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31/05/2016

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Migranti, altro che transito: controlli alle frontiere e possibili effetti sull'Italia

Le conseguenze della chiusura delle frontiere sarebbero maggiori per l'Italia, che rischia di trasformarsi da paese di transito in destinazione finale. Meno influenzata dalla situazione dovrebbe invece essere la situazione della Grecia, che non confina direttamente con nessun altro paese dell'area Schengen

27 gennaio 2016

BRUXELLES - Nel gioco dello scaricabarile che sta portando i Paesi dell'area Schengen a chiudere uno dopo l'altro le proprie frontiere per tentare di fermare il flusso di migranti, a rimetterci potrebbero essere gli Stati di primo arrivo, Italia in particolare. A ristabilire i controlli ai propri confini, sono stati fino ad ora Austria, Germania, Francia, Danimarca, Svezia e Norvegia. Nulla di irregolare, beninteso: gli Stati hanno sfruttato una delle possibilità previste dal Codice frontiere Schengen, secondo cui, di fronte a una “minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna” uno Stato membro può, “in via eccezionale” ripristinare i controlli. Per quanto consentite, però, decisioni di questo tipo possono avere un effetto a catena che si ripercuote fino ai primi Paese di arrivo che, per dirla come il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, “non possono mettere il filo spinato in mare”.

Gli effetti più visibili potrebbero essere sull'Italia, che confina direttamente con due dei Paesi che hanno temporaneamente sospeso Schengen: Francia e Austria. L'introduzione di controlli sistematici a queste frontiere potrebbe portare ad una più frequente e sistematica individuazione dei migranti che, arrivati in Italia, sfuggono alla registrazione e tentano di proseguire il loro viaggio verso i Paesi del Nord. In tutto il 2015, ha fatto i calcoli pochi giorni fa il segretario di Stato francese agli Affari europei, Harlem Désir, alla frontiera tra Francia e Italia sono state fermate 23.313 persone di cui 17.661 migranti irregolari sono stati rimandati in Italia. Considerando che la Francia ha reintrodotto controlli sistematici alle frontiere soltanto a novembre, il numero degli irregolari individuati e riammessi nel nostro Paese nei prossimi mesi potrebbe aumentare, e non di poco. Stessa cosa potrebbe accadere al confine con l'Austria e la situazione rischia di complicarsi ulteriormente se anche la Slovenia dovesse, come ventilato alcuni giorni fa, chiudere le frontiere come reazione ai controlli dei vicini. L'Italia, insomma, da punto di arrivo e di transito rischia di trasformarsi in destinazione finale se ai migranti saranno bloccate tutte le strade per proseguire. Secondo alcuni il pericolo, per il nostro Paese, potrebbe arrivare anche dalla rotta balcanica da cui i migranti sbarcati in Grecia, trovandosi ostacolato il cammino verso nord, potrebbero decidere di riprendere il mare ed attarversare l'Adriatico. Ipotesi all'apparenza fantasiosa ma, come si è visto in questi mesi, i flussi migratori si rimodellano e nulla può essere escluso.  

Meno influenzata dalla situazione dovrebbe invece essere la situazione della Grecia, che non confina direttamente con nessun altro Paese dell'area Schengen. Verosimilmente i migranti sbarcati sulle coste elleniche continueranno, come oggi, a tentare di proseguire verso nord, abbandonando il Paese e rimanendo bloccati più avanti, in Macedonia o lungo la rotta balcanica. Ben diversa sarebbe invece la situazione se l'Unione europea iniziasse a controllare il confine greco-macedone. La proposta, avanzata dalla Slovenia e sostenuta da altri Stati come la Germania, sembra avere ricevuto buona accoglienza dalla Commissione europea che sta ora valutando come tali controlli potrebbero essere effettuati visto che Frontex, come agenzia europea, non può operare in Paesi terzi. Se la proposta dovesse diventare realtà la situazione per la Grecia, che solo lo scorso anno ha ricevuto oltre 850 mila migranti, si farebbe davvero complicata.

In ogni caso, sui possibili effetti secondari del ripristino dei controlli alle frontiere, occorre rimanere prudenti, spiega Yves Pascouau, esperto di immigrazione dello European Policy Center di Bruxelles. “Da una parte – dice – bisogna essere realisti sull'intensità dei controlli: visto che non costruiamo muri sul modello ungherese, resterà comunque qualche possibilità di passaggio per i migranti”. Dall'altro lato, continua Pascouau, “bisogna considerare la volontà dei richiedenti asilo: se hanno una forte motivazione, come un ricongiungimento familiare, per arrivare in un Paese, riusciranno comunque ad arrivarci”.  (letizia pascale)

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