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Opg, Corleone: "L'obiettivo è chiuderli nei sei mesi del mio incarico"

Così il Commissario unico per il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari da poco nominato dal governo. Quattro gli Ospedali psichiatrici giudiziari ancora da chiudere e sei le regioni in ritardo con le Rems. "Situazione attuale insostenibile. Confido su collaborazione delle regioni"

19 febbraio 2016

ROMA – Sei mesi per chiudere gli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) e per dare una svolta alla predisposizione delle Rems, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, in quelle regioni dove si sono accumulati ritardi. E’ questa la tabella di marcia da seguire secondo Franco Corleone, nominato Commissario unico per il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari dal Consiglio dei ministri. A Redattore sociale racconta le priorità e le difficoltà che bisognerà superare nei sei mesi previsti per l’incarico assegnato. “Questa decisione del governo arriva a quasi un anno dalla data prevista dalla legge per la chiusura degli Opg – spiega Corleone -. L’incarico è per sei mesi e bisogna chiudere una partita che ha un ritardo grave, anche se in qualche modo era una partita difficile”. Difficoltà “comprensibili”, aggiunge Corleone, ma “il fatto che gli internati abbiano fatto dei ricorsi per illegittimità della reclusione e i magistrati di sorveglianza abbiano dato loro ragione rende la situazione insostenibile. Bisogna rapidamente chiudere gli Opg ancora aperti. L’obiettivo è chiuderli in questi sei mesi”.

Ad oggi sono quattro gli Opg ancora aperti, spiega Corleone: Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino, Aversa e Barcellona Pozzo di Gotto, mentre gli internati sono poco più di 160. Le regioni in ritardo con le Rems, invece, sono Abruzzo, Calabria, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto. “Non tutte e sei le regioni sono allo stesso punto – chiarisce Corleone -. Questo andrà verificato. Dove siamo in stato avanzato bisognerà accelerare, dove invece siamo a zero bisognerà trovare soluzioni rapide. Mi rendo conto che dire ‘rapido’ in Italia sembra una barzelletta, perché anche per fare una struttura da venti posti sembra che ci voglia uno o due anni, ma confido su un rapporto di grande collaborazione con le regioni per verificare gli intoppi che ci sono stati e come superarli. Alcune regioni, infatti, hanno dovuto fare i conti con ricorsi al Tar, altre hanno avuto difficoltà ad individuare le strutture per via di alcune resistenze dei comuni. Tuttavia, attraverso una collaborazione intensa bisogna arrivare a raggiungere degli obiettivi”. Un impegno, aggiunge Corleone, che non investe soltanto le sei regioni in questione, ma anche altre che dovranno accogliere gli internati degli Opg da chiudere. “Nell’Opg di Montelupo, ad esempio, ci sono alcuni sardi e altri liguri. Anche Liguria e Sardegna, regioni non commissariate, dovranno essere in grado di accogliere queste persone perché altrimenti non si va avanti”.

La sfida, precisa Corleone, non è solo quella della chiusura degli Opg. Per il commissario occorrerà superare un “esame culturale” e stare attenti a “non far risorgere una logica manicomiale”. Una sfida che vede coinvolte in primo luogo le Rems. “È chiaro che nelle Rems non ci potrà essere contenzione, questo significa che serve un grande investimento sul personale qualificato e motivato. Bisogna essere consapevoli che questa è una grande prova di civiltà, di umanità, ma chi va a lavorare lì deve essere sostenuto”. Infine c’è un fronte “legislativo” che bisognerà affrontare. Quello delle “misure di sicurezza provvisorie – spiega Corleone - che non è chiaro dal punto di vista normativo se devono trovare soluzione nelle Rems o altrove. Questo è un problema affrontato dal tavolo 11 degli stati generali e mi pare con proposte condivise da tutto il tavolo. Un fronte aperto è anche quello della magistratura che non considera nella sua interezza la legge 81/2014 (sul superamento degli Opg, ndr) e quindi bisognerà monitorare le misure di sicurezza che vengono disposte per capire se realmente hanno una necessità di avere una soluzione detentiva, seppure in una Rems, oppure se ci sono le condizioni per rispettare la legge 81 e considerare la soluzione Rems come ultima ratio e individuare invece soluzioni sul territorio, case famiglie o strutture intermedie”. Per Corleone, il superamento degli Opg è un “processo culturale” complesso che su alcuni fronti “richiederà  molto tempo”. Tuttavia, conclude Corleone, “non dobbiamo pensare che queste cose si fanno con la bacchetta magica, ma bisogna imboccare la strada giusta”. (ga)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Stati generali carcere, Opg Montelupo Fiorentino, Franco Corleone, carcere, Opg

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