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Migranti, così la Spagna è diventata una frontiera inespugnabile

Uno studio di Open migration spiega come il paese è riuscito a invertire la tendenza. Lo scorso anno nel paese solo qualche migliaio di sbarchi: ha esternalizzato le frontiere e ha reso Ceuta e Melilla due veri “fortini”

02 marzo 2016

ROMA – Nel 2015 sono stati circa un milione gli arrivi via mare in Europa, di questi solo qualche migliaio ha riguardato la Spagna. Anche per quanto riguarda le richieste d’asilo su un milione e 300 mila, solo 13 mila sono state rivolte a Madrid. Come è possibile che l’unico paese europeo che confina via terra con l’Africa – grazie a Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole in Marocco – non sia stato investito dal flusso di profughi e migranti arrivati lo scorso anno? A chiederselo è Open migration che, in uno studio pubblicato oggi, prova a spiegare come la Spagna ha lentamente arginato il fenomeno migratorio nel paese.

Open migration grafico arrivi

Nel paese negli ultimi 25 anni – al pari dell’Italia – c’è stato un flusso costante dall’Africa. E gli immigrati oggi rappresentano, secondo i dati Ine, circa il 10% della popolazione totale (4 milioni 460mila su 46 milioni di abitanti). Ma la tendenza si è invertita negli ultimi anni, soprattutto nella rotta che passa per le isole Canarie, attraverso una strategia di cooperazione e di esternalizzazione delle frontiere tra Spagna Mauritania e Marocco.

“La gestione spagnola delle frontiere meridionali è un laboratorio politico-tecnologico per la sorveglianza dei confini – sottolinea Open migration -. Fin dal 2000 è in funzione il SIVE (Sistema Integrado de Vigilancia Exterior), un complesso apparato di controllo che elabora i dati ricevuti costantemente dai radar delle navi che operano nel Mediterraneo e nell’Atlantico, i video delle stazioni lungo la costa, le tracce satellitari e aeree. Una forma di monitoraggio capillare che ha trasformato la Spagna in un esempio per molti.”

Open migration grafico ingressi

L’altra frontiera arginata è quella di Ceuta e Melilla, “le due cittadine spagnole in terra marocchina, sono ormai due fortezze di fatto inespugnabili”, come sottolinea anche Frontex. “Circondate da tre reti alte una decina di metri, da fossati e protette con violenza dalle guardie di frontiera, sono diventate l’emblema della chiusura. A più di 10 anni dal tragico giorno in cui 11 migranti rimasero uccisi dal fuoco delle guardie di frontiera mentre provavano a scavalcare le reti, la violenza non è diminuita. Molte associazioni che si occupano di diritti umani denunciano la violazione dei diritti dei migranti intercettati e respinti direttamente sul suolo marocchino al di fuori di qualsiasi tutela legale” scrive Open migration.

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