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Un polo enogastronomico per coinvolgere e formare ragazzi con disagio

Sarà realizzato a Poggioreale in un ex opificio, impiegando 50 giovani segnalati dai servizi sociali e due giovani con sindrome di Down, oltre a immigrati e a un detenuto in affidamento. Iniziativa di Gesco, che ospiterà anche una Scuola di formazione su cucina e dell’enogastronomia

26 gennaio 2016

NAPOLI - Sarà realizzato in un ex opificio impiegando molti giovani provenienti da situazioni di disagio e in quartiere carente di risorse come Poggioreale, il nuovo polo enogastronomico Il Poggio, che aprirà le porte al pubblico l’11 febbraio prossimo a Napoli. Non solo un ristorante ma un vero e proprio progetto sociale, dove saranno impiegate 60 persone, di cui 50 ragazzi in parte segnalati dai servizi sociali e due giovani con sindrome di Down, oltre a immigrati e a un detenuto in affidamento. L’iniziativa è del gruppo Gesco che la realizza anche con con il sostegno di Fondazione Con il Sud e Fondazione Vodafone. “Negli ultimi anni – spiega il direttore di Gesco, Sergio D’Angelo – puntiamo a promuovere iniziative basate su un’idea innovativa e sempre più allargata del welfare, dove il lavoro si configura come la più potente politica sociale che possa essere dispiegata”. Per perfezionare la formazione di 47 dei giovani selezionati, Gesco si è avvalso della misura del governo “Garanzia Giovani”. Non a caso, l’inaugurazione del Polo vedrà la partecipazione del ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti.

- “Il Poggio” vuole rappresentare soprattutto un punto di riferimento per giovani e famiglie in un quartiere quasi completamente privo di luoghi di aggregazione e di ritrovo: ci si potrà incontrare per mangiare a prezzi contenuti e stare insieme, ma anche per partecipare a mostre, presentazioni di libri, convegni e concerti. Il Polo funzionerà anche come “market del cucinato” e ospiterà una Scuola di formazione dedicata alle professioni della cucina e dell’enogastronomia come quelle di pasticcere, sommelier, operatore del servizio bar, mâitre.
“Nella nostra visione – sottolinea D’Angelo - appare evidente la necessità di creare in città, a maggior ragione nelle periferie, luoghi di incontro per giovani e famiglie che possano diventare veri e propri punti di riferimento territoriali per la cultura, il tempo libero, l’informazione, oltre che, naturalmente, per i consumi alimentari di qualità”.

Per la tavola, al suo interno saranno utilizzati i prodotti provenienti dagli Orti sociali cittadini (in particolare da quello che la cooperativa sociale L’Uomo e il Legno del gruppo Gesco realizza in collaborazione con il carcere di Secondigliano e che vede impegnati tre detenuti in un percorso di reinserimento sociale e lavorativo), mentre tutti i materiali utilizzati saranno riciclabili al 100% od organici, quindi compostabili, per mantenere alta l’attenzione al territorio, alle produzioni locali e al basso impatto ambientale. Nel nuovo polo enogastronomico sarà forte anche la cultura antispreco che dall’America e dai Paesi nordeuropei sta arrivando anche nei nostri ristoranti: anche al Poggio sarà disponibile, infatti, la “doggy bag”, la confezione riciclabile dove il cliente potrà portar via ciò che è avanzato. Il nuovo polo sarà accessibile a tutti, compresi i bambini e le persone disabili o con limitata autonomia motoria e sarà aperto anche di notte. Non è secondario, infine, l’aspetto legato alla riqualificazione urbana: Il Poggio nasce su una superficie di circa mille e 500 metri quadri dove un tempo c’era un capannone industriale abbandonato.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: disagio, Gesco, Napoli, giovani

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