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Migranti, "per chi arriva in Grecia più pericoli di chi si dirige a Lampedusa"

I racconti del personale medico di bordo del Moas: meteo instabile e conformazione della costa, con fondale basso o ricoperto di scogli. Bellanca (Moas): "A Lampedusa incontravo giovani africani, dalla Turchia partono siriani e iracheni. E sono tutte famiglie"

13 febbraio 2016

Foto - MOAS/MSF
Barcone Moas

ROMA - "I migranti che arrivano in Grecia affrontano molti piu' pericoli rispetto a quelli che si dirigono verso Lampedusa". A raccontarlo e' Giada Bellanca, medico di bordo della nave di soccorso del Moas, che da meta' dicembre nel Mare Egeo collabora col Cisom - Corpo italiano di Soccorso del Sovrano militare ordine di Malta - ma che dal 2008 ha offerto il suo servizio a Lampedusa.

-L'Egeo infatti "e' un mare chiuso, con oltre 400 isole difficili da monitorare e in cui si verificano di continuo cambi repentini delle condizioni metereologiche" spiega la dottoressa che dal 2008 ha imparato a conoscere bene la situazione in cui i migranti sono costretti a viaggiare.

Oltre al meteo instabile, c'e' il problema della conformazione della costa: tante isole, l'una vicina all'altra, in cui il fondale e' basso o ricoperto di scogli aguzzi che lacerano gli scafi: "La gente a bordo non riesce a rendersene conto - spesso arrivano la notte, quando e' buio - percio' la barca si rovescia o affonda proprio quando si trovano a pochi chilometri dalla terra ferma. Percio'- sottolinea- e' essenziale avere a disposizione barche veloci e adeguate per poterli raggiungere e mettere in salvo", e l'intervento in questo caso non puo' richiedere oltre i 5 minuti.

I migranti dell'Egeo non sono poi quelli di Lampedusa: "A Lampedusa incontravo soprattutto giovani africani, ora dalle coste della Turchia partono in prevalenza siriani, ma anche iracheni. E sono tutte famiglie", quindi aumenta il numero di bambini, anziani, e donne - anche incinte - che hanno capacita' di resistenza minore.

Gli scafisti rappresentano un ulteriore fattore di pericolo: "gente senza scrupoli che impiega gommoni assolutamente inadeguati ad affrontare quel tipo di traversata" e a cui "interessa solo far partire le persone anche se a largo c'e' una tempesta". Pur di guadagnare altro denaro, ricorrono anche al business dei finti giubotti di salvataggio: "Con uno di quelli indosso- assicura il medico- tirare la persona fuori dall'acqua diventa molto piu' difficile che se non lo avesse affatto".

MOAS/Darrin Zammit Lupi
MOAS/Darrin Zammit Lupi 3

L'ipotermia e' uno dei rischi a cui i migranti vanno piu' frequentemente incontro "spesso non hanno l'abbigliamento adeguato per quel tipo di traversata" spiega Jean De Dieu Bihizi, infermiere, "e una volta ci e' capitato ad esempio di salvare due donne la cui temperatura coroporea era scesa a 30 gradi". Tuttavia, un altro grave pericolo sono le ustioni da carburante - che possono procurarsi sedendosi sui serbatoi che perdono benzina, senza avvertire subito il bruciore cutaneo -. "Una ragazza una volta- racconta ancora Jean- gridava di dolore e non riuscivamo a toccarla per inserire la cannula in vena. Ci siamo riusciti appena in tempo, perche' a forza di perdere liquidi e sangue stava morendo sotto i nostri occhi".

"Loro per me rappresentano un modo per crescere. Perche' da loro imparo qualcosa in piu' su come intervenire" poiche' "ogni salvataggio e diverso dall'altro" aggiunge ancora Bellanca. "Io sono convinta che chi possiede un tetto e ha da mangiare non lascerebbe mai la propria casa" afferma Bellanca, che conclude con una riflessione: "non scordiamoci che noi italiani siamo un popolo di migranti: tanti di noi hanno parenti all'estero e siamo felici di sapere che laggiu' stanno bene, quindi perche' mai non essere ospitali, qui da noi, nel Mediterraneo, con queste persone".  Queste dichiarazioni a margine della presentazione delle attivita' di soccorso in mare del Sovrano ordine di Malta per il 2016, rappresentate dalla missione del Cisom, a Roma. (DIRE)

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Tag: egeo, Mediterraneo, Moas, Immigrati, Lampedusa, Sbarchi

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