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"Dopo di noi", le associazioni promuovono la legge. Ma con un 6 scarso

Soddisfatte le principali associazioni, che però criticano sopratutto la mancata de-istituzionalizzazione e sollevano dubbi sulla “reale operatività”. Fish: “Manca un organico ripensamento di politiche e servizi”. Bocciatura secca dal gruppo “Il Dopo di noi lo decidiamo noi”. Cauta l'Angsa: "Obiettivo è de-istituzionalizzare, ma occorre essere realistici e costruire anche contesti per i più gravi”

05 febbraio 2016

ROMA – Le associazioni promuovono, ma con la sufficienza scarsa, la legge sul Dopo di noi approvata ieri alla Camera: a parlare a nome della maggior parte di esse è la Fish, la federazione che raggruppa le principali realtà associative che si occupano di disabilità. Pur riconoscendo l'importanza di questo primo “sforzo”, Fish solleva diverse perplessità e non nasconde la propria delusione: “Chiedevamo che fosse prevista e programmata una progressiva deistituzionalizzazione delle persone che oggi vivono recluse in queste strutture – afferma il presidente Falabella - Confidavamo in un organico ripensamento delle politiche e dei servizi mirati a consentire alle persone di vivere dignitosamente nelle loro collettività, nei loro territori, obiettivo ambizioso ma ineludibile. Si delinea, invece, al massimo un fragile obiettivo di servizio, che le Regioni potranno o meno assumere, non certo bilanciato dal divieto di finanziamento di qualsiasi struttura segregante presente o futura né garantito come livello essenziale di assistenza. Anche sulla reale operatività ci sarebbe, comunque vada, moltissimo su cui vigilare.” Critiche anche al trust, una delle novità introdotte dalla legge, che Fish definisce “soluzione per pochi”, mentre sarebbe stato più utile “rafforzare strumenti civilistici già esistenti e alla portata di una platea ben più ampia di beneficiari”. E, per finire, la Fish critica la terminologia obsoleta utilizzata nella legge, che si riferisce a “persone affette da disabilità e tradisce un pregiudizio stigmatizzato dalla stessa Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità”, visto che “la disabilità non è una patologia, ma deriva soprattutto da politiche omissive, da servizi carenti, da una società non a misura di tutti”.

- Molto critico anche Carlo Giacobini, che nel suo editoriale su Superando definisce la legge “ultrasettoriale”e incapace di porre “un punto fermo e ineludibile che imponga sia la deistituzionalizzazione delle persone con disabilità oggi rinchiuse in residenze segreganti, né, tanto meno, criteri per evitare di far sorgere – magari “riverniciandole” – situazioni analoghe”. In altre parole, “un'occasione mancata”.

Perplessità anche da parte dell'Anffas, che pure fa parte della Fish e ne condivide la posizione generale: sebbene la legge rappresenti “un primo importante passo verso la tutela del diritto all’autonomia e alla vita indipendente delle persone con disabilità e verso quella serenità che tanti genitori aspettano da tempo – commenta il presidente nazionale Roberto Speziale – tuttavia non risolve di certo totalmente le problematiche del Durante e Dopo di Noi, della de-istituzionalizzazione delle persone con disabilità, anche non gravi, e delle centinaia di migliaia di persone e famiglie che quotidianamente vedono non adeguatamente applicate e finanziate le tante leggi esistenti troppo spesso causa di emarginazione ed esclusione sociale nonché angoscia per un presente ed un futuro pieno di incertezze e paure”.

Anche Angsa, che associa famiglie di ragazzi con autismo, tra i principali destinatari della legge, non nasconde le proprie riserve: “condivido in pieno le parole di Carlo Giacobini – ci dice Stefania Stellino, presidente di Angsa Lazio - L'obiettivo è assolutamente deistituzionalizzare e lavorare sin da piccolissimi sulle autonomie, ma ci sono situazioni che vanno considerate in maniera più 'strutturata' , lavorando nel 'durante noi' per costruire ambienti idonei, non ghetti. Ambienti come case famiglia con operatori , compagni adulti/e 'peer' che affianchino anche i più gravi. E questo lo dico da mamma di una ragazza ad alto funzionamento, con lieve bisogno di supporto per cui immagino un futuro inclusivo. E da mamma di un bambino grave, con altissimo bisogno di supporto, per il quale, senza prenderci in giro, bisogna immaginare una casa accogliente a sua misura e soprattutto un mondo intorno che sappia come relazionarsi con lui per non trovarci ancora nell'emergenzialità e nel dover denunciare altri fatti di cronaca nera”.

Accanto alle associazioni principali, ci sono poi altre realtà associative minori ma altrettanto attente a ciò che la politica produce in materia di disabilità: tra queste, il gruppo “Il dopo di noi lo decidiamo noi”, che boccia decisamente la legge e, già in diverse occasioni – l'ultima proprio tre giorni fa – ha portarti in piazza Montecitorio il proprio malcontento: “questa legge – ci spiegano i membri del gruppo – fa credere che le istituzioni totali (principalmente chiamate oggi RSA, RSD, case-famiglia) si elimineranno progressivamente, mentre in realtà si trasformeranno in 'strutture alloggiative di tipo familiare', nuova invenzione per de-istituzionalizzare senza de-istituzionalizzare. La de-istituzionalizzazione viene spesso nominata dai promotori di questa legge nei loro interventi in Aula, ma mai nel testo della legge e soprattutto non viene mai messa in pratica dai contenuti del testo”.

Ad alcune di queste obiezioni ha risposto qui Mario Marazziti, presidente della Commissioni Affari sociali della Camera, che ha seguito la discussione e l'elaborazione del testo unificato. (cl)

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Tag: Legge Dopo di noi, Angsa, Anffas, Dopo di noi, Fish, Autismo

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