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Migranti, gli hotspot? Una fabbrica di irregolari. “Il sistema va rivisto”

La denuncia è contenuta nel dossier Sui Centri di identificazione presentato dalla Commissione diritti umani del Senato: “l’unico risultato tangibile è l'aumento di stranieri con in mano un decreto di respingimento differito che di fatto rimangono poi nel territorio italiano”. Deludenti i risultati dei ricollocamenti

17 febbraio 2016

ROMA – Un sistema “deficitario”, il cui unico risultato tangibile è l’aver prodotto già nei primi mesi di attività un aumento consistente di migranti che, di fatto, rimarranno irregolarmente sul suolo italiano. A tracciare un bilancio dei primi cinque mesi dall’adozione del nuovo sistema hotspot è la Commissione diritti umani del Senato, presieduta da Luigi Manconi, nel rapporto sui Centri di identificazione ed espulsione, presentato oggi a Roma. Il dossier ad analizzare il nuovo approccio  previsto dall’Agenda Ue evidenzia anche il sostanziale fallimento sia del programma di ricollocamento dei richiedenti asilo che dei rimpatri.

- Una fabbrica di irregolari. Nello specifico, la commissione ha visitato il primo degli hotspot aperti nel nostro paese, quello di Lampedusa, rilevando che tra il1 settembre 2015 e il 13 gennaio 2016 sono arrivati sull’isola 4.597 cittadini stranieri: di questi ne sono stati registrati e identificati 3.234 (870provenienti dall'Eritrea, 848 dalla Somalia, 711dalla Nigeria, dal Marocco 535, 235 dal Sudan, 222 dal Gambia, Mali 133, Guinea 130, Siria 129, e numeri più bassi da altri paesi). Ma al programma di ricollocamento hanno avuto accesso solo 563 persone (circa il 12 per cento del totale). Di queste 279 sono già state trasferite nei paesi di destinazione, mentre 198 sono in attesa di partire. Altre 86 hanno avviato la procedura i primi giorni di gennaio. Come previsto dal piano europeo si tratta di eritrei (nella maggior parte dei casi), insieme a siriani e iracheni. Le persone che, invece, hanno manifestato la volontà di chiedere asilo nel nostro paese sono 502 (10 per cento). Quanto ai minori, accompagnati e non, ne sono sbarcati complessivamente 612. Di questi, 320 (non accompagnati) sono stati trasferiti da Lampedusa e inseriti nel circuito d'accoglienza siciliano. Altri 20, minori accompagnati, verranno ricollocati. Ma il nodo cruciale riguarda coloro che non hanno voluto chiedere asilo in Italia e sono stati considerati, quindi, migranti irregolari: 74 sono stati trasferiti nei Cie in tutta Italia, mentre 775 hanno ricevuto un provvedimento di respingimento differito, con l'ordine di lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni (sono complessivamente più del 18 per cento del totale degli stranieri arrivati a Lampedusa). “Questi ultimi, secondo quanto denunciato da alcune associazioni, una volta trasferiti da Lampedusa, sono sbarcati a Porto Empedocle dove hanno ricevuto il provvedimento del questore di Agrigento, senza aver ricevuto nessuna informazione in merito a ciò che sarebbe loro accaduto e senza aver diritto a essere ospitati nel circuito d'accoglienza – denuncia il dossier -. Di fatto, sono destinati a rimanere irregolarmente nel territorio italiano e a vivere e lavorare illegalmente e in condizioni estremamente precarie nel nostro Paese”.

Il rifiuto a farsi identificare per poter raggiungere un altro paese Ue. Nel dossier viene ricordato, in particolare, il caso di 200 eritrei che da settimane rifiutano di farsi identificare per avere così la possibilità di raggiungere altri stati dell’Unione europea. “Il destino di queste centinaia di persone è attualmente sospeso e non definito – si legge -.Le disposizioni del ministero dell'interno prevedono infatti che nessuno di loro possa allontanarsi dal centro finché non sia conclusa l'identificazione, né senza aver ultimato tale procedura si può fare richiesta d'asilo in Italia o accedere al programma europeo di ricollocamento. Si è così creato uno stallo che potrebbe prolungarsi ulteriormente e che evidenzia un vuoto rilevante nella prassi attuale rispetto a quanto prevede la normativa nazionale in merito al trattenimento di persone all'interno di una struttura oltre 48 ore, trascorse le quali è necessaria la convalida dell'autorità giudiziaria con relativa notifica”. Secondo la Commissione diritti umani resta dunque da definire la natura giuridica dei centri in cui si attua l'approccio hotspot: “continuano a essere centri di prima accoglienza o diventano dei centri di identificazione edespulsione?”. Non solo, ma data la presenza altissima e costante di profughi provenienti dall'Eritrea nei flussi dalla Libia verso l'Italia (38.612 persone sbarcate in Italia in tutto il 2015 e 870 persone solo a Lampedusa, da settembre 2015 a metà gennaio 2016), la questione, delicatissima, dei cosiddetti “transitanti” è cruciale per l'effettivo funzionamento dell'Agenda Ue. Il rifiuto di farsi identificare viene motivato dai profughi dal fatto di non poter scegliere il paese di destinazione, su cui, una volta avuto accesso al ricollocamento, possono esprimere solo una preferenza. Mentre “la possibilità di determinare la destinazione di un richiedente asilo in un altro stato europeo in base all'esistenza di una rete familiare o una rete di conoscenze o di rapporti culturali (così come dalle clausole discrezionali dello stesso regolamento di Dublino) andrebbe privilegiata e diventerebbe un fattore incentivante per la partecipazione al programma”, sottolinea la Commissione.

Il sistema non funziona e va rivisto. Per questo, secondo il rapporto “l'intero sistema andrebbe riconsiderato partendo dai risultati di questi primi mesi di attuazione: a un tasso di identificazioni che ha superato l'80 per cento, non corrispondono risultati positivi in termini di persone ricollocate e persone rimpatriate. Unico risultato tangibile è l'aumento di stranieri con in mano un decreto di respingimento differito del questore che intima di lasciare il nostro paese entro sette giorni. Persone che di fatto rimangono poi nel territorio italiano irregolarmente. Persone, dunque, escluse da ogni possibilità di regolarizzazione e di inserimento in un percorso di integrazione”. Sarebbe, invece, “opportuno avviare un piano per ridurre il fenomeno dell'irregolarità che è strettamente collegato all'aumento della marginalità”.

Irregolarità nelle procedure di identificazione. Nella visita all’hotspot la Commissione ha anche  rilevato la presenza di alcune criticità rispetto alla nuova procedura, in particolare, per quanto riguarda l’identificazione certa delle persone che giungono in Italia (non solo l’identitàma anche lo status e, cioè, delle motivazioni che portano le persone a emigrare). “Il rischio èche il tempo a disposizione, unitamente all’ingente mole di lavoro, incidano negativamente sutali procedure portando a una cernita sommaria di chi può e chi non può fare ingresso in Europabasata su automatismi più che su attente valutazioni che tengano conto degli elementi soggettivie della storia individuale della persona sbarcata”, sottolinea il rapporto . A destare preoccupazione sono soprattutto le modalità di svolgimento della pre-identificazione. Appena sbarcati, infatti, i migranti vengono trasferiti nel Cpsa di contrada Imbriacola dove viene fatta "una prima differenziazione tra le persone richiedenti asilo/potenziali ricollocabili e quelle in posizione irregolare". Tale procedura – denuncia la Commissione -si svolge dunque quando i profughi, soccorsi in mare e appena sbarcati, “sono spesso evidentemente ancora sotto shock a causa di un viaggio lungo e rischioso”. Non si tratta poi “di un colloquio vero e proprio”, ma della semplice compilazione di un questionario che risulta formulato in maniera estremamente stringata e poco comprensibile. Non tutti gli stranieri, infatti, sono in grado di comprendere quanto viene richiesto poiché le zone di provenienza sono diverse e l'accesso alle quattro lingue tradotte dai mediatori non è scontato. Inoltre, la presenza di persone analfabete o poco alfabetizzate è evidentemente molto alta. “La presenza di operatori dell'Unhcr e di altre organizzazioni internazionali all'interno del centro è garantita (sono presenti 1 funzionario e 3 interpreti dell'Unhcr; un operatore OIM; un legale e un interprete per Save the Children) “ma non è prevista in questa fase. Lo stesso prefetto Morcone, capo Dipartimento libertà civili e immigrazione, con una circolare ai prefetti ha sottolineato la necessità di rispettare le "garanzie che la legge prevede a tutela del diritto all'informazione dei migranti e del diritto a presentare domanda di asilo, che, peraltro, può essere esercitato dall'interessato in qualsiasi momento, anche quando già si trova da tempo in Italia". (ec)

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Tag: Hotspot, migranti

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