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Migranti, ad Albinea l’integrazione viaggia in bicicletta

Il paese di Albinea da settembre accoglie 5 profughi che, grazie al sindaco e a Tuttinbici – Fiab Reggio Emilia, da qualche settimana possono utilizzare delle bici per raggiungere i luoghi di volontariato e studio. L’associazione promuove anche corsi per insegnare alle donne straniere ad andare in bicicletta

04 gennaio 2016

Albinea, migranti in bicicletta

ALBINEA (Reggio Emilia) - Si chiamano Soulaymane, Mostafa, Lamine, Keba e Kale. Sono originari del  Senegal e del Bangladesh e, da settembre 2015, sono stati accolti ad Albinea, in provincia di Reggio Emilia, attraverso Mare Nostrum. Da qualche settimana, i 5 profughi hanno a disposizione 5 biciclette per raggiungere i luoghi di volontariato e studio. Un risultato ottenuto grazie all’associazione Tuttinbici – Fiab  Reggio Emilia, che da 31 anni sostiene una mobilità diversa, e al primo cittadino del paese, Nico Giberti. “Lo spunto è arrivato proprio dal sindaco che ha messo a disposizione una vecchia bici del figlio, noi abbiamo trovato le altre quattro”, spiega Gianfranco Fantini, presidente dell’associazione.

- In 4 incontri, i volontari dell’associazione Tuttinbici – Fiab Reggio Emilia hanno spiegato ai neociclisti perché la bici è un mezzo di trasporto con pari, se non maggiore, dignità, rispetto alle automobili, “fa bene all’ambiente e alla nostra salute”, mostrato loro le criticità, in particolare la questione della visibilità durante le ore notturne (e per questo hanno regalato ai ragazzi dei giubbini catarifrangenti), e poi hanno insegnato loro ad aggiustare le biciclette con i pezzi di ricambio acquistati grazie alla Dimora d’Abramo che, a Reggio Emilia, si occupa di accoglienza di migranti. Grazie alla Dimora d’Abramo, l’associazione Tuttinbici è entrata in contatto con alcune donne di origine straniera che non sapevano andare in bicicletta e ha promosso un corso ad hoc. Al corso hanno partecipato in 4, di cui 2 hanno già imparato ad andare da sole, anche se non ancora in mezzo al traffico. “Vedere una persona adulta che non sa andare in bici, imparare e poi andare da sola è una soddisfazione enorme sia per noi che per loro”.

Nata nel 1984, Tuttinbici – Fiab Reggio Emilia conta circa 200 tesserati e promuove cicloescursioni su strade non trafficate e ciclismo urbano. L’associazione organizza corsi di manutenzione, ha allestito una ciclofficina per i soci nella sede e tiene laboratori nelle scuole per far conoscere la bicicletta. In più, grazie alla Fondazione Manodori, ha acquistato 30 bici che mette a disposizione delle scuole per accompagnare i bambini nelle uscite. (lp)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: integrazione, migranti, Bicicletta

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