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Chiusura Misna. Gli istituti missionari: “Situazione pesantemente deficitaria”

I superiori dei quattro istituti argomentano in una nota la decisione di chiudere l’agenzia, nonostante il “valido e cospicuo contributo della Cei”. “Sobbarcate spese che non ci sentiamo più di approvare davanti al cambiamento e alle esigenze della missione attuale”

16 gennaio 2016

ROMA - “Pur riconoscendo il valido e cospicuo contributo della Cei e la volontà di aiutare, la situazione è pesantemente deficitaria e preoccupante per i nostri Istituti”. Argomentano così i quattro istituti missionari italiani (Comboniani, Consolata, Pime e Saveriani) la decisione di chiudere definitivamente l’agenzia di stampa Misna in una lettera firmata dai quattro superiori generali dei rispettivi ordini in risposta agli appelli di quanti chiedevano di fare un’ultimo sforzo per cercare di trovare strade percorribili lontane dalla chiusura. Dopo gli appelli rivolti anche al Santo Padre, oggi all’indirizzo web dell’agenzia c’è solo una pagina bianca con un logo e un messaggio che spiega la fine delle attività. Per i quattro istituti, però, le criticità della Misna “non sono storia recente”. “Per quasi dieci anni - spiegano i superiori - i quattro Istituti hanno cercato di trovare soluzioni viabili per garantire sia il personale missionario che i fondi necessari al funzionamento della stessa”.

La “valutazione finale” è stata presa il 9 novembre dello scorso hanno, precisano i superiori, dopo una “approfondita analisi dei vari aspetti dell'attuale situazione” in cui “sono emersi chiaramente alcuni problemi non facilmente superabili. Alla luce di queste ed altre considerazioni, onestamente e concordemente siamo pervenuti alla decisione di porre fine all'attività dell'Agenzia MISNA con il 31 dicembre 2015”. Diverse le ragioni fondamentali della chiusura, spiegano i superiori. “Anzitutto si è rilevata la seria difficoltà da parte dei nostri Istituti di garantire personale adatto e specializzato per la gestione di una agenzia come la Misna - si legge nella nota -. Il problema del personale è reale e concreto, anche legato all’impegno che i nostri Istituti hanno nei confronti di tutti gli altri mezzi di comunicazione: riviste, giornali on line e siti in diverse lingue e che, in tante parti del mondo, narrano la missione dando voce ai senza voce”. Poi la questione economica. “Pur riconoscendo il valido e cospicuo contributo della Cei e la volontà di aiutare, la situazione è pesantemente deficitaria e preoccupante per i nostri Istituti - aggiungono -. Finora i nostri Istituti si sono sobbarcati spese che non ci sentiamo più di approvare davanti al cambiamento e alle esigenze della missione attuale. Il profondo cambiamento della realtà della comunicazione in cui Misna si collocava, che ha portato l'Agenzia a modificare con il tempo lo stile iniziale”.

A nulla è servito l’interessamento della Cei e l’impegno dei giornalisti dell’agenzia che ha inviato anche una richiesta a Papa Francesco. “Il dialogo è stato positivo e interessante. Da sempre la Cei ha sostenuto l’Agenzia con grande generosità - spiega la nota -. Tuttavia, a causa della complessità del problema, non si è potuto arrivare a delle conclusioni operative soddisfacenti”. Per i superiori si è trattato di una scelta “molto difficile e penosa, presa nel contesto di crisi dei media missionari che dal 2010 hanno visto decimate le loro testate. Questa decisione, doverosa e improrogabile, non cancella la speranza e l'impegno di continuare ad animare ed informare il popolo di Dio sulla attività missionaria della Chiesa nel mondo”.

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Tag: misna

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