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Fermare le esecuzioni in Arabia Saudita, oltre 600 mila firme raccolte

L'obiettivo è salvare la vita di altri due prigionieri: il poeta Ashraf Fayadh e il giovane attivista Ali Mohammd Al-Nimr, nipote dell'imam sciita iraniano Sheikh Nimr Baqir al-Nimr, giustiziato due giorni fa assieme ad altre 46 persone

04 gennaio 2016

Raccolta firme - Esecuzioni in Arabia Saudita

ROMA - Dopo l'annuncio delle 47 condanne a morte eseguite dall'Arabia Saudita nei giorni scorsi continua la mobilitazione degli utenti di Change.org per salvare la vita di altri due prigionieri: sono il poeta Ashraf Fayadh e il giovane attivista Ali Mohammd Al-Nimr, nipote dell'imam sciita iraniano Sheikh Nimr Baqir al-Nimr, giustiziato due giorni fa insieme agli altri 46 prigionieri. La sua morte aveva scatenato proteste davanti ambasciata dell'Arabia Saudita a Teheran e una crisi diplomatica tra i due paesi. In totale sono più 644 mila le firme raccolte.

- La petizione a favore di Ali Mohammd Al-Nimr. Per il nipote dell'imam Al-Nimr, il giovane Ali Mohammd Al-Nimr, 21 anni, ci sono oltre 381 mila sostenitori. Ali è stato condannato a morte da un tribunale dell'Arabia Saudita che ha stabilito la pena della decapitazione e crocefissione. "Questa è la condanna che in Arabia Saudita è stata inflitta ad un 21enne che nel 2012, quando aveva solo 17 anni, partecipò a una manifestazione contro il governo", scrive Stefano Molini, il promotore della petizione. Qui il link con il testo completo.  

La petizione a favore di Ashraf Fayadh. La petizione per salvare Ashraf Fayadh, 35 anni, poeta, curatore e artista nato in Arabia da genitori palestinesi, ha più di 263 mila firme. "È accusato di aver promosso l’ateismo con i suoi testi inclusi nell’antologia poetica "Instructions within" (2008), di aver avuto relazioni illecite, di aver mancato di rispetto al profeta Maometto e di aver minacciato la moralità saudita", scrive Alberto Scrinzi, promotore della petizione a favore di Ashraf. Durante le udienze il poeta ha dichiarato di essere musulmano e ha respinto le accuse. È stato arrestato nel gennaio del 2014 e nel maggio dello stesso anno è stato condannato a quattro anni di prigione e 800 frustate da un tribunale di Abha, nel sudovest dell’Arabia Saudita. Dopo che il suo primo ricorso è stato respinto, una nuova corte lo ha condannato a morte.

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Tag: change.org, diritti umani, Pena di morte

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