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“700 km in sedia a rotelle”, il cammino verso Santiago di Óscar Jiménez

Paraplegico in seguito a un intervento chirurgico, il 36enne spagnolo ha raccontato la sua storia nel libro “Imposible” e poi ha affrontato il cammino di Santiago, accompagnato da un amico in bicicletta, per una sfida con se stesso e per raccogliere fondi per la ricerca sulle lesioni del midollo spinale

15 febbraio 2016

Óscar Jiménez con l'amico Carlos Ortega
Disabile in carrozzina e corsa 2

BOLOGNA - “La vita non finisce in una sedia a rotelle, anzi nel mio caso posso dire che la vita comincia in una sedia a rotelle”. A parlare è Óscar Jiménez, 36enne spagnolo paraplegico in seguito a un intervento chirurgico per un’ernia discale che gli ha provocato una lesione del midollo spinale. Dopo aver raccontato la sua storia nel libro “Imposible” (Impossibile), al primo posto tra quelli venduti su Amazon per tre mesi consecutivi, Jiménez ha percorso i 700 chilometri del cammino di Santiago in handbike per dare visibilità alle persone con lesioni midollari e disabilità di tipo neurologico, raccogliere fondi per la ricerca sulle lesioni del midollo spinale e sfidare se stesso. Insieme a lui c’era l’amico Carlos Ortega in bicicletta. Partiti da Roncisvalle il 17 settembre, i due hanno impiegato 8 giorni per percorrere le diverse tappe e sono arrivati a Santiago de Compostela il 24 settembre. Ora quel ‘viaggio’ è diventato un documentario “700 km in sedia a rotelle”, visibile sul sito di Jiménez. 

Óscar Jiménez con l'amico Carlos Ortega
Disabile in carrozzina e corsa - Óscar Jiménez e Carlos Ortega

La vita di Óscar Jiménez è cambiata il 3 marzo 2012: entrato in ospedale per operarsi di ernia al disco ne è uscito su una sedia a rotelle. “Durante l’intervento, mi hanno lesionato il sacco durale (la membrana che ricopre il midollo spinale) ma non ne sono accorti e mi hanno mandato a casa – racconta sul suo sito – La fuoriuscita di liquido cerebrospinale mi ha danneggiato le radici nervose del midollo spinale e la colonna vertebrale. Ho rischiato di morire”. Oggi Jiménez è paraplegico, ha perso l’udito dall’orecchio destro, ha subito un calo della vista ma non si è arreso. Lo dimostra la scelta del titolo del libro in cui racconta la sua storia, con quel trattino a cancellare ‘im’ davanti a ‘possibile’, segno di un temperamento ottimista. I proventi della vendita del libro vanno a sostenere l’associazione di bambini disabili “Qui te a qui. País del cava” di Sant Sadurní d’Anoia (Barcellona) dove Jiménez vive. 

Prima dell’intervento, Jiménez lavorava come macchinista in un’azienda di scavi, oggi prende una pensione di invalidià. “Manovravo macchine da cento tonnellate per realizzare grandi opere – racconta – Essere su una sedia a rotelle è dura, non lo nego, ma voglio continuare a fare cose per sentirmi bene con me stesso e felice”. È per questo che ha pensato di intraprendere il Cammino di Santiago: 100 chilometri al giorno in una settimana, dormendo in ostelli. “Al giorno d’oggi le lesioni al midollo sono irreversibili, ma negli ospedali specializzati ci sono tante terapie e si fa ricerca – dice – Non intendo battere un record mondiale: se riesco a raccogliere una cifra sufficiente per una macchina per la neuroriabilitazione o per la ricerca, sarò contento”. (lp) 

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Tag: cammino di santiago, Disabilità

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