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Migranti, una nuova "rotta Adriatica"? Alfano: nessuna evidenza di flussi

Dopo la chiusura del cammino dei Balcani, quali nuovi percorsi per raggiungere l'Europa? Alfano a Bruxelles: “Non abbiamo l'evidenza dei flussi. Già in contatto con l'Albania per prevenire immigrazione illegale”. Commissione Ue al lavoro su piani d'emergenza

10 marzo 2016

- BRUXELLES - “La rotta dei Balcani adesso è chiusa”: in questi giorni lo ripetono un po' tutti, ma sono in pochi a pensare che questo possa bastare. I migranti lo hanno dimostrato più volte: per ogni muro sul loro cammino, per ogni via diventata impercorribile, ce n'è un'altra che può essere aperta. Così, mentre il flusso dalla Grecia verso il nord Europa inizia a diminuire, si diffondono i timori per le ripercussioni su altre possibili rotte: la via del Mediterraneo centrale, che passando dalla Libia porta a Lampedusa, o anche la traversata dell'Adriatico dall'Albania per giungere sulle coste pugliesi. Eventualità che preoccupano non poco l'Italia.

Secondo il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ci sarebbero fino a 150 mila persone rimaste bloccate in Grecia pronte a mettersi in viaggio verso il nostro paese. Prove concrete ancora non ce ne sono: “Fino a questo momento non abbiamo l'evidenza”, assicura il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, arrivando a Bruxelles per un vertice in cui probabilmente si toccherà anche questo tema, ma “la logica ci suggerisce che se dalla Turchia dovessero continuare ad arrivare grandi flussi di migranti sulla rotta balcanica e i muri dovessero interrompere il viaggio verso il nord Europa, allora si potrebbe aprire quella rotta”, ammette.

Per questo l'Italia non vuole farsi cogliere impreparata: “Stiamo lavorando con l'Albania – spiega Alfano – il presidente del Consiglio con il primo ministro albanese e io con il ministro albanese che è venuto a Roma la scorsa settimana. Nei prossimi giorni andrò anche io in Albania per lavorare insieme in modo da fare tutto il possibile per fare prevenzione su antiterrorismo e immigrazione illegale”, assicura. E anche Tirana sembra volersi muovere d'anticipo. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, le autorità albanesi hanno già messo a punto piani per la preparazione di centri di accoglienza per 10 mila rifugiati siriani nelle città di Korca and Gjirokastra, vicino al confine con la Grecia.

“Siamo consapevoli che c'è un rischio di frammentazione delle rotte ed è qualcosa che la Commissione, Frontex e i paesi riguardati tengono bene a mente”, spiega la portavoce dell'esecutivo comunitario, Natasha Bertaud. La questione, aggiunge, è stata anche sollevata ieri nel corso della videconferenza settimanale tra i rappresentanti dei Paesi dei Balcani durante cui “Frontex ha informato i leader su questo tema confermando che non è uno scenario oggi in atto ma che può avere luogo”. In ogni caso si sta già lavorando a “piani d'emergenza” nel caso l'eventualità dovesse concretizzarsi. 

“C'è sempre la possibilità che questo flusso possa deviare in altre direzioni se la rotta balcanica è chiusa”, ammette anche il commissario Ue all'immigrazione, Dimitris Avramopoulos, secondo cui però “per il momento non sta accadendo”. Il membro dell'esecutivo di Jean-Claude Juncker garantisce anche che “tutti i paesi della regione sono ben preparati anche per questa eventualità ma per il momento non ci sono segnali che i flussi migratori siano deviati verso l'Albania o altri paesi della regione”.  (Letizia Pascale)

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