza, resa possibile da una natura rigogliosa. Ma ci sono anche le zone aride, come quella in cui siamo operativi, Karamoja, dove è tutta Savana, in cui è difficile sopravvivere anche con l'agricoltura, in cui è faticoso sfamare tutti i figli, se ne può far studiare solo uno, e se c’è un problema sanitario è impossibile raggiungere un ospedale".

"Si tratta di una regione di pastori seminomadi che prima morivano di fame - continua Ruspantini - noi lì costruiamo pozzi, e ci occupiamo della manutenzione, lavoriamo sul fronte dell'educazione dei giovani e delle donne. E' una zona nella quale i pastori sono legati a valori tradizionali che rallentano la crescita di altri  valori che servirebbero per migliorare la loro condizione e essere preparati per le nuove sfide di una modernità che è già arrivata". L'esempio più pertinente è quello della scuola: "Non è facile far capire loro che è bene far studiare i bambini, perchè fino a poco tempo fa il valore fondamentale era semplicemente quello di gestire le mucche. D'altra parte c'è una buona ricettività a assumere questi nuovi modelli". L'ong Cooperazione e sviluppo proprio quest'anno è arrivata a quota mille pozzi, e ha intitolato il millesimo proprio a papa Francesco, lanciando una campagna su Facebook "#‎PopeFrancis? We are waiting for you in Karamoja!" per invitarlo a visitare la regione. 

In questo scenario la visita del papa è molto ben vista: "Il pontefice parla di solidarietà, aiuti in un percorso di crescita, capacità di condividere. In Uganda non c'è guerra di religione, ma le differenze tribali incidono su tutta la gestione amministrativa, per esempio i Karamoja sono considerati come animali da chi vive nelle città. Nel governo sono rappresentate tutte le tribù, e la democrazia è difficile, perchè ci sono rivalità etniche. Tempo fa appartenere a una tribù era considerato un vanto, ora invece il papa viene a dire che bisogna costruire insieme oltre le divisioni". Nella Repubblica ugandese la maggioranza della popolazione ha un reddito di 500 dollari l’anno, appena sopra il livello di sussistenza. La regione di Karamoja è invece sotto la sussistenza. Questo porta poi come conseguenza una crescita dell'avidità, perchè si intravede il luccichio dell’oro, ma va detto che gli ugandesi, come tutti gli africani, hanno una grandissima capacità di resistenza e sopportazione, è quella che si chiama resilienza", conclude il direttore di Cooperazione e sviluppo. (ab)

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Tag: Ong

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