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Quei volontari della “silver age”: orgogliosi, ma sempre pronti a cambiare

Gente di Lato

Incontro con un gruppo di persone “in là con l’età” che apriranno un nuovo emporio solidale in Lombardia. E che hanno l’energia per non cadere nel tranello di selezionare la propria utenza e rispondere solo a chi di autodefinisce come marginale

08 gennaio 2016 dal blog Gente di Lato il blog di Oliviero Motta

Si dice comunemente che l’energia sia una caratteristica dei giovani. E che questi dovrebbero avere un po’ il monopolio dei sogni e dei progetti per il futuro. Ma naturalmente non è così.

Ho appena chiuso una riunione di persone diciamo in là con l’età, in mezzo alle quali il mio mezzo secolo faceva precipitare sensibilmente la media. Pensionati, per lo più. Silver age. Stiamo progettando quella che in linguaggio Caritas è un’opera-segno, cioè un servizio emblematico e significativo, in grado di rappresentare un richiamo forte e concreto alla solidarietà e alla dignità di tutti. In questo caso si tratta di un emporio solidale.

Che cos’è un emporio solidale? L’ultimo Rapporto nazionale Caritas sulla povertà e l’esclusione sociale lo definisce “un punto di distribuzione al dettaglio completamente gratuito, realizzato al fine di sostenere le famiglie in difficoltà attraverso l’aiuto alimentare e l’accompagnamento relazionale per favorire il recupero della propria autonomia; le persone accedono al servizio con dignità e responsabilità, potendo scegliere liberamente i prodotti a disposizione, usufruendo di una tessera personale caricata con punteggio a scalare”.

Attorno a questo progetto si stanno addensando le energie migliori e i sogni di Renato, Sandro, Elio, Pierambrogio, Giuseppe e un altro pugno di volontari che dedicano il loro tempo nei centri d’ascolto del territorio. C’è entusiasmo e voglia di costruire una rete comune che converga, al di là dei singoli campanili, verso una iniziativa unitaria e nuova per tutti. Non sono mossi tanto dalla “moda” dei social market, ormai presenti in qualche decina di città medio-grandi, quanto dalla consapevolezza che anche il loro modo di realizzare solidarietà e carità debba evolvere, proprio come sono cambiati i bisogni delle persone.

Mi piace l’energia che gira in questo drappello di volontari: sono orgogliosi e gelosi del loro “stile” e dei loro valori – occhio a non strumentalizzarli, specie se siete amministratori locali, perché si arrabbiano come delle iene – ma al contempo hanno voglia di mettersi in gioco per innovare le tradizionali modalità con cui si approcciano agli “utenti” dei loro centri. Sono consci soprattutto che capita anche a loro ciò che succede ai servizi di ogni tipo e cioè di selezionare e dare forma alla propria utenza.

- E’ una fase tipica: se in un primo periodo ci si mette in moto per rispondere a bisogni diffusi nella società, col tempo ci si struttura e ci si irrigidisce, definendo la propria identità; si finisce così per attirare solo le persone che “corrispondono” a ciò che siamo diventati. Può così capitare che dei centri di “ascolto”, cioè aperti per definizione alla ricerca dei bisogni diffusi tra la gente, vengano percepiti solo come dispensatori di assistenza di base: contributi economici e pacchi alimentari. E così finiscono per essere frequentati solo da coloro che si percepiscono come marginali; tutti gli altri, anche chi potrebbe beneficiare solo di un colloquio orientativo o motivazionale, girano alla larga.

E’ un destino quasi segnato dei servizi alla persona, a meno che si abbia l’energia per rimanere in movimento, per innovare la tradizione. E’ appunto quello che cercano di fare qui. Il sogno dell’emporio solidale, pur con tutti i suoi limiti, rappresenta una forma più adeguata di sostegno alle persone vulnerabili e non già vulnerate, ma al contempo uno stimolo a superare quelle modalità assistenziali che spesso creano dipendenza dal servizio e non puntano in modo adeguato all’autonomia delle persone.

Sogni e progetti da silver age.

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Tag: Emporio solidale, Anziani, Povertà, Volontariato

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