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Morte Regeni, in 200 al sit-in davanti all’ambasciata egiziana

I manifestanti: “Non accetteremo un ingiusto tentativo di screditare Giulio o ipotesi fantasiose sulla sua fine. Chiediamo la verità, non accetteremo versioni di comodo"

25 febbraio 2016

ROMA - Circa duecento persone si sono raccolte in via Salaria 267, di fronte all'entrata di villa Ada dove ha sede l'ambasciata di Egitto, per manifestare in ricordo di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto. "Non accetteremo un ingiusto tentativo di screditare Giulio o ipotesi fantasiose sulla sua fine. Chiediamo la verità, non accetteremo versioni di comodo", dicono gli organizzatori. Alcuni di loro sono andati a colloquio con un rappresentante dell''ambasciata.

- L'ambasciatore egiziano Amr Helmy "ha ribadito, per parte sua, le ragioni del Governo egiziano, ha ribadito la piena volontà del Governo di collaborare per arrivare alla verità sul caso Regeni. Noi abbiamo ribadito che ad oggi questa collaborazione ci sembra almeno insufficiente, segnata da troppe opacità e contraddizioni: si va dall'incidente, alla lite personale, al terrorismo, persino allusioni di rapporti ambigui nella vita di Giulio". Così ha commentato lo stesso Nicola Fratoianni deputato di Sinistra Italiana, ricevuto dal diplomatico con Michele Piras della commissione Difesa, Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista e gli avvocati della famiglia Regeni.
"Ciò ci pare inaccettabile - ha concluso Fratoianni - continueremo, ognuno, con le sue forze, a pretendere una verità non ufficiale ma sostanziale".

De Luca: "Il governo sta facendo poco". A un mese di distanza dalla sparizione di Giulio Regeni il sit-in a Roma davanti all'ambasciata d'Egitto, per chiedere "verita' e giustizia", testimonia per lo scrittore Erri De Luca una "volontà popolare dell'opinione pubblica di conoscere".
"Abbiamo bisogno di sapere e il governo italiano - dichiara De Luca - sta facendo poco dal punto di vista di questa inchiesta. Ma quello che deve fare non è tanto prendere per il bavero l'Egitto e scuoterlo finchè non parla, per chiedere la verità, ma prendere per il bavero i governi d'Europa, perchè si tratta di un cittadino europeo. Non un malcapitato turista, ma un cittadino europeo che stava svolgendo la sua missione con competenza, capacità e intelligenza, in un Paese 'amico'. Si tratta - sottolinea - di un gravissimo incidente diplomatico che riguarda l'Europa intera". I Paesi dell'Unione, secondo lo scrittore, devono chiedere "all'unanimità" la verità sul caso Regeni.

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Tag: Giulio Regeni

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