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31/05/2016

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Guantanamo, Amnesty agli Usa: "Chiudere il simbolo mondiale dell’ingiustizia"

In occasione del 14esimo anniversario dell’apertura, Amnesty International afferma: “E’ diventato il simbolo della tortura. Chiuderlo non significa solo spostare i prigionieri altrove, bensì porre fine a tutte quelle pratiche e assumere le responsabilità per le violazioni dei diritti umani che vi hanno avuto luogo”

11 gennaio 2016

ROMA - In occasione del 14esimo anniversario dell’apertura di Guantánamo, Amnesty International ha dichiarato che gli ostacoli posti dal Congresso americano alla chiusura del centro di detenzione rischiano di porre gli Usa tra i paesi che continuano stabilmente a violare gli standard internazionali condivisi in materia di giustizia e diritti umani.
“Guantánamo rimane aperto perché la politica intende sfruttare la paura genuina di attacchi terroristici da parte dell’opinione pubblica. Invece di individuare misure efficaci e legali per prevenire quegli attacchi, i membri del Congresso passano il tempo a giocare con le vite di decine di uomini che potrebbero morire dietro le sbarre senza neanche essere stati processati”, ha dichiarato Naureen Shah, direttrice del programma Sicurezza e diritti umani di Amnesty International Usa. Che ha aggiunto:  “Guantánamo è diventato il simbolo internazionale della tortura, delle rendition e della detenzione a tempo indeterminato senza accusa né processo. Chiudere il centro non significa semplicemente spostare i prigionieri altrove, bensì porre fine a tutte quelle pratiche e assumere le responsabilità per le violazioni dei diritti umani che vi hanno avuto luogo”.

A Guantánamo si trovano attualmente 104 detenuti, 45 dei quali rimangono reclusi anche se ne è stato già autorizzato il rilascio. Quando s’insediò alla presidenza, nel gennaio 2009, il presidente Barack Obama firmò un ordine esecutivo che prevedeva la chiusura del famigerato centro di detenzione entro un anno. Sette anni dopo, Guantánamo è ancora aperto. Il presidente Obama ha parlato del progetto di chiudere Guantánamo, trasferendo in carceri in territorio statunitense alcuni prigionieri per continuare a sottoporli a detenzione a tempo indeterminato.

“Così facendo, cambierebbe solo il codice di avviamento postale di Guantánamo e si darebbe alle prossime amministrazioni un precedente pericoloso. Il presidente Obama deve porre fine, e non spostarla altrove, alla detenzione a tempo indeterminato senza processo - ha sottolineato Shah -. La popolazione carceraria di Guantánamo potrebbe essere sensibilmente ridotta trasferendo le decine di detenuti di cui è stata già approvato il rilascio. Il Pentagono dovrebbe ricevere dal presidente chiare direttive per il loro trasferimento verso paesi considerati sicuri”.
“I detenuti che non possono essere trasferiti dovrebbero essere processati nei tribunali federali oppure rilasciati e dovrebbero essere aperte indagini sulle torture e sulle altre violazioni dei diritti umani commesse a Guantánamo - ha concluso Shah -. Il presidente Obama ha appena un altro anno per tradurre in realtà il suo impegno a chiudere Guantánamo. Sono in gioco il suo lascito in tema di diritti umani, così come quello degli Usa. Non sarà facile, ma il presidente Obama può e deve riuscirci”.

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Tag: Diritti, Tortura, Amnesty International

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