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La “stanza delle meraviglie” dove i ragazzi danno un senso alla loro vita

Laffingtonpost

A Milano e Genova si sta provando a cambiare i Centri di aggregazione giovanile sul modello delle “Wunderkammer”: gli adolescenti scrivono la propria storia attraverso i loro oggetti e desideri del passato e del presente. Non in base alle competenze scolastiche

08 febbraio 2016 dal blog Laffingtonpost di Stefano Laffi

1. I pomeriggi vacanti dei preadolescenti italiani

Wunderkammern
Wunderkammern

Ci sono servizi pubblici in Italia poco noti e poco riconosciuti dalle stesse amministrazioni locali, rivolti a predoadolescenti e adolescenti, nati in origine per impegnare i loro pomeriggi. Perché se hai 12 o 15 anni, quasi sempre e ovunque torni a casa da scuola verso le due del pomeriggio, quando non è facile che ci sia qualcuno a casa ad aspettarti. E’ vero che ci sono i compiti da fare, ma non sempre per fortuna e non è facile mettersi da soli a studiare dopo 6 ore di lezione, magari iniziate prima delle 8. Forse c’è un’attività programmata nel palinsesto con cui i tuoi genitori hanno scandito la tua settimana, ma non sempre, per fortuna, e poi non tutti se lo possono permettere. E poi ci sono situazioni problematiche in cui a casa non ci torni o preferiscono che non ci torni, o meglio per te avere un altro luogo in cui stare.

I Centri Giovani o Centri di Aggregazione Giovanile, laddove ci sono, provano a dar senso a quei pomeriggi, aiutando a fare i compiti, organizzando attività ludiche, proponendo anche laboratori e iniziative formative, sale prove musicali e piccoli tornei sportivi. Perché altrimenti le città che hanno perso i cortili, hanno venduto gli spazi pubblici, hanno disegnato l’urbanistica per le automobili e allarmato i genitori sui pericoli degli incontri casuali diventano un problema a quell’età, e di fatto esiliano i ragazzi alle loro consolle, ai loro smartphone, rimasti l’unico “luogo” dove stare e giocare liberamente.

2. Scrivere la propria storia

Gli oggetti che raccontano la tua vita
Gli oggetti che raccontano la tua vita - (Blog laffi)

Lavoro da tempo coi Centri, sempre alla ricerca di un’identità e di un senso, in un equilibrio delicato. Servizi che non sembrano servizi, con divani e tavoli da ping pong, luoghi di sosta, di noia ma anche di relazioni educative, destrutturati ma presidiati da educatori, a libero accesso e libero palinsesto, sempre in dubbio su cosa concedere e cosa pretendere da ragazzi e ragazze in fasce di età a forte carattere esplorativo ma non ancora autonome.

Ma oggi qualcosa è successo, e ti chiedi che senso ha offrire attività ludiche a chi ne ha in tasca un’offerta infinita, che alleanze stabilire con genitori sempre più in crisi e forse sempre meno alleabili, quali competenze formare in quei pomeriggi quando la scuola non ha fatto presa e i ragazzi sentono che i compiti a casa non aumentano le loro magre chance di futuro. Con alcuni operatori, lettori de “La congiura contro i giovani”, stiamo ripensando il da farsi – a Milano, a Genova - assumendo radicalmente la sfida di questi tempi, disposti a rinunciare ad antiche routine. Quale la conclusione? Trasformare i Centri – ma si potrebbe fare altrettanto anche nelle Biblioteche e in altri spazi pubblici – nel “luogo in cui i ragazzi scrivono la propria storia”.

Quando ti dicono che non hai futuro, quando il presente è faticoso e frustrante, quando a scuola non riesci a capire quali sono le tue abilità, quando i social network ti rimandano un’immagine di te troppo frammentata e troppo in ostaggio della ricerca del consenso dei pari, hai bisogno di capire chi sei, dove vai, cosa ti succede di importante, cosa conta del tanto che ti circonda.

“Che ci faccio io qui?” è la domanda di sempre dei ragazzi, e il problema è che oggi più spesso non sanno cosa rispondere. Scrivere la propria storia vuol dire capire il proprio posto nel mondo mettendo insieme i pezzi altrimenti sparsi della tua vita: raccontarsi l’infanzia perché anche da ragazzini si ha una storia – di affetti, giochi, luoghi – tutti significativi anche se non hanno preso la forma delle “opere” riconosciute dagli adulti (diplomi e lauree, lavoro e famiglia…), scoprire le esperienze trasformative della propria biografia, riconoscere gli incontri importanti, capire le abilità personali senza per forza seguire la traccia delle competenze scolastiche, dare spazio a desideri e aspirazioni senza curarsi per ora che tutto questo abbia un equivalente professionale.

3. Centri trasformati in Wunderkammern

Il paese dei sogni
Il paese dei sogni - frammento (Blog Laffi)

Con la pedagogista Francesca Romana Grasso (www.edufrog.it) stiamo studiando il rapporto dei bambini e dei ragazzi con la cultura materiale, in una logica che li preservi dal puro consumismo. E siamo approdati insieme alla “Wunderkammer”: prima del museo ci furono nel ‘500 le “stanze delle meraviglie” dove nobili e commercianti raccoglievano e mostravano nei loro palazzi le cose singolari, pezzi unici e meravigliosi, presenti in natura o fatti dall’uomo, spesso esotici, segno di una vita di scoperte e di viaggi. E se riuscissimo a riportare il mondo materiale e il campo di esperienza di bambini e ragazzi a quell’incanto, contro una logica di incuria, distrazione e puro consumo?

Parto da questa suggestione per trasformare, assieme ai bravissimi operatori genovesi di Coopsse e Agorà, un Centro in luogo in cui “costruire la propria storia”, ad esempio allestendolo per un giorno come “stanza delle meraviglie”, dove le meraviglie sono le storie dei ragazzi e delle ragazze, cioè le loro tracce fisiche. La prima meraviglia è il loro passato, i ragazzi arrivano portando con sé una foto di famiglia, che affiggono su un foglio, accompagnandola con una didascalia che ne spiega i dettagli. La seconda meraviglia è un oggetto, scelto e portato da loro, disposto su un tavolo come fosse una teca, per farci dire cosa è importante oggi nella loro vita, dopo aver giocato a “chi ha portato cosa”. E poi ancora la città degli affetti ovvero una mappa della città in cui segnare i luoghi a cui si è legati per qualche motivo, o il “paese dei sogni”, un pannello nel quale raccontare attraverso la scelta di una carta simbolica tratta dal gioco “Dixit” il proprio desiderio, il sogno per il futuro.

Questo viaggio fra le loro meraviglie, allestito mentre loro arrivano, ha una sola sosta, ci ritagliamo un momento per fare una breve intervista a ciascuno di loro in un vero set fotografico, per ascoltare tutti insieme momenti importanti della loro storia, passioni di oggi o giocose proiezioni immaginare che scrivo per l’occasione ed estraggo a caso. Pochi esempi: si inventa la vernice spray che sparisce dopo un giorno ed è legale, come la usi? Devi decidere se tornare all’infanzia o saltare a 30 anni, cosa fai? Biglietto di sola andata a km illimitati, dove vai? Esci un nuovo gratta&vinci, “amici per sempre”, tu vinci: chi scegli? ecc.

A meravigliarmi siamo tutti, io per primo: sul tavolo degli oggetti ci sono cose semplicissime che raccontano passioni e progetti – gli occhialini da nuoto per il legame col mare anche perché “sono il simbolo della ricerca dell’uomo che vuole esplorare altri mondi”, un milleusi regalato da un padre ad un figlio che sogna di creare la propria officina, un copione per il primo spettacolo teatrale in cui si reciterà… - sulla mappa del quartiere ci sono i luoghi in cui ciascuno è nato o in cui va a giocare, il pannello dei desideri chiedono un futuro di pace, libertà, possibilità di aiutarsi, autonomia.

Molti di questi ragazzi sono certificati, seguiti dai servizi, con insegnanti di sostegno, ma nella Wunderkammer non lo diresti mai, forse perché per una volta li guardiamo per quello che sono, sono stati, sognano di essere, non per quello che non sanno o non sanno fare.

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Tag: Centri aggregazione giovanile, Stefano Laffi, Adolescenza, scuola

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