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Street art istituzionalizza? "Un modo per sostenere la ricerca e preservare le opere"

Intervista a Pietro Rivasi, ex writer, socio della Galleria d’arte contemporanea D406 di Modena: “Un graffito su un muro o su un treno mi trasmette l’idea di fermento creativo, qualcosa in grado di ispirare le nuove generazioni anche nell’era di Internet”. A Bologna Blu cancella i suoi murales

12 marzo 2016

BOLOGNA - Writing o street art. Che siano scritte o disegni tutte sono fatte sui muri, sui vagoni dei treni, negli spazi urbani, senza essere autorizzate. In queste ore il tema ritorna all'attenzione della cronaca per la scelta di Blu, il Bansky italiano, di cancellare la gran parte dei graffiti che nel corso di vent’anni aveva fatto a Bologna. Un clamoroso gesto di protesta per dichiarare guerra all’inaugurazione, prevista per il 18 marzo a Bologna, della mostra “Street Art”, che in questi mesi ha “staccato” dai muri decine e decine di opere in giro per l’Italia per inserirle all’interno di una mostra indoor, a pagamento.

Ma cosa spinge un disegnatore a lasciare il proprio nome, una scritta, un disegno su un muro? Lo abbiamo chiesto a Pietro Rivasi, classe 1978, ex writer, gallerista (è socio della Galleria d’arte contemporanea D406 di Modena), promotore di eventi culturali legati al writing, tra cui il festival Icone, collaboratore di siti e riviste di settore. “Imbattersi in un graffito su un muro o su un treno che arriva in stazione è una delle esperienze che maggiormente riescono a trasmettermi l’idea di fermento creativo, di energia positiva – racconta Rivasi – Qualcuno ha speso il suo tempo, le sue forze, soldi per esprimersi, rischiando di finire in qualche guaio, di farsi male, senza nessun tornaconto. Penso che questo, nell’era di Internet, sia ancora qualcosa in grado di conquistare e ispirare le nuove generazioni”. 

Stazione Modena, writer svedesi: Foto: Pietro Rivasi
Writing, street art e murales 1

Pietro quando hai iniziato a interessarti di writing e graffiti?
Alla fine degli anni Ottanta attraverso le riviste di skate che pubblicavano foto di alcuni pezzi. Allora non era facile trovare riviste specializzate; negli anni successivi, la fanzine meglio ‘distribuita’ era Aelle che si trovava da Footlocker, ma occorreva andare fino a Bologna, e Internet non esisteva. Poi, chiaramente, la maggiore ispirazione erano le ‘tag’ per strada, i muri dipinti lungo la ferrovia o nei centri sociali. Fin da subito, ho voluto capire come leggere le scritte e cercare di scoprire i segreti per realizzarle, insomma è diventata la mia passione principale.
Che differenza c’è tra writing, graffiti, street art, murales?
Graffiti, parola che secondo molti non dovrebbe essere assolutamente usata, è un sinonimo di writing. Come dice la parola stessa, il writing è scrittura. La street art è invece un fenomeno estremamente variegato e di difficile definizione. Entrambe si svolgono all’interno dello spazio urbano, senza essere autorizzate. Il writing ha un codice chiuso che permette una comunicazione molto scarsa verso la maggior parte del pubblico, mentre la street art è, spesso, decisamente ‘pop’, motivo per cui ha avuto una grandissima diffusione negli ultimi 15 anni. Quando si parla di interventi autorizzati, come accade all’interno di festival di arte urbana, le opere possono essere definite ‘murales’ e il fenomeno ‘nuovo muralismo’.

Qual è il ruolo dell’Italia nello sviluppo di writing e street art?
È una domanda complessa. L’Italia può vantare artisti di primissimo piano in entrambe. Personalmente, trovo che per il writing l’età dell’oro siano stati gli anni Novanta, forse anche perché è quello che io ho vissuto con l’entusiasmo della scoperta di un mondo nuovo, quando ogni città aveva uno stile caratteristico, il trainbombing stava esplodendo ed erano nel periodo di massima attività personaggi come Dafne, Eron, Dado, Ciufs, Chob, Sand, Longe, Dork, Dumbo e molti altri che hanno contribuito a far evolvere uno stile nostrano e a farci conoscere all’estero. Sulla street art, o forse più propriamente sui murales, abbiamo sicuramente alcuni dei nomi più potenti e richiesti da festival e musei di tutto il mondo. Tra 2501, 108, Ericailcane, Ozmo, Blu e molti altri, forse meno conosciuti al grande pubblico ma di enorme valore, come Collettivo FX, Giorgio Bartocci, Aris, Dem, Basik, CT, credo davvero che il nostro Paese possa posizionarsi molto in alto nel panorama internazionale.

Giorgio Bartocci per Icone5 San Felice sul Panaro
Writing, street art e murales 3

A Bologna sono stati realizzati d’accordo con il comune interventi sui muri di alcuni edifici di periferia per abbellirli con murales. Da alcuni anni, il festival Cheap porta avanti un progetto di rigenerazione degli spazi urbani attraverso la street poster art con il sostegno della regione e in accordo con le amministrazioni locali. Cosa ne pensi dell’istituzionalizzazione della street art?
L’istituzionalizzazione esiste almeno dal 1972, dalla prima mostra di ‘graffiti’. È un desiderio degli artisti stessi, a volte una vera necessità, per raggiungere un’audience diversa e vedere riconosciuto il proprio lavoro, senza dover celare la propria identità. La strada permette a tutti di vedere un disegno, ma non tutti riescono a riconoscere in qualcosa che vedono dipinto su una infrastruttura urbana un’opera d’arte. Penso che finché gallerie e festival faranno lavorare artisti che hanno davvero contribuito all’evoluzione di writing e street art per strada, che sono in grado di trasferire questa esperienza in un contesto totalmente separato da quello urbano, questa “istituzionalizzazione” possa essere un modo per sostenere la loro ricerca, spesso letteralmente rischiosa, e per preservarne le opere che altrimenti andrebbero tutte, presto o tardi, distrutte dalla ‘legge della strada’.
Hai detto che una scritta o un disegno su un muro ti dà l’idea di fermento creativo, ma c’è una connotazione politica nel farlo?
Il writing per me è assolutamente politico, anche quando, e questo accade quasi sempre, il messaggio non è esplicito. Nell’era del controllo globale, come può non essere un gesto politico infrangere diverse leggi per andare a scrivere il proprio nome in giro, centinaia di volte, aumentando sempre la posta in gioco? (lp)

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