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European drug report 2016

31/05/2016

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Beni confiscati ai profughi, "l'Ue può fare ben poco contro la Danimarca"

L'analisi di Salvo Nicolosi, ricercatore in International Human Rights Law all’Università di Ghent: "L’Ue ha uno strumento, la Direttiva accoglienza. Il problema è che la Danimarca ha scelto di restare fuori dalla politica di asilo europea. Una procedura di infrazione non è pertanto realistica"

28 gennaio 2016

BRUXELLES - La prima cosa che tanti hanno pensato, guardando la nuova legge approvata dalla Danimarca per confiscare i beni dei richiedenti asilo, è che qualcosa, a livello di rispetto dei diritti umani, non torna. Legittimo dunque ipotizzare un rapido ricorso a strumenti giuridici internazionali per richiamare all’ordine Copenaghen e convincerla a ripensarci. Ma è davvero così semplice? Tutt’altro, soprattutto a livello europeo. “Dal punto di vista giuridico, l’Unione europea ha pochi mezzi per intervenire nei confronti della Danimarca”, spiega Salvo Nicolosi, ricercatore in International Human Rights Law presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Ghent, poiché “la legislazione europea in materia di asilo non si applica interamente alla Danimarca”. 

Quali sono i profili più problematici di questa legge?
In realtà questa non è una legge adottata ex novo ma è un emendamento a una legge che già esisteva in Danimarca e che chiedeva che i richiedenti asilo contribuissero agli oneri dello Stato nell’accoglienza. Fino ad oggi la legge non dava alla polizia il potere di confiscare direttamente gli eventuali beni ai richiedenti asilo. Il profilo problematico è che ora l’emendamento prevede non solo che la polizia vada a verificare se i richiedenti asilo abbiano dei beni o delle somme di denaro in eccesso da poter versare allo Stato, ma addirittura dà la possibilità di confiscarli direttamente. 

Con quali norme contrasta?
La confisca dal punto di vista internazionale è problematica, perché potrebbe violare il diritto alla proprietà privata che è riconosciuto dalla maggior parte degli strumenti internazionali a tutela dei diritti umani. Ad esempio, la Convenzione sui rifugiati del 1951 impone agli Stati di rispettare i diritti di proprietà dei richiedenti asilo sulla base del principio di non discriminazione. La Cedu, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, di cui la Danimarca è Stato membro, inoltre è accompagnata da un protocollo dedicato alla tutela della proprietà privata e questa legge potrebbe creare un’interferenza con tale diritto. 

- Perché allora l'Unione europea non può intervenire?
Dobbiamo dire innanzitutto che alla Danimarca non si applicano molte disposizioni europee riguardanti la politica di asilo. L’Ue ha uno strumento, che è la Direttiva accoglienza. Questo fissa i criteri che gli Stati devono rispettare in materia di accoglienza dei richiedenti asilo e non prevede in alcun modo la confisca di beni dei richiedenti asilo. Il problema è che la Direttiva non vincola la Danimarca che ha scelto di restare fuori dalla politica di asilo europea. Una procedura di infrazione contro la Danimarca per contrasto con la Direttiva Accoglienza non è pertanto realistica. 

La legge approvata dalla Danimarca prevede anche l'allungamento da uno a tre anni dei tempi per i ricongiungimenti familiari. Su questo Bruxelles può fare qualcosa?
Anche in questo caso il diritto al ricongiungimento familiare è un diritto fondamentale riconosciuto sia a livello di diritto internazionale che di diritto dell’Unione europea. Tutti gli atti giuridici internazionali ed europei prevedono che questo diritto venga facilitato e non certo ostacolato. A livello Ue esiste una direttiva sul ricongiungimento familiare, ma anche questa non si applica alla Danimarca e dunque la Commissione europea non può agire. 

Non esistono altri strumenti europei a cui fare ricorso?
Il trattato di Lisbona prevede procedure in casi di violazione grave e persistente dei valori su cui si fonda l’Ue: democrazia, stato di diritto o anche diritti fondamentali, come potrebbe essere il caso della Danimarca. Il problema è che questa procedura è di natura prettamente politica, disciplinata dall’articolo 7 del Trattato sull’Ue, e dipende dalla volontà degli altri Stati membri di votare o comunque di attivarsi in maniera sfavorevole nei confronti di un altro Stato membro. Fino ad ora questa procedura non è mai stata attuata. 

Escludendo quindi l'Ue a livello internazionale chi può intervenire?
Sarebbe ipotizzabile un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma solo dopo aver esaurito tutte le vie di ricorso previste dall’ordinamento giuridico interno. Il primo step è quello di ricorrere dinanzi ai giudici nazionali, cioè in Danimarca, e soltanto se in tutti i livelli di giurisdizione nazionale non si ottiene tutela allora si può fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. 

Esistono casi simili a quello danese?
In Germania c’è una legge federale che lascia ai diversi Lander tedeschi discrezionalità circa l’ammontare del surplus da fare pagare ai migranti. Comunque pare che in Germania l’applicazione di questa legge sia stata molto blanda. Stessa cosa si può dire per la Svizzera. Il paese ha una legge simile, che non prevede però la confisca di alcun bene. Anche qui la legge è stata applicata in modo molto blando: nel 2015, su 45mila richiedenti asilo solo 112 hanno dovuto versare un surplus. (letizia pascale)

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