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Rifugiati, quando il comune accoglie. "Così salviamo l’economia locale"

Dall’emergenza Nord Africa i comuni della Val Camonica si sono messi in rete per un progetto di microaccoglienza e integrazione dei profughi. E’ nata così “La valle accogliente” un fortino che resiste alle pressioni politiche antirifugiati. Erba: "Abbiamo creato posti di lavoro e aiutato gli esercenti locali, tutto questo a costo zero"

16 marzo 2016

ROMA – La chiamano la “Valle accogliente”. E’la rete dei Comuni della Val Camonica che dal 2011 porta avanti progetti di microaccoglienza per migranti e richiedenti asilo. Attraverso un protocollo sottoscritto da 30 sindaci (ma al momento sono effettivamente 11 quelli che portano avanti l’iniziativa) è stato avviato un programma di ospitalità diffusa che coinvolge piccoli comuni e che prevede l’accoglienza in appartamenti e micro strutture. L’iniziativa partita quando l’Italia si trovò ad affrontare il primo consistente arrivo di richiedenti asilo con l’emergenza nord Africa, oggi è un modello che fa scuola. E che dimostra nei fatti, come ci sia un’ alternativa realizzabile e replicabile al cosiddetto “business dell’accoglienza”. Un’altra via possibile che fa bene sia all’economica locale, che all’integrazione dei migranti.

Uno dei maggiori sostenitori del programma è Paolo Erba, sindaco di Malegno, Il suo comune di appena duemila anime, oggi ospita 10 rifugiati, in due appartamenti, trasformati di recente da centri per l’accoglienza straordinaria (Cas) a Sprar. “La logica con cui lavoriamo, insieme alla Caritas e alla cooperativa sociale Keybase in tutta la Val Camonica, è quella della microaccoglienza – spiega- L’obiettivo è dimostrare che se gli inserimenti vengono fatti con numeri piccoli possono avere una serie di vantaggi a livello locale. Dal punto di vista sociale, per esempio, è molto più semplice portare avanti programmi di integrazione e inserimento con poche persone. Questo non si può fare, invece con le accoglienze alberghiere, quando arrivano anche 30/40 persone per volta in comuni poco popolati”. Ma la ricaduta positiva è anche economica, spiega ancora il sindaco: “uno dei problemi in alcuni paesi è che ci sono pochi esercizi commerciali che reggono, per cui abbiamo fatto delle partneship coi negozi di vicinato per fare in modo che gli acquisti per le strutture di accoglienza vengano fatti lì. Inoltre – aggiunge Erba – per ogni appartamento in cui vengono ospitati i rifugiati siamo riusciti a ricavare un posto di lavoro per una persona del territorio che fa da tutor”.

In totale, quindi, dei 35 euro pro capite pro die, previsti per l’accoglienza di ciascun migrante, (tolto il pocket money di 2,50 euro), l’80 per cento della spesa resta sul territorio. Tutto ciò a costo zero: “Il mio comune non spende niente per la gestione, mentre ogni appartamento porta 4000 euro al mese. Tolti 2,50 al giorno, restano i soldi per pagare gli stipendi, permettendoci così di compensare il problema della disoccupazione e per il cibo. Inoltre l’energia viene comprata dalla multi utility e quindi resta qui, così come l’affitto che va a un proprietario di case del territorio – aggiunge Erba – Insomma di fatto accogliere aiuta la nostra economia”. Secondo il sindaco di Malegno per avere ricadute positive non serve “fare un business sullo stile Mafia capitale”: “per riuscire a rendere replicabile il sistema noi esplicitiamo in maniera chiara come vengono spesi i soldi. E assicuro che anche con una gestione regolare si possono portare risorse sui territori e fare un’accoglienza molto più dignitosa”.

La valle accogliente. Copertina libro

Paolo Erba ha raccolto l’esperienza di questi anni in un libro “La Valle accogliente”, dove racconta come è nato il progetto: nel 2011 oltre cento rifugiati furono inviati a Monte Campione, una località turistica sulle montagne della Lombardia, isolati e al freddo. Per migliorare l’accoglienza il sindaco del comune chiese aiuto agli altri colleghi della Val Camonica e nacque così l’idea di una programma di microaccoglienza diffusa. Oltre all’ospitalità in appartamento, sono previsti corsi di italiano e progetti di inserimento lavorativo. Alcuni rifugiati sono inseriti anche in tirocini per la cura del verde pubblico. E così, in 5 anni, la Valle è diventata un “fortino” della buona accoglienza al Nord. “La popolazione ha sempre accolto con favore le nostre iniziative, ma da un anno a questa parte il clima è cambiato – aggiunge - . All’inizio siamo riusciti a spiegare ai cittadini che con la buona accoglienza vinciamo tutti, ma oggi la comunicazione politica si è impossessata del tema, ed è molto più difficile. Credo sia questo il motivo per cui molti comuni si stanno tirando indietro sui bandi Sprar. Ma è un errore, bisogna contrastare la disinformazione, le semplificazioni eccessive, per far comprendere in maniera chiara cosa significa l’accoglienza – conclude -. La ricetta giusta sono i micro progetti sui quali i piccoli comuni devono puntare e non tirarsi indietro”. (ec)

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Tag: Rifugiati

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