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31/05/2016

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Una casa per Chiara, ridotta in fin di vita dall'ex: l'appello del padre

Chiara Insidioso riportò gravissime lesioni cerebrali in seguito alle percosse. Dopo la riabilitazione di oltre un anno al Santa Lucia, oggi visitato da Mattarella, sarà dimessa tra meno di un mese. Il padre chiede l’assistenza domiciliare e un alloggio vicino alla fondazione. Ma Chiara andrà in una struttura “di mantenimento”

24 febbraio 2016

ROMA - C’è anche Chiara Insidioso all’istituto Santa Lucia di Roma, visitato oggi dal presidente della Repubblica Matterella e dalla ministra della Salute Lorenzin. Chiara però potrà starci ancora soltanto per poco tempo: sono infatti già scaduti i 90 giorni considerati “tempo massimo” per il ricovero in una struttura come questa. Chiara è qui dal dicembre del 2014: i precedenti mesi li aveva trascorsi al San Camillo, dove era arrivata in fin di vita per le percosse subite dal fidanzato, Maurizio Falcioni. Chiara vittima di violenza sulle donne e ora nuovamente vittima, accusano la famiglia e le persone che le stanno accanto, dell’indifferenza dello Stato. Sì, perché i genitori vorrebbero riportarla a casa, ora che Chiara ha raggiunto un livello seppur minimo di coscienza. E chiedono l’assistenza domiciliare h24: che le spetterebbe non solo in considerazione delle sue condizioni di salute, ma anche come risarcimento del danno. Come prevede, tra l’altro, la convenzione di Istanbul su "prevenzione e lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica", ratificata dall’Italia nel 2013.

- Ma per l’assistenza domiciliare a Roma, si sa, c’è una lista d’attesa da rispettare. E poi c’è la questione dell’alloggio: la casa di famiglia di Chiara non è adeguata alle sue esigenze. Gli era stata offerta, dall’amministrazione comunale, una casa popolare a Ponte di Nona, 50 metri quadri a 450 euro al mese. Che il padre rifiutò, ritenendola inadeguata alle esigenze della figlia, oltre che decisamente distante dal Santa Lucia.

Un altro alloggio non è stato proposto: tra meno di un mese Chiara finirà a Casa Iride, una struttura romana destinata a persone in stato vegetativo o in stato di coscienza minima: un luogo d’eccellenza, ma forse non stimolante per una ragazza giovane che sta cercando di tornare alla coscienza e alla vita e, per far questo, ha bisogno innanzitutto si relazioni. Qui si sposterà anche il suo percorso riabilitativo, vista la distanza dalla struttura del Santa Lucia. Una soluzione molto diversa da quella per cui da sempre si battono i genitori di Chiara, in nome di almeno tre diritti: il risarcimento del danno per la violenza subita; la domiciliarità; la continuità assistenziale. Così oggi, polemicamente, il padre di Chiara non si è fatto vedere dalle autorità in visita alla struttura.

E nel frattempo è nato e si sta diffondendo l’hashtag #Unacasaperchiara e sulla piattaforma Change.org è stata pubblicata da alcuni membri del Telefono Rosa una petizione, diretta al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio, al ministro della Salute e al presidente della Regione Lazio. In meno di 24 ore ha già totalizzato oltre 1.500 firme. “Chiara è una delle poche donne che sono sopravvissute al femminicidio in una condizione di grave danno fisico e psichico – si legge - Un caso che lo Stato italiano non può ignorare o ricordare solo in maniera formale, ma su cui ha l'obbligo di intervenire con una compensazione economica che garantisca a Chiara un accesso agevolato a forme di assistenza ai fini della riabilitazione e di reinserimento a una vita il più possibile normale. Un obbligo che la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, ratificata dall'Italia nel 2013, spiega ampiamente nell'articolo 30 in cui si descrive come lo Stato si debba occupare del risarcimento nel caso in cui ‘la riparazione del danno non è garantita da altre fonti e in particolare dall'autore del reato’. Un obbligo che nel caso di Chiara parte dal diritto di avere una casa attrezzata ad accoglierla secondo le sue esigenze e con l'assistenza di cui ha bisogno”.

I firmatari chiedono quindi che “lo Stato, attraverso suoi soggetti istituzionali, si faccia immediatamente carico di una soluzione adeguata e idonea alla situazione di Chiara, agendo in totale e autentico sostegno per lei e per la sua famiglia”. (cl)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Fondazione Santa Lucia, Violenza, Assistenza domiciliare, Domiciliarità, Violenza sulle donne

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